Il tema dei bassi salari e della necessità di aumenti che consentano ai lavoratori di non perdere potere d’acquisto causa inflazione accende lo scontro tra il ministro del Lavoro Andrea Orlando e Confindustria. Mercoledì Il Sole 24 Ore ha titolato in prima pagina “Le imprese: no al ricatto del ministro“, dove il “ricatto” si riferisce alla proposta fatta sabato dall’esponente dem durante il congresso di Articolo 1: subordinare gli aiuti alle imprese per i rincari energetici e delle materie prime al rinnovo e adeguamento dei contratti. Perché “senza aumento dei salari dei lavoratori ci sarà una crisi sociale e se non c’è ripresa della capacità di acquisto ci sarà una drammatica caduta della domanda interna”.

Per Viale dell’Astronomia, al solito, aiuti e ristori alle imprese sono dovuti o non possono essere subordinati ad alcuna condizione. Quel tipo di Sussidistan” è dovuto e non va messo in discussione, a differenza del reddito di cittadinanza e degli altri aiuti a chi è in difficoltà. Ad appesantire le buste paga ci deve pensare lo Stato tagliando il cuneo fiscale. Dunque il giornale edito dalla confederazione spara ad alzo zero. Il presidente Carlo Bonomi rincara: “Il Patto per l’Italia non si costruisce con un ricatto. Proposte del genere mostrano, per l’ennesima volta, il sentimento anti industriali che pervade l’Italia”. Il ministro replica che “Il Sole 24 Ore vuole lesinare sui salari e non sui titoli, mi da l’idea di una inconsapevolezza in termini economici e sociali”. E incassa il supporto del segretario del Pd Enrico Letta, che definisce inaccettabile” il titolo del quotidiano ma subito dopo sostiene la proposta di Confindustria: “Il problema si risolve con il taglio del cuneo fiscale”.

Per Letta “oggi è evidente che esiste una questione sociale. I salari italiani sono i più bassi e sono quelli che sono cresciuti meno. A questa debolezza strutturale si aggiunge la precarietà, che mette soprattutto i giovani in difficoltà. I salari sono troppo bassi e ingiusti e l’inflazione, che sta toccando livelli rossi, sta mordendo una parte molto significativa della nostra popolazione”. Quindi che fare? “La riduzione delle tasse sulle attività finanziarie non può gravare sul lavoro, per questo noi chiediamo al governo di intervenire strutturalmente. Sicuramente qualcosa è stato fatto ma bisogna intervenire in un’ottica di lungo periodo. In che modo? Bisogna ridurre i contributi, defiscalizzare per aumentare i salari e per ridurre il cuneo fiscale”, cioè appunto la richiesta di Bonomi, “e bisogna evitare quei contratti pirata che sono una delle cause dell’insicurezza che grava sul mercato del lavoro”.

Se la rottura è tra governo e Confindustria, va detto che anche la distanza tra Letta e Orlando è piuttosto netta. Perché mentre il segretario dem invoca una “alleanza con cui imprese e lavoratori possono ottenere un vantaggio a scapito di un vecchio sistema basato su un eccesso di tasse sul lavoro”, per Orlando “ora bisogna suonare tutti i tasti del pianoforte, tutti gli strumenti a disposizione. Compresa una riflessione sulla contrattazione” e sul salario minimo: “Non deve mettere da parte il ruolo del sindacato. C’è però la consapevolezza che il sindacato non arriva ovunque e può essere proprio il salario minimo un impulso per la contrattazione. L’idea di sperimentare e dare tempo al sindacato di adeguarsi allo strumento nuovo per fare in modo che il salario minimo integri la contrattazione mi sembra la strada principale da seguire. Noi la questione la dobbiamo affrontare, se non fosse altro per la drammaticità dei numeri della questione inflattiva, dobbiamo affrontarla per una direttiva che ci arriverà dall’Unione Europea”.

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