La chirurgia è il sesso del futuro. Ed ormai è un hashtag (#surgeryisthefutureofsex) che impazza sulla Croisette. Perché Crimes of the Future di David Cronenberg è già un cult. Il più atteso dei film concorrenti al 75° Festival di Cannes è riuscito nell’intesa di sopraelevarsi alla media finora offerta, collocandosi in un territorio a sé, estraneo all’idea di concorso festivaliero (concetto ormai obsoleto..) per illuminare il senso del cinema viscerale post-moderno. “Meditazione sull’evoluzione umana” a detta dello stesso cineasta canadese, il suo 21° lungometraggio riprende volontariamente il titolo del suo primo film datato 1970, e ne compie un preciso sviluppo in progressione al netto delle mutazioni avvenute nel cinquantennio intercorso tra i due film. “Crimes of the Future vuole dunque proporsi come un’evoluzione di quanto ho già realizzato. Chi conosce il mio cinema – ha sottolineato il regista 79enne – troverà dei riferimenti chiave ad altri momenti della mia filmografia come sorta di opera in progress sulla mia ricerca di comprensione della connessione tra tecnologia e il corpo umano”. E la chiarezza delle sue dichiarazioni si sposano perfettamente con la visione del film, summa radicale delle sue indagini cinematografiche e tematiche, con la performing art a guidare narrativamente tale connessioni, e forse unica àncora di salvataggio dell’organico nei confronti del controllo sempre più potente operato dalle tecnologie che, per quanto “esse stesse estensione del corpo umano” si sono intossicate di meccaniche disumanizzanti ed inorganiche atte a trascinare la materia corporea alla distruzione.

Dunque un’opera totalizzante, radicale, definitiva (forse l’ultimo film del grande maestro di Toronto, anche se pare un ulteriore sia stato annunciato..), visceralmente politica ed essenzialmente provocatoria, nel suo tentativo di tenere ancorati tempo, spazio, relazioni, identità nella resistenza biologica. Di ambientazione distopica sul territorio greco con una scelta ai nostri occhi non causale essendo la Grecia (che ha co-prodotto il film) la culla genitrice della cultura occidentale, sopravvivono Saul e Caprice sono due body-art perfomer che utilizzano le naturali mutazioni organiche del corpo come esibizioni installative accanto ad interventi chirurgici messi in scena come performance. Agiscono in un consesso umano di loro simili che però tendono a deturpare la materia artistica organica con sostanze intossicanti, plastiche mortifere. Il dibattito è acceso tra archivisti di organi, tatutatori di viscere, produttori alimentari, saccheggiatori di anime. Saul e Caprice rappresentano dunque due sopravvissuti che resistono alle mutazioni criminali contro la purezza biologica. Perché di questo, alla fine si parla, e i “crimini del futuro altro non sono che quelli commessi dal corpo umano contro se stesso”.

Seppur ispirato da opere letterarie, artistiche e cinematografiche esperite da Cronenberg, Crimes of the Future ha una sua genesi profondamente originale nel sancire la fine di un paradigma, la morte per auto-estinzione del genere umano e del suo ambiente. Visivamente e acusticamente poderoso, il film vede protagonisti il sodale Viggo Mortensen e le giovani star Léa Seydoux e Kristen Stewart insieme a un corpus di interpreti a servizio di una visione magistrale e disturbante, in altre parole “puramente cronenberghiana”.

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