L’ipotesi del probabile suicidio di Liliana Resinovich che sembra farsi sempre più strada all’interno della Procura non convince l’opinione pubblica e non ha mai convinto alcuni familiari e amici della pensionata triestina, che hanno sempre sospettato che qualcuno le abbia tolto la vita e abbia inizialmente occultato il cadavere in un luogo diverso dal boschetto in cui è stata ritrovata lo scorso 5 gennaio. In particolare, Claudio Sterpin, l’ex maratoneta 82enne con il quale Lilly intratteneva una relazione sentimentale da qualche tempo, parla di una donna solare e piena di progetti, primo fra tutti quello di cambiare vita e di lasciare il marito, Sebastiano Visintin, per andare a vivere proprio insieme a lui.

Sebbene in questa vicenda non vi siano indagati, il fratello, la cugina e due vicini di casa di Lilly non hanno mai nascosto i propri sospetti su Visintin che, secondo alcune ipotesi e ricostruzioni, potrebbe essere coinvolto nella morte della 63enne sia per motivi passionali che per motivi economici, come descritto in precedenza proprio in questo blog. Visintin ha sempre negato di essere a conoscenza della relazione fra sua moglie e Sterpin, mentre Sterpin ritiene che la causa di un probabile omicidio o di una violenta lite che avrebbe potuto causare lo scompenso cardiaco certificato come causa della morte della vittima ci sia proprio la comunicazione da parte di Lilly al marito dell’intenzione di lasciare il tetto coniugale. Gabriella e Salvo, i vicini che in passato hanno lavorato nelle forze dell’ordine, intervistati dai microfoni di “Chi l’ha visto?” hanno più volte manifestato i propri dubbi sul comportamento di Visintin che, a detta loro, si sarebbe recato in Questura per denunciare il fatto che sua moglie non avesse più fatto rientro a casa solo dietro loro insistente richiesta, e hanno sempre affermato che la borsa di Lilly contenente tutti i suoi effetti personali, fatta ritrovare agli inquirenti dal marito in bella vista all’interno di un armadio nei giorni seguenti alla sua scomparsa, in realtà non si trovasse in quell’armadio nelle ore immediatamente successive al presunto allontanamento di Lilly la mattina dello scorso 14 dicembre.

Gabriella ha recentemente raccontato di aver ricevuto una strana telefonata il 30 dicembre scorso verso le 21 da Visintin che le chiedeva se lei e il marito avessero un cavo o una corda da prestargli, perché quella sera stessa avrebbe dovuto recarsi nei pressi di Gorizia ad aiutare il figlio che era rimasto incastrato con l’auto in un fosso. Pare che Visintin abbia fatto la stessa telefonata ad un altro suo conoscente che abitava molto distante da Trieste, ma perché? I parenti e gli amici di Lilly sospettano che Visintin volesse costituirsi un alibi la sera del 30 dicembre, perché in quella data il corpo di Lilly potrebbe essere stato spostato nel boschetto da un altro luogo. Come evidenziato dalla trasmissione “Mattino 5”, vicino alla zona del ritrovamento del cadavere della Resinovich c’è una chiesetta sconsacrata nella quale le condizioni climatiche di luogo freddo ma asciutto sarebbero assolutamente compatibili con la conservazione di un corpo che, è bene ricordarlo, è stato ritrovato o fatto ritrovare a tre settimane di distanza dalla scomparsa, avvolto in due sacchi neri dell’immondizia e con la testa chiusa in due sacchetti di nylon, senza segni di aggressione di animali e agenti atmosferici.

Sempre nel corso di “Mattino 5”, è stata resa nota la testimonianza di una signora che, essendo solita passeggiare nei pressi del boschetto dell’ex Ospedale Psichiatrico di Trieste con il proprio cane, la mattina del 31 dicembre avrebbe notato un comportamento anomalo dell’animale che tirava il guinzaglio della padrona in direzione del luogo in cui il 5 gennaio fu poi ritrovato il cadavere di Lilly, un gesto che il cane non aveva mai compiuto nei giorni compresi fra il 14 e il 31 dicembre. E’ probabile che l’animale avesse fiutato l’odore proveniente dai resti della povera Lilly?

Sono tutte domande che almeno per il momento non trovano risposta ma che potranno forse essere chiarite da ulteriori indagini che la Procura ha affidato ai periti incaricati di vagliare i dispositivi elettronici in uso a Lilly, come i due telefonini e il tablet per avere un quadro più chiaro di tutte le sue frequentazioni e di eventuali chat o ricerche in rete magari cancellate. Una cosa è certa, il fratello e la cugina di Liliana si augurano che la Procura non decida di archiviare la scomparsa della donna come suicidio; nel caso ciò avvenga, promettono che faranno opposizione e andranno avanti nella loro battaglia per la ricerca della verità su chi, secondo loro, ha provocato la sua morte e non deve pensare di farla franca.

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