Certe carriere di successo si costruiscono a colpi di “no”. Selezionare. Anche, anzi soprattutto, quando la notorietà presso il pubblico mainstream è al suo apice. Una cosa che non fa quasi nessuno: sospinti dal vento del successo, ci sono personaggi che inizi a vedere ovunque e che fanno qualunque cosa, finché il vento non diventa un venticello, poi una leggera brezza e infine non soffia più. Ora, sembra che Drusilla Foer, dopo il grande successo sanremese, abbia detto “no” addittura all’ammiraglia Rai. Difesa siciliana? Non conosciamo abbastanza bene gli scacchi, ma potrebbe essere. Foer, una che di gavetta ne ha fatta tanta e che conosce lo spettacolo, avrebbe rifiutato, con la consueta eleganza, uno spazio su RaiUno. Pare una novella. Dice Dagospia che la Foer sia stata messa di fronte all’eventualità di fare uno show con Francesco Gabbani e Francesca Fialdini. Nome del programma, Ci vuole un fiore. Ora, sempre secondo il sito diretto da Roberto D’Agostino, pare che “dopo aver scoperto il cast al completo e aver visto da vicino il progetto Drusilla sia scappata a gambe levate sentendo puzza di flop“. Sarà vero? Noi vogliamo credere di sì. Drusilla Foer potrebbe aver aperto la strada una nuova via, come un’alpinista coraggiosa: la via dei “no”. Attendere, aspettare, soppesare, finché non arriva un programma che si reputi di qualità, con dentro qualche buona idea. La cosa sembra di minima importanza ma potrebbe mettere in moto un meccanismo per cui tutti (dal ‘direttore di genere’ in là), incassati uno, due, dieci no, iniziano a sentirsi in dovere di mettercela proprio tutta per ottenere la risposta contraria. “Sì”. E via, nuove idee, programmi davvero originali, la bella televisione. Se Fialdini e Gabbani faranno un gran successo, buon per loro, Drusilla Foer (che con Chiambretti si è fatta conoscere nella tv generalista, val bene ricorcordarlo) lo guarderà da casa. E arriveranno per lei altre occasioni. Certo (non ce ne voglia Endrigo, perché nella canzone è perfetto), a partire dal titolo si sente un odore che ricorda vagamente quello della retorica. Cosa che, a occhio e croce, Foer non ama molto.

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