Cosa resta oggi di Mani Pulite? Secondo la vulgata dominante, nulla, perché la corruzione da allora è continuata, forse addirittura aumentata. Ma un’indagine non si giudica dal numero di reati simili commessi dopo: altrimenti tutte sarebbero un fallimento, visto che nessuna è mai riuscita ad abolire i reati successivi.

Questo libro, pubblicato per la prima volta nel 2002 e ora riproposto in una nuova edizione aggiornata e ampliata, è il racconto più completo di una tempesta politica e giudiziaria che non ha eguali nella storia: per il numero di persone indagate, processate e giudicate colpevoli in sentenze di condanna, patteggiamento, prescrizione e persino assoluzione o proscioglimento o archiviazione o amnistia o indulto o condono per i più svariati cavilli.

In questi trent’anni, c’è chi ha provato a raccontare Mani pulite come un’operazione politica di magistrati ideologizzati per colpire gli innocenti di una parte e favorire i colpevoli dell’altra. Ma le campagne politico-mediatiche negazioniste e revisioniste non hanno scalfito la percezione di quei fatti nell’opinione pubblica, sebbene abbiano fatto breccia e proseliti nel mondo politico, in quello mediatico sottostante e persino in una parte di quello giudiziario.

È vero, quasi nessuno dei colpevoli di Tangentopoli ha scontato la pena in galera, ma ciò non è dipeso però dalle indagini delle procure, bensì dalle leggi fatte prima, durante e dopo per assicurare l’impunità ai criminali. Leggi che fanno del nostro Paese l’inferno delle vittime e il paradiso dei delinquenti. Infatti ancora oggi le Italie sono due: quella che vive nel terrore che il 1992 si ripeta, e quella che lo spera con tutto il cuore.

Il libro, un’opera unica di quasi 1000 pagine, edita da Paper First, la casa editrice del Fatto Quotidiano, sarà in vendita da giovedì 17 febbraio in tutte le edicole a 15 euro + il prezzo del giornale (ACQUISTA QUI)

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