Dieci amori, di Zhang Yueran (traduzione e postfazione di Stefania Stafutti; Atmosphere Libri), è una pregevole raccolta di racconti di una delle autrici cinesi più originali della cosiddetta “generazione post-anni Ottanta”. Attraverso una scrittura matura, Zhang Yueran ci porta tra fiabeschi e reali plot narrativi, agghiaccianti, ricchi di metafore e similitudini. Una sposa perseguitata dall’amante morto nel giorno del suo matrimonio; il tradimento di uno studioso che fa uccidere sua moglie; un etereo personaggio che incontra la sua prima ragazza a distanza di molti anni…

Sono racconti crudi, a tratti efferati, che mostrano le molteplici sfumature dell’amore, della sottomissione, del tradimento e della vendetta. Un punto di vista femminile inusuale nel panorama della letteratura cinese contemporanea, che deve molto alla tradizione (rivisitata), ma anche al privilegio (o alla sfortuna) di carpire l’oggi e le sue contraddizioni.

Gli ultimi bambini di Tokyo, di Tawada Yöko (traduzione e postfazione di Veronica De Pieri; Atmosphere Libri), è un testo distopico che deve fare i conti con l’inquinamento e la crisi demografica: regali lasciati da un disastro nucleare scoppiato durante l’epoca contemporanea. Gli oceani sono diventati grandi discariche, le megalopoli sono state abbandonate, nell’aria volteggiano impalpabili veleni chimici, le specie animali si sono estinte, gli esseri umani hanno un cambio di sesso un paio di volte nel corso della loro esistenza. Il Giappone, molti secoli dopo il sakoku tradizionale, ha chiuso i propri confini separandosi dal mondo. I bambini nascono con corpi deboli e deformi, mentre gli anziani sembrano destinati a non dover subire alcun logoramento fisico o malattia.

L’incubo di Fukushima Dai-ichi percorre tra le righe tutto il testo, crea demoni e visioni che ribaltano il mondo costituito e generano una originale storia con due protagonisti riuscitissimi: il gracile quindicenne Mumei, con i capelli grigi e in sedia a rotelle, e suo nonno Yoshiro, vetusto vecchietto in ottima salute, fanatico del jogging.

Storie fantastiche del Giappone antico e medievale (traduzione e cura di Diego Cucinelli; Atmosphere Libri) e Storie d’amore della Corea del primo Novecento (traduzione e postfazione di Benedetta Merlini; Atmosphere Libri), sono due interessanti volumi utili per provare a comprendere la letteratura dei due paesi asiatici.

Il primo raccoglie una cinquantina di racconti tratti da alcune opere realizzate in Giappone tra i periodi Nara (710-794) e Kamakura (1185-1333) che trattano di demoni (oni), fantasmi, spiriti, animali fatati, draghi e figure mitologiche, tra cui i tengu, creature legate al buddhismo dall’aspetto di corvi antropomorfi. L’effetto è sia comico, sia terrificante. Il risultato è un continuo colpo di scena per per il lettore.

Il secondo testo raccoglie invece dodici racconti scritti in Corea nella prima parte del Ventesimo secolo. Il filo conduttore è l’amore visto sotto i più svariati punti di vista: amori tormentati, amori giovanili, amori non corrisposti e amori sofferti. Alcuni racconti sono leggeri, altri si spingono nell’erotismo più estremo, in tutti ne viene fuori una visione che si discosta molto da un potenziale immaginario tradizionale: i protagonisti sono spregiudicati nei loro atti, liberi dai preconcetti della società, a volte ruvidi e violenti. In essi si legge uno spaccato di vita coreana nei tempi in cui la penisola era sopraffatta dall’impero giapponese che ne influenzava lingua e cultura. Una sorta di manifesto di libertà.

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