Unità. È questa la parola più volte sottolineata dal presidente americano, Joe Biden, e dal cancelliere tedesco, Olaf Scholz, al termine del loro incontro sulla crisi ucraina. I due leader, dopo le notizie su possibili scontri Washington-Berlino riguardo alla possibilità di utilizzare lo stop al gasdotto Nord Stream 2 come arma di ricatto nei confronti della Russia in caso di invasione, hanno voluto mostrare vicinanza e sono tornati a minacciare dure ritorsioni nei confronti di Mosca in caso di azione militare: “Prenderemo tutte le misure necessarie, insieme ai nostri alleati e partner, saremo uniti”, ha detto il tedesco. Mentre il capo della Casa Bianca ha rincarato la dose: “Se la Russia attraversa il confine ucraino non ci sarà più un Nord Stream 2. Prometto che il gasdotto chiuderà“. E hanno ribadito: “Se la Russia invade ulteriormente l’Ucraina, noi siamo pronti, tutta la Nato è pronta” a reagire e ci saranno “conseguenze rapide e severe”. Parole che arrivano dopo un incontro dai toni ben più distesi, oggi, tra Emmanuel Macron e Vladimir Putin: “Cominciamo a costruire una risposta utile per la Russia, utile per tutta la nostra Europa, una risposta che consenta di evitare la guerra, di costruire gli elementi di fiducia, di stabilità, di visibilità. Insieme”, si legge nel tweet del capo dell’Eliseo che può rappresentare l’anello di congiunzione che darà il via a colloqui tra Nato, Unione europea e Russia per arrivare presto a una de-escalation sulla crisi ucraina. Macron ha aggiornato così i francesi e tutti gli europei al termine dell’incontro di oggi con il leader russo.

Un incontro che ha l’obiettivo di tracciare una linea da seguire per arrivare presto a un abbassamento della tensione tra i due blocchi: “Ciò verso cui dobbiamo andare – ha spiegato in un altro tweet – è la de-escalation. Ne conosciamo i termini. Grandi questioni di sicurezza collettiva, questione ucraina, situazione della sicurezza in Bielorussia e in tutta la regione. Andiamo avanti”. Parole alle quali sono seguite quelle, altrettanto distese, del capo del Cremlino che ha apprezzato gli sforzi di Macron per “trovare un soluzione alla crisi” in Ucraina, aggiungendo che la Russia e la Francia hanno “preoccupazioni comuni riguardo alla sicurezza in Europa”.

Al termine dell’incontro, Putin ha comunque voluto ribadire la sua posizione riguardo alle azioni della Nato nell’Europa dell’Est: “La Nato è tutt’altro che un’organizzazione pacifica“, ha detto auspicando comunque di “proseguire gli sforzi diplomatici per trovare soluzioni di compromesso”. E ha poi aggiunto che “alcune delle idee presentate” dal presidente Macron in materia di sicurezza possono servire per “ulteriori passi in comune”. Dal canto suo, il capo dello Stato francese ha dichiarato: “Abbiamo avuto una discussione che ha consentito di formulare una serie di proposte sulle quali credo di poter dire che ci siano elementi di convergenza fra la Russia e la Francia“.

Un clima che ancora non accomuna, però, tutte le forze e le organizzazioni coinvolte sul fronte ucraino. Sono passati appena tre giorni dall’incontro tra Vladimir Putin e Xi Jinping nel quale il leader cinese ha preso posizione (al fianco della Russia) sulla crisi ucraina denunciando l’atteggiamento “distruttivo” degli Stati Uniti sul dossier. Oggi arriva la risposta diretta della Nato per voce del suo segretario generale, Jens Stoltenberg, che a Pechino e Mosca ripete un messaggio già inviato chiaramente nelle scorse settimane: “Non dobbiamo tornare all’era delle sfere d’influenza, in cui le grandi potenze dicono ad altri cosa possono e non possono fare – ha dichiarato a margine dell’incontro con il Presidente della Polonia, Andrzej Duda – Per la prima volta, la Cina aderisce alla richiesta della Russia per uno stop dell’ampliamento della Nato. È un tentativo di negare ai Paesi sovrani il diritto di fare le proprie scelte, un diritto iscritto nei principali documenti internazionali. La Nato rispetta la decisione di ogni Paese di fare parte o meno di una alleanza. La nostra politica delle porte aperte è stato un successo storico che ha distribuito libertà e sicurezza in Europa”.

Il messaggio è chiaro: non potete impedire a Kiev di guardare a Bruxelles o Washington invece che a Mosca. Detto questo, ha ribadito che la strada maestra rimane quella del dialogo tra le potenze coinvolte, tanto da rinnovare il proprio invito alla Russia “a incontrare gli alleati della Nato nel Consiglio Nato-Russia“: “Siamo pronti ad ascoltare le loro preoccupazioni ma non siamo disposti a fare compromessi sulle questioni principali, la nostra capacità di difendere tutti i Paesi alleati e il diritto di ogni Paesi a scegliere il suo percorso per la sicurezza”. E in attesa di un segnale in questo senso da parte del Cremlino, ricorda che l’Alleanza sta continuando a prendere precauzioni anche dal punto di vista militare: “Abbiamo aumentato la prontezza della Forza di risposta della Nato che può essere dispiegata con breve preavviso, nel giro di giorni”. Gli Stati Uniti hanno assegnato altri 8.500 militari alla Nrf che possono essere dispiegati velocemente in territorio Nato, mentre la Gran Bretagna ha inviato oggi altri 350 soldati in Lettonia. “Abbiamo aumentato in generale la nostra presenza nei cieli, mari e terra. Paesi alleati come Spagna, Danimarca, Regno Unito e Stati Uniti e altri hanno fornito altre capacità, per esempio di sorveglianza, nel fianco orientale e in particolare nel Mar Nero“, ha aggiunto.

La risposta del segretario generale ricalca poi le accuse avanzate dalla controparte: ossia quella di mobilitare truppe troppo a ridosso dei confini altrui. “La Russia ha riprogrammato a questo mese le esercitazioni delle forze nucleari annuali che in altre occasioni ha usato come copertura per azioni aggressive”, ha aggiunto ricordando che “Mosca ha dispiegato più di 100mila militari, con unità mediche, di comando e controllo e logistica, alle frontiere con l’Ucraina. Ci aspettiamo 30mila soldati in Bielorussia, il dispiegamento più massiccio dalla Guerra Fredda. Queste mobilitazioni non sono giustificate, non sono trasparenti e avvengono molto vicino ai confini della Nato”. Una risposta proprio alle accuse di Mosca sull’espansione a est dell’Alleanza che, sostiene il Cremlino, in questi anni non ha fatto altro che avvicinarsi al confine russo, divenendo pian piano una minaccia. Ma Stoltenberg aggiunge: “Se la Russia vuole meno Nato ha ottenuto il contrario”.

Posizione più ferma è quella degli Stati Uniti che anche oggi hanno di nuovo sottolineato la loro red line: “La nostra posizione è molto chiara, se la Russia invade l’Ucraina, in un modo o nell’altro il Nord Stream 2 non deve andare avanti“, ha detto un alto dirigente dell’amministrazione Usa in una conference call sulla visita alla Casa Bianca del cancelliere tedesco Olaf Scholz. La fonte ha precisato di non poter parlare per conto di Berlino ma si è detto “convinto che i tedeschi condividono le nostre preoccupazioni sull’aggressione russa” e ha assicurato che gli Usa “continueranno a lavorare molto strettamente con la Germania per garantire che il gasdotto non parta”.

Intanto, comunicazioni intercettate dagli 007 Usa rivelano che alcuni dirigenti russi, anche dei servizi e della Difesa, hanno espresso la preoccupazione che un’invasione su larga scala dell’Ucraina sarebbe più costosa e difficile di quello che pensano Vladimir Putin e altri leader di Mosca. Lo riferisce la Cnn citando quattro fonti legate agli 007 americani. I dirigenti russi in questione hanno anche manifestato, secondo quanto riporta il media Usa, il timore che i piani siano scoperti e rivelati pubblicamente dall’Occidente.

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