Migliaia di persone sono scese in piazza a Roma per manifestare contro la guerra in Ucraina e l’invasione russa, lanciando un appello per la pace, nel corso del corteo lanciato da Rete per la pace e il Disarmo. Un lungo serpentone con le bandiere arcobaleno, con circa “50mila persone” secondo gli organizzatori. In piazza San Giovanni, dove era allestito il palco, sono intervenute associazioni e ong, da Amnesty a Emergency, ma anche il segretario generale Cgil, Maurizio Landini: tutti uniti dietro lo slogan “Cessate la guerra, Europe for peace’, motto della mobilitazione

“Inviare armi, come deciso dall’Unione europea e come fatto dall’Italia, è una scelta sbagliata”, ha ribadito Francesco Vignarca, coordinatore di Rete per la pace e il disarmo. “Lo abbiamo già visto in Iraq, Afghanistan, Libia: inviare armi non funziona e mette a rischio i civili”, ha spiegato. Anche Riccardo Noury (Amnesty) condivide: “Comprendo il dovere morale, ma non è la soluzione migliore. C’è il timore che finiscano nelle mani sbagliate e vengano usate per violazioni dei diritti umani. È poi preoccupante che risulti segreto l’elenco delle armi da noi inviato”, ha attaccato. E ancora: “Questa guerra deve essere fermata immediatamente, la popolazione civile Ucraina deve essere protetta, la popolazione russa che esprime dissenso contro la guerra deve essere tutelata. Occorre che i combattimenti si fermino, che i corridoi umanitari partano, che l’assistenza e l’accoglienza alle frontiere ucraine funzionino davvero”.

“La guerra non si ferma con altre guerre e inviando altre armi al popolo ucraino. La guerra si ferma inviando in Ucraina l’Onu, che è nato dopo la seconda guerra mondiale per impedire lo scoppio di altre guerre. È il momento di fare trattative diplomatiche. È il momento del disarmo”, ha ribadito pure Maurizio Landini, dal palco della manifestazione. Una posizione condivisa da quasi tutti gli esponenti presenti al corteo, tranne la delegazione Pd: “Rispetto e comprendo la posizione, ma il punto è che c’è un Paese sovrano aggredito. Mandare un sostegno di tipo militare rientra nella logica di un ventaglio di provvedimenti che possa premere su Putin affinché receda dalle sue posizioni, anche se non è l’unica soluzione”, spiega Gianni Cuperlo. Mentre è Nicola Fratoianni (Sinistra italiana) a ricordare come l’Italia abbia “venduto una grande mole di armi a Mosca, le stesse che oggi vengono usate nel conflitto. La realtà è che i Paesi Ue dovrebbero assumere un ruolo diplomatico diretto”.

Sul palco anche Beatrice Fihn, direttrice esecutiva della International Campaign to Abolish Nuclear Weapons, insignita nel 2017 del Premio Nobel per la Pace: “Il rischio di una guerra nucleare è reale, è aumentato e la situazione è pericolosa. Ma dobbiamo fermare questo scenario”, spiega. E ancora: “In tutto il mondo, le persone hanno di nuovo paura delle armi nucleari, cercano su Google cosa succede quando esplode una bomba nucleare. Questa settimana abbiamo visto il vero volto della deterrenza nucleare: terrore, ricatto. Putin l’ha detto ad alta voce: ‘Non aiutate l’Ucraina perché poi comincerò una guerra nucleare’. Siamo con i coraggiosi russi che protestano contro la guerra. Ci organizzeremo per assicurarci che nessun leader possa minacciarci di nuovo con una guerra nucleare”, ha concluso.

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