L’ex presidente del Consiglio e storico segretario della Dc, Ciriaco De Mita, è morto questa mattina alle 7 nella casa di cura Villa dei Pini di Avellino. De Mita – che era ancora sindaco di Nusco, suo paese natale – era stato sottoposto a febbraio scorso a un intervento chirurgico per la frattura di un femore a seguito di una caduta in casa. Aveva 94 anni. I funerali si terranno venerdì 27 maggio, alle 18.30, nella chiesa di Sant’Amato a Nusco. Alla cerimonia funebre parteciperà anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella.

Fu capo di un governo sostenuto dal Pentapartito tra il 1988 e il 1989, esecutivo che cadde per effetto di una crisi decisa dal segretario del Psi Bettino Craxi, con il quale duellò in più di un’occasione in quegli anni. De Mita, che fu anche 4 volte ministro, guidò la Democrazia Cristiana dal 1982 al 1989 e fu deputato ininterrottamente dal 1963 al 2008 con l’unica eccezione dei due anni tra il 1994 e il 1996. Dopo lo scioglimento della Dc ha militato prima nel Ppi, poi nella Margherita e infine nell’Udc, dopo che il Pd – al quale inizialmente aveva aderito – non lo ricandidò. A De Mita vengono attribuiti la “scoperta” e l’impegno in politica dell’ex premier Romano Prodi e dello stesso Mattarella, entrambi esponenti della sinistra della Dc di cui De Mita era leader.

L’ultima battaglia attiva di De Mita conosciuta al grande pubblico fu per la campagna referendaria del 2016 per il voto sulle riforme costituzionali Renzi-Boschi. Tra i confronti televisivi di quelle settimane ci fu anche quello tra De Mita e Renzi. “E’ irrecuperabile – disse De Mita dell’allora premier, in diretta tv – Ha una tale consapevolezza che non vede limiti alla sua arroganza”. Una sua frase storica, ricordata anche in queste ore, sintetizzava il suo modo di vedere la politica, evidentemente molto lontano da quello dei giorni nostri: “Ricordati. Primo: non confondere la politica con il desiderio. Secondo: nei momenti di difficoltà ritirati dove sei più forte. Se è la tua regione, fai il leader regionale. Se è la tua città fai il sindaco. Se non sei forte da nessuna parte, torna da tua moglie. E aspetta”.

Tra i primi a ricordarlo il segretario del Pd Enrico Letta e il ministro della Cultura Dario Franceschini, entrambi provenienti dalle file del Ppi e della Margherita poi. “Un appassionato di politica – lo descrive il leader dei democratici su Twitter – Un grande leader che non si è mai tirato indietro nel compiere scelte difficili. E che ha investito come pochi altri sull’apertura della politica ai giovani in un tempo in cui avveniva esattamente l’opposto. Tanti, intensi ricordi”. “Ci ha lasciato un Grande della Repubblica – aggiunge il ministro – Una intelligenza unica, un leader carismatico, un maestro di politica per intere generazioni, giovane fino all’ultimo giorno. Oggi un enorme dolore per tutti noi che gli abbiamo voluto bene”. Renzi su Twitter lo ricorda così: “Ciriaco De Mita è stato un pezzo di storia di questo Paese. Era il mito di mio padre e della sinistra Dc. Io invece ci ho discusso e litigato molto. Oggi rendo omaggio alla sua vita e alla sua morte con molto rispetto. Condoglianze alla famiglia”.

Paolo Cirino Pomicino, altro storico ministro democristiano, alla tv campana Canale 21, sottolinea che “nella sua idea di politica un conto erano le divisioni tra i partiti su alcune questioni, anche importanti, ma un’altra era la ricerca di tutte le intese possibili per perseguire una battaglia politica – racconta Pomicino – In questo senso, pur avendo un carattere spigoloso, possedeva una dimensione tale da diventare il segretario più longevo nella storia della Dd. Come leader ha gestito la perdita di sei punti alle elezioni del 1983, costruì l’alleanza che dopo la solidarietà nazionale diventò l’asse portante del governo del Paese. In questo, pur avendo il triplo dei voti, ebbe la capacità tutta politica di intuire che andava rafforzata l’alleanza di centro sinistra, offrendo a Bettino Craxi la presidenza del consiglio. In quell’occasione nacque l’alternanza tra Dc e Psi alla guida del governo e, nonostante i loro rapporti non fossero dei migliori, questo non ha mai intaccato la politica di quell’alleanza”. Secondo Pomicino “la prova più evidente fu nell’84 sulla scala mobile: per raffreddare l’inflazione il governo la modificò, ci fu uno scontro duro con il Pci ma De Mita non esitò minimamente a spostare il partito sul governo, tanto che si andò al referendum e si vinse tra i lavoratori e nella società civile”.

L’ex presidente della Camera ed ex leader dell’Udc – e anche lui storico esponente della Dc – Pierferdinando Casini definisce De Mita “uno degli ultimi grandi democristiani”. “E’ stato a lungo al governo del Paese – sottolinea Casini – ma in realtà ha concentrato le sue energie alla guida della Dc e nel tentativo di rinnovarla, in anni molto difficili per la Repubblica. In lui la passione per la politica e l’amore per la sua terra non sono mai venuti meno: si è sempre definito, solo e semplicemente, un democratico cristiano, anche dopo la morte della Democrazia cristiana”.

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