Sette processi, tre inchieste, due pronunciamenti della Cassazione. La storia umana di Stefano Cucchi, geometra romano arrestato per droga e morto una settimana dopo all’ospedale Pertini di Roma nell’ottobre del 2009, è anche una storia di cronaca giudiziaria molto complessa. Un calvario umano quello di Stefano, durato una settimana, a cui si aggiungerà quello giudiziario che la sorella Ilaria e la famiglia affronteranno prima nel silenzio di tutti e poi con la solidarietà anche istituzionale.

Il 15 ottobre 2009 l’uomo viene fermato dai carabinieri al Parco degli Acquedotti a Roma perché trovato in possesso alcuni grammi di droga. Viene portato nelle celle di sicurezza di una caserma dei carabinieri. Il giorno dopo appare all’udienza di convalida del fermo con ematomi e difficoltà a camminare. Parla a stento: una registrazione diffusa successivamente testimonierà dello stato di Cucchi all’udienza. L’arresto è convalidato e Cucchi viene portato a Regina Coeli. Il 22 ottobre 2009 Cucchi, dopo una settimana di detenzione, muore nel reparto protetto dell’ospedale Sandro Pertini. Inizia la battaglia giudiziaria della famiglia che una settimana dopo diffonde alcune foto choc del cadavere in obitorio che mostrano ematomi e segni sospetti.

Il 25 gennaio 2011 vanno a processo sei medici e tre infermieri del Sandro Pertini e tre guardie carcerarie. Il 5 giugno 2013 vengono condannati quattro medici del Pertini. Assolti gli infermieri e le guardie carcerarie, nelle motivazioni si leggeva che Cucchi era morto “per malnutrizione”. Il 31 ottobre 2014: in appello tutti i medici vengono assolti. A gennaio 2015: viene aperta l’inchiesta bis dopo che la Corte d’appello trasmette gli atti in procura per nuove indagini. Nel settembre 2015: i carabinieri entrano per la prima volta nell’inchiesta: 5 vengono indagati. Nel dicembre 2015 la Cassazione annulla con rinvio l’assoluzione dei cinque medici del Pertini che vengono nuovamente assolti nel 2016. La Procura ricorre in Cassazione che dispone un nuovo processo d’Appello. Nel gennaio 2017 la Procura di Roma chiude l’inchiesta bis per omicidio preterintenzionale.

Nel luglio 2017 vengono rinviati a giudizio: Alessio Di Bernardo, Raffaele D’Alessandro e Francesco Tedesco, accusati di omicidio preterintenzionale e di abuso di autorità. Tedesco è accusato anche di falso e calunnia insieme con il maresciallo Roberto Mandolini, mentre della sola calunnia risponde il militare Vincenzo Nicolardi. L’11 ottobre 2018: il pm Giovanni Musarò rivela che l’imputato Francesco Tedesco per la prima volta parla di un pestaggio subito da Cucchi da parte dei colleghi Di Berardo e D’Alessandro. Le indagini sul pestaggio erano state riaperte grazie alle parole di un altro carabiniere, Riccardo Casamassima.

Nel corso del processo emergono anche presunti depistaggi con la sparizione o l’alterazione di documenti di servizio. Si apre l’inchiesta. Il 16 luglio 2019 nell’ambito dell’inchiesta sui depistaggi vengono rinviati a giudizio il generale Alessandro Casarsa e altri 7 carabinieri tra cui Lorenzo Sabatino, all’epoca dei fatti comandante del reparto operativo di Roma. Il processo inizierà a novembre. Il 3 ottobre 2019: il pm chiede la condanna a 18 anni per i due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro accusati del pestaggio che viene, per la prima volta, associato alla morte di Cucchi. Il 14 novembre 2019 nel secondo processo d’appello ai medici che ebbero in cura Cucchi uno viene assolto e per quattro arriva al prescrizione. Nello stesso giorno nel processo per il pestaggio i due cc Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro vengono condannati a 12 anni per omicidio. Nelle motivazioni giudici parlano di una azione “ingiustificabile e violenta”.

Il 7 maggio 2021 condannati a 13 anni per omicidio preterintenzionale i due carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro accusati di avere picchiato Stefano Cucchi. Il carabiniere Roberto Mandolini ha avuto un lieve sconto di pena passando da 4 anni e mezzo a 4 anni mentre Francesco Tedesco ha visto confermata la condanna a due anni e sei mesi. Per loro l’accusa è di falso. Il 23 dicembre 2021: la Procura di Roma ha chiesto la condanna degli otto carabinieri imputati nel processo sui presunti depistaggi messi in atto dopo la morte di Stefano Cucchi. Il pm ha sollecitato 7 anni per il generale Alessandro Casarsa, mentre 5 anni e mezzo sono stati sollecitati per Francesco Cavallo. Cinque anni per Luciano Soligo e per Luca De Cianni, quattro anni per Tiziano Testarmata, invece, per Francesco Di Sano tre anni e tre mesi. Tre anni di carcere per Lorenzo Sabatino e, infine, un anno e un mese per Massimiliano Colombo Labriola. La sentenza è prevista il 7 aprile.

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