110.000 mq di superficie complessiva – 10mila in più rispetto ad ottobre 2021; 893 editori presenti; quasi 2mila eventi tra Salone “main” e Off. Aggiungi ancora posto a tavola che c’è un libro in più, potrebbe essere lo slogan del Salone del Libro 2022 di Torino. Il primo con Covid “endemico”, senza GreenPass ma con mascherina Ffp2, probabilmente con 33 gradi all’ombra (record di maggio torinese pre Covid e in pieno cambiamento climatico) tra sabato 21 domenica 22 maggio. Ad inaugurare la kermesse c’era il ministro della Cultura Franceschini, quello che le librerie le volle aperte, modello beni di prima necessità, appena sfumato il primo lockdown; e quello dell’Istruzione, Bianchi, che tempo addietro sembrava più propenso a spingere gli studenti delle medie a vedere come funzionano le aziende che a leggere Il buio oltre la siepe. Certo si sa, non si può avere tutto dai ministri della repubblica, ma da qualche romanzo sì. E allora all’insegna del vero slogan che accompagna il Salone, il lynchiano Cuori selvaggi, ecco profilarsi l’abbuffata e l’accaparramento non ancora compiuta durante l’inverno, sulla doppia, anzi quadrupla corsia d’accesso al non luogo torinese del Lingotto.

Così, se nel frattempo il direttore del SalTo (sì, l’acronimo che diventa parola di senso compiuto e pure dinamica, sì), Nicola LaGioia si affretta a postare su Facebook foto sfocate e in controluce come quelle di zia Maria intenta a smanettare l’ultimo modello di iPhone regalatole da zia Concetta, ecco un’apertura parecchio regale e molto animale. Grazie all’editore Neri Pozza, lo scrittore israeliano Amitav Gosh terrà una lezione magistrale intitolata I Non-umani possono parlare?. È scritto nelle note ufficiali: “Proviamo per un istante a immaginare che molti esseri viventi siano in grado, se non di parlare, di comunicare in modo complesso alcuni aspetti del loro essere. E poi teniamo conto, come fanno molti biologi, che le specie non evolvono in modo autonomo ma in stretta intimità con altri organismi. Sono i punti di partenza per un rovesciamento di prospettiva, forse il tipo di cambiamento – esistenziale, narrativo, filosofico, spirituale – di cui l’homo sapiens ha bisogno nel XXI secolo”. Manca il cambiamento ideologico, ma fa niente. Arriverà anche quello, quando meno ce lo aspetteremo. Si sa, gli scossoni di senso, tra “resilienze” più o meno vaporose, non vanno più di moda nemmeno tra chi potrebbe permetterselo. Scrivendo.

Rimettiamo il mandato di esploratori del Salone di fronte a incontri tipo “Social-attivismo, L’impegno di scrittore e intellettuali in rete”, ma riacquisiamo facoltà dell’intelletto con Paolo Cognetti che omaggerà Antonia Pozzi e Mario Rigoni Stern o la tavola rotonda Informazione in tempo di guerra dove risbucherà il reprobo corrispondente Rai da Mosca, Marc Innaro. Un Salone che osa perché butta dentro Luciano Canfora, Massimo Cacciari e Alessandro Barbero, bannati ed espulsi dal girone infernale del GreenPass lontano dagli atenei o che recupera vecchie conoscenze come Ruth Ozeki e nuove eroine della sessualità come June Plà. Per poi viaggiare su tutte le latitudini, tra decine e decine, centinaia di ospiti e incontri ci sono anche: Alberto Angela, Luciana Littizzetto, Maurizio De Giovanni, Daria Bignardi, Annie Ernaux, Pablo Trincia. Basta pescare qui e trovate di tutto. Se poi volete davvero sapere ogni dettaglio del mercato editoriale italiano c’è già l’analisi delle vendite dei primi quattro mesi del 2022 assieme, tra gli altri ai guru dei casi editoriali degli ultimi anni: Sandro Ferri, Giuseppe Laterza, Stefano Mauri, Antonio Sellerio.

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