Non solo la difesa dell’altro leader, già protetto nel week end quando dentro Forza Italia si sono agitate le acque, ma anche il carico da novanta nella finora sonnecchiante campagna per il Sì ai referendum sulla giustizia. La richiesta di condanna a 6 anni di carcere per Silvio Berlusconi, accusato di corruzione in atti giudiziari nel processo Ruby Ter, da un lato ricompatta i capi dei partiti del centrodestra e dall’altro viene agitata come un manifesto da Matteo Salvini per spingere i quesiti referendari. Un connubio che appare strumentale, visto che si voterà su aspetti della giustizia che nulla hanno a che vedere con la vicenda che riguarda l’ex presidente del Consiglio, sotto processo con l’ipotesi di aver pagato le donne che partecipavano alle serate del “bunga bunga” per mentire in aula.

“Altro processo, altra richiesta di condanna per Berlusconi per il ‘caso Ruby’. Ma basta, non se ne può più! 12 giugno, con i Sì ai Referendum la Giustizia cambia”, ha scritto Salvini sui suoi canali social. Se è facilmente comprensibile per quale motivo parteggi ‘umanamente’ con l’alleato, resta il mistero dell’associazione con le 5 domande sulle quali dovrà esprimersi chi deciderà di recarsi alle urne. Per mesi il leader della Lega si è “auto-imbavagliato” con pochissimi interventi sul tema, quindi la Lega ha parlato di “censure”. Ora sfrutta i guai giudiziari di Berlusconi per rilanciare il tema. Qualcosa avrebbe semmai potuto avere in comune, magari in caso di un’eventuale assoluzione, il quesito proposto, quello sulla responsabilità diretta dei magistrati, ma sul quale non si voterà perché dichiarato inammissibile dalla Corte Costituzionale.

Nessuna attinenza diretta sembrano avere infatti né l’abolizione di una parte della legge Severino – già applicata per Berlusconi, condannato in via definitiva – men che meno quello che vorrebbe impedire di applicare le misure cautelari per il rischio di reiterazione dei reati visto che si è in fase dibattimentale, o ancora l’abolizione delle 50 firme per candidarsi al Csm, separazione delle carriere e il voto degli avvocati per la valutazione dei magistrati all’interno dei Consigli giudiziari. Eppure per Salvini “con i Sì ai Referendum la Giustizia cambia”, insiste sui social. Al fianco di Berlusconi si è schierata anche Giorgia Meloni definendo il leader di Forza Italia una “vittima” di “accanimento giudiziario senza precedenti”. La leader di Fratelli d’Italia si dice “convinta” che “anche questa volta saprà dimostrare la sua estraneità ai fatti contestati”.

Così dopo mesi di tensioni, lunghi silenzi e attacchi diretti, attorno ai guai giudiziari dell’ex presidente del Consiglio. Appena un mese fa, dopo il grande gelo seguito al Mattarella bis, Meloni aveva tuonato contro gli alleati chiedendosi se l’obiettivo della prossima tornata elettorale fosse battere il suo partito o il centrosinistra. E nuove vette di tensione si sono toccate solo pochi giorni fa, con il leader della Lega entrato a gamba tesa sulle “colombe” di Forza Italia, in particolare Mariastella Gelmini, ‘colpevole’ di aver chiesto parole chiare a Berlusconi sul conflitto in Ucraina. A detta della ministra, la posizione del fondatore di Forza Italia sul conflitto è molto vicina a quella della Lega e sta suscitando diversi malumori all’interno del partito. Quindi l’intervento di Salvini, in un primo passo di riavvicinamento a Berlusconi: “Prima di criticarlo conti fino a cinque”, aveva detto l’ex ministro dell’Interno scatenando la controreazione. Adesso il riavvicinamento, su un tema sempre caro a tutto il centrodestra, quello della giustizia. E pure un po’ in chiave referendaria.

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