“Ci sarà la ripresa di un investimento che era purtroppo stato messo in naftalina sette anni fa da parte dei governi precedenti per la rigassificazione a Porto Empedocle. Un terminale di rigassificazione che ha tutti i permessi”. Le parole pronunciate da Francesco Starace, ad di Enel, all’evento Il ruolo del Mezzogiorno per la sicurezza energetica italiana ed europea, hanno riaperto il dibattito su un’opera controversa: il terminale di rigassificazione di gas naturale liquefatto all’interno dell’area del porto. Un investimento da 1 miliardo necessario “per attrezzare la Sicilia a ricevere navi gasiere e dare flessibilità di fornitura di gas”, obiettivo cruciale visto che tutta Europa sta lentamente tentando di emanciparsi dalle esportazioni russe. Ma, come in passato, le contrarietà non mancano. Secondo il Soprintendente per i Beni culturali e ambientali di Agrigento, Michele Benfari, “non è possibile concedere alcuna autorizzazione paesaggistica” all’impianto, perché il progetto è al margine della zona cuscinetto dell’area archeologica.

Presentato nell’agosto 2004 alla Regione Siciliana da Enel, attraverso la controllata Nuove Energie, il progetto aveva ottenuto la valutazione di impatto ambientale con prescrizioni a settembre 2008 e l’autorizzazione ad ottobre 2009. Anche se solo a luglio 2011, con la sentenza del Consiglio di Stato, dopo il pronunciamento sfavorevole del Tar del Lazio a dicembre 2010, la questione si era risolta. Parzialmente, considerando che il cantiere una volta avviato era stato sequestrato a settembre 2013 dalla Dda di Palermo per presunte infiltrazioni mafiose. Accuse venute a cadere nel 2016. Nel progetto approvato il terminal aveva una capacità di 8 miliardi di metri cubi all’anno, con – unico in Europa – due serbatoi interrati da 160.000 m3. I lavori per la costruzione sarebbero durati 54 mesi impiegando fino a 900 persone. In esercizio, invece, il rigassificatore avrebbe offerto lavoro a 120 persone, 200 con l’indotto. Non era tutto: erano previste opere “compensative” per circa 50 milioni, dedicate allo sviluppo della zona.

Benfari, in una nota inviata al Ministero della Cultura, sottolinea però che “la precedente autorizzazione del 2006 risulta scaduta e non vi è in giacenza una nuova richiesta di pareri”. Inoltre “non è possibile concedere alcuna autorizzazione paesaggistica”. Per rendersene conto non è necessario conoscere quei luoghi. Oppure aver visto in tv Il commissario Montalbano, che Andrea Camilleri ha fatto vivere in quest’angolo di Sicilia. E’ sufficiente prendere una carta geografica verificando la distanza che esiste tra il rigassificatore e, prima di tutto, i limiti della Valle dei Templi. Ma anche altri luoghi della cultura. “La presenza dell’impianto al margine della “buffer zone” del sito Unesco nell’immediatezza delle sue propaggini sud occidentali – scrive Benfari – rappresenterebbe un ostacolo e un danno concreto alla valorizzazione attraverso la limitazione della fruizione delle emergenze archeologiche, storico artistiche, naturalistiche, paesaggistiche, che si sviluppano in continuità territoriale con l’area archeologica di Agrigento, già a partire dalla falesie di argille azzurre, nella contrada del Caos, tutelata con la casa natale di Luigi Pirandello”. Senza contare che il rigassificatore verrebbe a trovarsi “in diretto contatto visivo con la cinquecentesca Torre costiera di Carlo V e il molo del porto costruito nel 700 con blocchi di tufo del tempio di Zeus”.

La zona sarebbe inoltre sottoposta alla normativa Seveso, e questo avrebbe un riverbero negativo inevitabile sulla vocazione turistica di Porto Empedocle e di Agrigento. Verrebbe infatti interdetto lo specchio acqueo alla navigazione per permettere alle navi gasiere di approvvigionare il rigassificatore. Il Soprintendente si è rivolto direttamente all’Unesco chiedendo di “esaminare la situazione ed eventualmente informare il Comitato del patrimonio mondiale in modo che esprima un’autorevole opinione sull’opportunità di collocare un impianto di rigassificazione vicino al sito”.

La politica si divide. Contrario il sindaco di centrodestra di Agrigento Francesco Miccichè. Favorevoli il sindaco di Porto Empedocle ma anche deputato regionale dell’Udc, Lillo Firetto, e il presidente della Regione, ma anche capogruppo della Destra, Nello Musumeci. E’ stato bocciato dall’aula col parere negativo del governo e col voto contrario del Pd un ordine del giorno presentato dal grillino Giovanni Di Caro che puntava a impegnare il governo regionale “a intraprendere iniziative nei confronti del governo nazionale” per stoppare il progetto. Per i sindacati ad Agrigento nessun dubbio: il segretario della Uil, Gero Acquisto, così come quello della Uiltec, Giovanni Manganella e quello della Cgil, Alfonso Buscemi, sono concordi nel ritenere fondamentale l’opera.

La schiera dei contrari, oltre al direttore del Parco Archeologico e Paesaggistico della Valle dei Templi, Roberto Sciarratta, conta diverse associazioni ambientaliste. Come Legambiente e Italia Nostra. Ma anche come Mareamico di Agrigento secondo la quale “intorno questa vicenda sono nate tante fake news” su “fantomatici posti di lavoro” e “anacronistiche prospettive industriali” ma “le uniche certezze sono rappresentate dal fatto che il progetto prevede un impianto di rigassificazione da costruire a terra, a circuito aperto. Significa che l’impianto restituirebbe in mare 600.000 metri cubi al giorno di acque trattate con cloro che rilascerebbero in mare sostanze tossiche e mutagene. Tutto questo avrebbe conseguenze inevitabili: l’impoverimento del mare ed anche la formazione di fastidiose schiume che sconsiglierebbero la balneazione”.

Analoga posizione ha assunto il Comitato NO al Rigassificatore di Agrigento, nato nel 2009 per contrastare un progetto che a causa dell’attività di scarico delle navi gasiere, avrebbe anche il demerito di bloccare l’attività delle due navi e dell’aliscafo che giornalmente collegano la Sicilia con Lampedusa e Linosa. Senza contare che si troverebbe a pochi metri dal centro urbano di Porto Empedocle.

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