Il 6,5% dei minorenni italiani fa parte di una banda, il 16% ha commesso atti vandalici, mentre tre ragazzi su dieci hanno partecipato a una rissa. Dati registrati dall’Osservatorio nazionale sull’adolescenza, istituito presso il Ministero per la famiglia guidato dalla ministra Elena Bonetti. Danneggiamenti, furti e ricettazioni, rapine ed estorsioni, risse e lesioni, diffusioni di immagini pornografiche sui social: sono i reati maggiormente commessi dai ragazzini, ha ricordato il procuratore capo dei minori di Brescia Giuliana Tondino, nella sua relazione all’anno giudiziario svolta lo scorso gennaio. Alcuni di questi adolescenti hanno “deficit cognitivi non riconosciuti o riconosciuti tardivamente”, oppure “hanno problemi psichici mai riconosciuti e mai curati. Sono ragazzi con deficit educativi o gravi problemi in famiglia riconosciuti troppo tardi e non efficacemente fronteggiati”.

Ragazzi bocciati precocemente o che presto abbandonano la scuola e i libri senza poter contare su un ‘regolare’ inserimento nel mondo del lavoro. “Prima che a un fenomeno criminale, siamo davanti ad un fenomeno sociale – ha detto Tondino – che va contrastato, ferma restando la risposta penale, la cui efficacia è però limitata, in quanto è concentrata sul singolo soggetto autore di reato ed interviene a valle della commissione del fatto”. Senza studi e senza lavoro cercano nel branco della baby-gang l’orgoglio dell’appartenenza e, spesso, la voglia di riscatto e la fuga da un presente senza prospettive sconfinano nella violenza contro persone e cose.

Dai dati del Dipartimento per la Giustizia minorile e di comunità, raccolti e presentati lo scorso giugno dalla cooperativa sociale Arimo – che dal 2003 gestisce servizi, comunità e spazi educativi, collaborando con gli Enti locali e con gli organi della Giustizia Minorile – gli ingressi di minori e giovani adulti negli Istituti penali per i minorenni in Italia nel 2020, sono stati 713, sui circa 30.000 denunciati (dato in calo rispetto all’anno precedente). Gli altri ragazzi, quelli che sono riusciti ad evitare la reclusione, sono in attesa di giudizio o sono stati sottoposti a misure alternative alla detenzione. Il tasso di recidiva per chi sconta la pena interamente in carcere è superiore al 60%. Nel caso delle misure alternative, invece, non supera il 20%. Il furto è il reato più commesso, seguito da spaccio e detenzione di stupefacenti, e lesioni alle persone.

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