La Couture è un lavoro di bottega. E nella sua “bottega” parigina Pierpaolo Piccioli ha voluto presentare a una cerchia ristretta di addetti ai lavori, con un’atmosfera da primi del ‘900, la sua nuova, rivoluzionaria, collezione di alta moda. Quella con cui ha riscritto i canoni della Couture, dando reale compimento al concetto di inclusività, parola che ora suona quasi riduttiva per definire il suo approccio all’Alta Moda. Al numero 8 di Place Vendôme va in scena Anatomy of Couture, la sfilata che scrive una pagina di storia della moda e segna l’inizio di un nuovo capitolo nell’approccio alla creazione. Non è più il corpo che deve adattarsi all’abito, ma questo che viene disegnato direttamente sul corpo, concepito per abbracciare e scolpire le sue forme, qualsiasi esse siano. Basta omologazione, basta finzione, basta sacrifici per entrare in un vestito. Basta frustrazioni davanti allo specchio, basta modelli irreali imposti dall’alto che minano la concezione di se che hanno le persone: questo è il potentissimo messaggio politico e sociale che lancia Maison Valentino.

Nei preziosi saloni color avorio, si compie la magia della Couture: gli abiti escono dall’atelier e con fare onirico salgono lo scalone d’onore per riempire le stanze – e gli occhi degli ospiti – di meraviglia. Perché a indossarli è un’umanità integra, donne e uomini che formano un tutt’uno con i vestiti che indossano. È la stoffa che si plasma e si modella assieme alle forme di queste donne di ogni età, fisicità e colore: sono persone vere e brillano di luce propria con indosso le creazioni che Pierpaolo Piccioli ha studiato appositamente per loro. È un’immagine visivamente potentissima. La perfezione assoluta della verità di questi corpi smorza il rigore degli stucchi dorati e viene amplificata degli opulenti specchi. Pierpaolo Piccioli ha sezionato il corpo umano, lo ha analizzato e misurato proprio come fece Leonardo Da Vinci 500 anni fa ma con un’obiettivo opposto: se il genio del Rinascimento ne ha tratto le costanti, il direttore creativo ha preso nota – con metodo filologico – di ogni particolare originale, di ogni differenza, di ogni specialità. Se l’anatomia studia la struttura degli organismi viventi, l’anatomia della Couture di Valentino mette sotto la lente d’ingrandimento la struttura degli abiti e dei corpi. Propone un nuovo approccio alla silhouette: è qui che Piccioli ha concentrato tutte le sue energie per portare in passerella non un ideale astratto e asettico, bensì la perfezione della vita, che si manifesta nei corpi e nelle forme delle persone che vivono questo mondo.

Ha carpito l’essenza del femminile pluripotenziale, la bellezza assoluta che dà origine alla vita e se ne immerge. Perché il corpo di una donna è un dato di fatto materiale ma soprattutto un costrutto culturale. In questi due anni di pandemia Piccioli si è interrogato a lungo sul senso della moda e della bellezza. Cos’è davvero la bellezza? Cos’è che ci fa restare ammirati davanti alle morbide rotondità delle Veneri del Paleolitico, ammaliati dalla sinuosità della Primavera del Botticelli e estasiati guardando gli scatti delle muse di Helmut Newton? Da 5 mila anni a questa parte l’uomo ha coltivato il concetto di bellezza e ha cercato di farlo suo imponendogli dei canoni, delle regole che lo rendessero replicabile. Ma è proprio qui che sta la chiave di tutto e Pierpaolo Piccioli l’ha fatta sua: è l’universale diversità che contraddistingue gli esseri umani a renderli così preziosi e speciali. La bellezza non sta nell’inseguire un modello unico ma è già insita nella realtà particolare. Ed è così che l’artista -in questo caso il couturier – assume un ruolo cruciale: come un vero Demiurgo, ha la possibilità di plasmare la materia, ovvero la stoffa, affinché valorizzi al massimo ogni corpo e gli faccia sprigionare la bellezza che racchiude in se.

La chiave di volta sta nel processo: “Ho voluto cambiare le regole della Couture nel merito. Non per fare qualcosa di estravagante ma per mettere al centro l’umanità e la bellezza delle persone. Quello che le donne sono, non il come dovrebbero essere – spiega Piccioli presentando la collezione ai giornalisti presenti -. Il sogno della Couture deve essere per tutti, a prescindere dall’età e dalla taglia: i corpi si trasformano nel tempo, la vecchiaia va carpita e valorizzata, per creare un canone che rifletta la ricchezza e diversità del contemporaneo e promuova una bellezza senza assoluti”. Non c’è adattamento ma precisa volontà: “La Couture si basa sulla creazione su misura: se fino ad oggi si è sempre partiti dall’aggiustare un modello precostituito, d’ora in poi ‘su misura’ per me vuol dire in primis valorizzare la personalità di ogni corpo, dare a tutti la stessa naturale bellezza. Questo è per me oggi fare il couturier. Voglio che i bambini di sentano ispirati vedendo questi abiti, che capiscano che a portarli sono persone che non cercano di essere nessun altro se non se stesse”.

Dai moodboard di Piccioli emerge l’accurato studio di forme e corporeità trasversale nel tempo e nello spazio, dalla Venere di Willendorf, alle statue greche e romane, dalle sculture di Canova fino a Le violon d’Ingres di Man Ray e i ritratti di Kate Moss e Kim Kardashian. Il risultato è una collezione al contempo modernissima e senza tempo: cappe e mantelle, emblemi dell’Alta Moda, si accompagnano ai pantaloni, capo simbolo della contemporaneità. I lunghi strascichi si alternano ad abitini cortissimi. Le autoreggenti danno un tocco sexy e incarnano il brio vitale dei giovanissimi, le gonne svasate cadenzano con il loro fruscio l’andatura quasi imperiale della super modella Kristen McMenamy, che a 57 anni ha aperto la sfilata, e di Marie-Sophie Wilson, icona degli anni ’90 e musa di Peter Lindberg. Gli scolli conferiscono la stessa sensualità dolcissima dei ritratti rinascimentali. Il nudo è poesia, i tagli sono costruiti sulla struttura della modella.

E poi la palette di colori, dai toni pastello a quelli fluo, dall’azzurro polvere al fucsia passando per l’iconico rosso Valentino, dai marroni cioccolatosi ai bianchi, i neri, i beige e i verdi. Ricami preziosissimi e metri di taffetà e chiffon monocromi, tessuti opachi e cristalli scintillanti, l’eterogeneità della Terra si riflette anche in questo. Moquette candida a terra, ospiti in look total black per non distrarre l’attenzione. Tutto è morbido, caldo, e accogliente nell’afflato democratico e insieme radicale: il risultato è da togliere il fiato. È il sogno che diventa realtà tangibile. E così, quando nell’aria si diffondono le prime note al pianoforte di Knockin’ On Heaven’s Door non si trattiene più un applauso, arrivato ancora prima del gran finale.

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