Via di San Gregorio, in direzione dell’arco di Costantino e poi il Colosseo, offre molto alla vista. Gli archi dell’acquedotto neroniano e poi l’ingresso al Palatino sul lato destro. Sul lato opposto, in alto, solo alberi e un rudere. Recintato e invaso dalla vegetazione spontanea. È cosi dal 1939, quando alcuni cedimenti del terreno, causati dai lavori per la costruzione della galleria della metropolitana nella tratta passante sotto la struttura, ne hanno determinato la chiusura al pubblico. Per l’ex Antiquarium del Celio un abbandono lungo 83 anni. Ingiustificato. Se non altro in considerazione della posizione centrale. Dall’ufficio stampa della Sovrintendenza capitolina rassicurano: per l’ex Antiquarium ci sono risorse all’interno del progetto Caput Mundi, inserito nel Piano Nazionale di Ripresa e Resilenza. Previsto “un finanziamento di 16 milioni di euro per il recupero e la valorizzazione di un bene non fruibile dalla collettività a partire dal 1939”. Che si tratti, finalmente, di azioni concrete piuttosto che delle ennesime ipotesi lo determinerà il tempo. Intanto quel rudere a due passi dal Colosseo é un monumento allo spreco.

“La Commissione archeologica comunale, in vista dei lavori previsti dal piano regolatore del 1883, che avrebbero accresciuto notevolmente il patrimonio archeologico comunale, ed essendo ormai saturi gli spazi museali e i magazzini a sua disposizione, sentì l’esigenza di dotarsi di nuove strutture che avrebbero assolto queste funzioni …”. Francesco Paolo Arata e Nicoletta Balestrieri nel 2010 hanno ricostruito la storia del contenitore museale, lungo viale del Parco di Celio. Una storia travagliata, fin dagli inizi. L’idea di “un grande magazzino foggiato anche a museo provvisorio” si concretizzò nel 1883, con l’approvazione in Consiglio Comunale del progetto presentato dalla Commissione Archeologica Comunale. A quel punto si pensò anche ad un grande spazio espositivo romano nel quale ci fossero il Museo Latino, gestito dallo Stato, nel quale sarebbero confluiti tutti i materiali archeologici rinvenuti nella Provincia e il Museo Urbano, gestito dal Comune, che avrebbe raccolto quanto scoperto a Roma e nel suburbio a partire dal 1870. Ma ragioni finanziarie portarono a rinunciare, accontentandosi di un Museo più modesto. Anzi di un Magazzino archeologico. Che si inaugurò 7 maggio1894, con l’allestimento curato da uno dei più grandi archeologi italiani di tutti i tempi, Rodolfo Lanciani. La nuova struttura era molto più che un semplice magazzino di materiali. L’ordinamento e l’esposizione rispondevano a criteri di natura scientifica. Alle sei sale che ne definirono gli spazi all’inizio se ne aggiunsero delle altre. Prima nel 1906, poi tra il 1926 e il 1928 ed infine tra il 1938 e i primi mesi del 1939. Dopo poco tempo ecco la chiusura, definitiva. Anche se fino ai primi anni ’80 continuarono a rimanere al suo interno circa 9mila tra iscrizioni ed elementi architettonici che per dimensioni, peso e caratteristiche, che si decise di non trasportare altrove.

“Ad oggi non è stata ancora trovata una soluzione convincente per risolvere l’annoso problema di questa struttura fatiscente – hanno scritto Arata e Balestrieri – e il suo aspetto … è rimasto praticamente immutato”. Nonostante alcune ipotesi prospettate a partire dal 1941. Ipotesi che, di volta in volta, ne hanno previsto il risanamento conservativo e l’adeguamento funzionale, la ricostruzione ex-novo e l’abbandono con relativa demolizione. Idee e progetti, ma nulla di concreto. Nel 1995 l’allora sindaco Rutelli dichiarò che nel 2000, usufruendo dei fondi per il Giubileo, sarebbe stata compiuta “la collocazione dell’Antiquarium nella Casina del Salvi”. Che si trova, insieme alla ex Caserma dei vigili, sul lato opposto di via del Parco del Celio. In realtà in quegli spazi sono stati completati i restauri, ma neppure avviato l’allestimento museale. Anche perché, nel frattempo, sembra essersi deciso di farne una caffetteria. Così che sembra essere definitivamente tramontata l’idea, del 2003, di utilizzarlo come sede di un istituendo Parco archeologico dei bambini, affidato alle cure di Zetema Progetto. Idea che sarebbe dovuta essere realizzata nel 2006 ed invece é tramontata, nonostante a questo scopo siano stati utilizzati 865.651,20 euro, oltre ai 55.939,41 di oneri della sicurezza, stanziati da Roma Capitale. Ora, con il milione di euro messo a disposizione dai Fondi di Roma Capitale, il comune sembra intenzionato a procedere “alla valorizzazione e alla musealizzazione dell’ex Caserma dei Vigili, della Casina del Salvi e delle aree all’aperto antistanti i due edifici, con apertura al pubblico prevista entro il 2022”, come informa una nota dell’Ufficio stampa della Sovrintendenza capitolina ai beni culturali. Che ha aggiunto: “Come elemento principale dell’allestimento della caserma dei Vigli si è deciso di presentare i resti marmorei della Forma Urbis Severiana, la monumentale pianta di Roma antica non più esposta al pubblico da oltre 70 anni”. Non é tutto. È in progetto anche la realizzazione di un allestimento multimediale della sala della Forma Urbis e delle aree esterne. Sperando di poter accedere ai circa 1,3 milioni di euro previsti dal bando a evidenza pubblica della Regione Lazio, dal nome “Ricerca e sviluppo di tecnologie per la valorizzazione del patrimonio culturale”. All’ombra del Colosseo c’é ancora molto da fare.

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