Gli Stati Uniti hanno annunciato l’assassinio del leader di Daesh (Isis) Abu Ibrahim al Hashimi al Qurayshi durante un raid americano nel nord-ovest della Siria. Il presidente degli Stati Uniti Joe Biden ha ripetuto quanto già sentito con George W. Bush quando è stato ucciso Zarqawi, o anche con Obama dopo l’eliminazione di Bin Laden, per non dimenticare Trump e il suo annuncio dell’uccisione del leader Daesh Abu Bakr al Baghdadi. Forse questa operazione avrà il minor impatto a livello politico per il presidente in quanto il terrorista, per non essere catturato vivo, si è suicidato insieme a quattro membri della sua famiglia, senza lasciare immagini in video che documentino un’operazione così importante.

In questo momento per Biden è necessario ottenere una qualsiasi vittoria per affrontare il suo calo di popolarità, declino iniziato dopo il ritiro dall’Afghanistan. Tuttavia, questo annuncio dell’uccisione del leader di Daesh non avrà mai l’impatto che le precedenti eliminazioni hanno avuto, da Bin Laden a Baghdadi. Inoltre bisogna considerare che tali notizie potrebbero non essere ciò che i cittadini statunitensi vogliono sentire, considerando i tempi che stiamo vivendo. Il cittadino medio si trova ogni giorno ad affrontare sfide economiche e sociali, causate dall’inflazione, dal post Covid e dalla preoccupazione di una crescita economica sostenibile.

Dal punto di vista della sicurezza, l’attacco che gli Usa hanno lanciato contro l’Isis che ha portato alla morte del suo leader sta inviando un chiaro messaggio diretto al gruppo terroristico resiliente, che ha iniziato a riemergere con successo in alcuni luoghi, soprattutto dopo la sofisticata operazione che il gruppo ha compiuto nel carcere di al-Hasakah in Siria per liberare i suoi membri, e la significativa rinascita dell’Isis, non solo in Siria ma anche in Iraq e Afghanistan.

Questa azione americana non mira solo a indebolire moralmente e strutturalmente Isis, ma anche a impedire al gruppo terroristico di spostarsi tra più regioni e svolgere operazioni complesse. Pertanto, l’uccisione di al Qurayshi in realtà serve più a Washington e ai suoi alleati, soprattutto dopo la forza crescente dell’Isis e del suo ritorno sulla scena. L’operazione può essere descritta come un colpo alla spina dorsale dell’Isis in un momento molto critico, durante la sua ascesa, con l’obiettivo di interromperne il ritorno, ma non c’è dubbio che l’Isis oggi sia diverso da quello che era in passato e ha superato lo shock di aver perso il primo leader, al Baghdad.

Quindi la questione dell’identità del successore di al Qurayshi potrebbe non influenzare le operazioni e le attività del gruppo, poiché negli ultimi tempi ha operato in maniera decentrata e molto complessa. In realtà, ci si aspetta che Isis sfrutti l’attacco americano che ha ucciso il suo leader per rilanciare la campagna di propaganda jihadista contro gli Stati Uniti e i suoi alleati.

L’Isis si sta muovendo velocemente operando in diversi luoghi, ma è anche importante ricordare che non è più desideroso di controllare il territorio o dichiarare un califfato; è tornato a ricoprire il ruolo di gruppo terroristico disposto a impegnarsi e operare in segreto, più orientato ai militari e meno ai lupi solitari in stile tradizionale che rende la sfida oggi ancora più difficile.

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