Una faccia d’angelo ma anche un po’ da schiaffi. Ray Liotta è morto. Aveva 67 anni. Noto soprattutto per un ruolo clamoroso che lo rese celebre in tutto il mondo, Henry Hill, protagonista di Quei bravi ragazzi di Martin Scorsese (1990), Liotta è deceduto nel sonno mentre si trovava in una stanza d’albergo nella Repubblica Dominicana dove stava interpretando un film, Dangerous Waters. Ed è proprio quell’Henry Hill, gangster euforico e ghignante ma contemporaneamente fragile, in trio con i colleghi sanguinari Robert De Niro e Joe Pesci, a rendere paradigmatica una carriera variegata nei ruoli ma mai eccessiva nei risultati. Scorsese voleva girare un lungo trailer adrenalinico di tre ore modello mafia movie trovando ispirazione sia nel libro di Nicholas Pileggi che nel non proprio attore di primissimo piano Liotta. Eppure ecco il miracolo. Perché Henry, voce narrante e corpo che schizza in scena, vettore di piani sequenza fulminanti, trait d’union vulnerabile tra il sadismo dei colleghi mafiosi e una parvenza di normalità familiare, si innamora della vita criminale in quel di Brooklyn negli anni ’50. Henry/Liotta cresce, si trasforma, diventa uomo d’onore, assassino e trafficante di droga, pippa coca, cuoce il sugo, scappa alienato, sgrana gli occhioni azzurri, stampa un personaggio iconico che fa la storia del genere e del cinema, in quella che rimane la più grande intuizione di casting di Scorsese dopo De Niro.

Liotta era nato a Newark il 18 dicembre del 1954. Abbandonato in un orfanotrofio dai genitori, sei mesi dopo la nascita era stato adottato da una coppia che mescolava origini scozzesi da parte di madre e italiane da quella di padre. Aveva studiato recitazione all’università di Miami e poi si era esibito in diversi musical teatrali prima della laurea ottenuta nel ’78. Il primo ruolo ufficiale, dopo il trasferimento a New York, fu nella storica soap Another World dal 1978 al 1981. Trasferitosi a Los Angeles per tentare fortuna ad Hollywood, Liotta ottenne una piccola parte nel 1983 in The Lonely Lady, poi nel 1986 è al suo primo ruolo da co-protagonista in Qualcosa di travolgente, del mai troppo apprezzato Jonathan Demme, accanto a Melanie Griffith e Jeff Daniels. Molti lo ricorderanno in un’atmosfera vagamente sopra le righe (alla Fuori Orario di Scorsese), già mezzo delinquente, rapinatore, mentre mena e maneggia pistole per poi finire trafitto con un coltello dopo una colluttazione. Il film di Demme permette a Liotta di ottenere nientemeno che una nomination ai Golden Globes come attore non protagonista. Anche se è l’apparizione improvvisa ne L’uomo dei sogni (1989) nei panni del contestato giocatore di baseball Joe Jackson detto Shoeless a rendere Liotta ulteriormente popolare. Nonostante il film sia tutto di Kevin Costner, Liotta appare in mezzo a un campo di grano come proveniente davvero da un altro pianeta, viso pulito e ancora non marcato da imperfezioni come a breve lo sfrutterà Scorsese, divisa larga da giocatore di baseball anni dieci.

Il post Quei bravi ragazzi non è proprio liscio. Almeno in Italia lo ritroviamo poliziotto corrotto in Cop Land di James Mangold e poi in decine di ruoli secondari o di contorno in diversi polizieschi (tra tutti: Killing them softly, The iceman). Nel 2019 strappa una parte davvero potente interpretando il barone dell’avvocatura che difende Adam Driver nella separazione da Scarlett Johansson in Marriage Story di Noah Baumbach. In una recente intervista spiegò: “Se hai un film per cui la gente ti ricorda, è fantastico (Quei bravi ragazzi ndr). Se ne hai due, è ancor più fantastico”. Nell’intervista il secondo è L’uomo dei sogni, che Liotta ammise di non aver mai visto né al cinema né in tv.

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