Le aperture di Papa Francesco verso le persone omosessuali sono state tante in nove anni di pontificato. Parole altamente significative che hanno contribuito a ribaltare sia la prospettiva rigida di condanna da parte delle gerarchie, sia quella delle persone gay e delle loro famiglie che spesso si sono sentite discriminate dalla Chiesa. Quella al confratello gesuita padre James Martin, da sempre in prima linea nella tutela dei diritti delle persone omosessuali, è, infatti, soltanto l’ultima delle aperture di Bergoglio. Ai cattolici Lgbt il pontefice ha chiesto di non intendere il rifiuto da parte di alcune persone nella Chiesa come se fosse di tutta l’istituzione: “Vorrei che lo riconoscessero non come ‘il rifiuto della Chiesa’, ma piuttosto di ‘persone nella Chiesa’”. Ripercorrendo la parabola degli invitati alla festa citata nei vangeli di Matteo e Luca (“I giusti, i peccatori, i ricchi e i poveri, ecc…”), Bergoglio ha spiegato: “Una Chiesa ‘selettiva’, di ‘sangue puro’, non è la Santa Madre Chiesa, ma piuttosto una setta”.

“Io preferisco – aveva spiegato in precedenza Francesco – che le persone omosessuali vengano a confessarsi, che restino vicine al Signore, che si possa pregare insieme. Puoi consigliare loro la preghiera, la buona volontà, indicare la strada, accompagnarle”. Ritornando anche alle parole pronunciate sul volo di ritorno da Rio de Janeiro dopo il suo primo viaggio internazionale: “Avevo detto in quella occasione: se una persona è gay, cerca il Signore e ha buona volontà, chi sono io per giudicarla? Avevo parafrasato a memoria il Catechismo della Chiesa cattolica, dove si spiega che queste persone vanno trattate con delicatezza e non si devono emarginare. Innanzitutto mi piace che si parli di persone omosessuali: prima c’è la persona, nella sua interezza e dignità. E la persona non è definita soltanto dalla sua tendenza sessuale: non dimentichiamoci che siamo tutti creature amate da Dio, destinatarie del suo infinito amore”.

In passato Bergoglio ha anche ribadito che “le persone omosessuali hanno il diritto di essere in una famiglia. Sono figli di Dio e hanno diritto a una famiglia. Nessuno dovrebbe essere estromesso o reso infelice per questo. Ciò che dobbiamo creare è una legge sulle unioni civili. In questo modo sono coperti legalmente. Mi sono battuto per questo”, aveva spiegato in un documentario realizzato dal regista russo Evgeny Afineevsky. Parole significative anche quelle rivolte a Juan Carlos Cruz, vittima cilena della pedofilia di padre Fernando Karadima, nominato da Bergoglio nella Pontificia Commissione per la tutela dei minori. “Quando ho incontrato Papa Francesco – ha affermato Cruz – mi ha detto quanto fosse dispiaciuto per quello che era successo: ‘Juan, è Dio che ti ha fatto gay e comunque ti ama. Dio ti ama e anche il Papa poi ti ama’”. Espressioni analoghe a quelle che Francesco ha sempre rivolto ai genitori di persone omosessuali: “Il Papa ama i vostri figli così come sono, perché sono figli di Dio. La Chiesa non li esclude perché li ama profondamente”.

Nella sua esortazione apostolica, Christus vivit, Bergoglio ha scritto che “i giovani riconoscono che il corpo e la sessualità sono essenziali per la loro vita e per la crescita della loro identità. Tuttavia, in un mondo che enfatizza esclusivamente la sessualità, è difficile mantenere una buona relazione col proprio corpo e vivere serenamente le relazioni affettive. Per questa e per altre ragioni, la morale sessuale è spesso causa di incomprensione e di allontanamento dalla Chiesa, in quanto è percepita come uno spazio di giudizio e di condanna. Nello stesso tempo, i giovani esprimono un esplicito desiderio di confronto sulle questioni relative alla differenza tra identità maschile e femminile, alla reciprocità tra uomini e donne, all’omosessualità”. Una posizione che, anche se lascia immutata la dottrina della Chiesa su questo tema, contribuisce, insieme ai tanti interventi eloquenti del Papa, a un diverso atteggiamento pastorale, di accoglienza e non di rifiuto.

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