I famosi sandali, preferiti dagli hippy e dai nonni di tutto il mondo, sono prodotti dalla famiglia da quasi 250 anni. I registri ecclesiastici della città tedesca di Langen-Bergheim identificano Johann Adam Birkenstock nel 1744 come un “suddito e calzolaio” il cui pronipote Konrad aprì due negozi di scarpe nella vicina Francoforte e iniziò a produrre e vendere plantari flessibili. Gli archi erano sagomati anziché piatti e fornivano un supporto aggiuntivo.

La domanda per le scarpe era così massiccia che nel 1925 si trasferì in una fabbrica molto più grande per aumentare la produzione. Suo figlio, Carl, è entrato nell’azienda da adolescente ed è diventato un’autorità leader in podologia, lanciando corsi di formazione e scrivendo libri su ciò che era necessario per creare calzature comode e promuovere un’andatura sana. La forza del brand era proprio una solida conduzione familiare. Ma fedele alla aneddotica popolare la terza generazione porta faida in famiglia e la perdita del controllo del marchio. Come se non bastasse, l’ex moglie di Christian, Susanne, dopo 16 anni di matrimonio e due figli, lancia un marchio di scarpe rivale nel 2003. Chiamata Beautystep, commercializzata come una scarpa “disegnata da Susanne Birkenstock” e avrebbe dovuto far sentire chi la indossava come se stesse camminando sulla spiaggia, progettata per allungare i muscoli delle gambe e favorire la circolazione sanguigna. Ne seguì una brutta battaglia legale e alla fine il tribunale decretò che avrebbe potuto vendere le sue scarpe senza il nome di famiglia.

Oggi, completamente sdoganato, da calzatura sfigata ai piedi del turista tedesco indossato con calzino bianco, a oggetto modaiolo, anche i modelli taroccati hanno contributo al suo successo planetario. In fondo, lo diceva pure Coco Chanel: “Se mi copiano, vuol dire che sono brava!”.
Sempre riconoscibili per la loro sagoma in sughero e suola in gomma che si adatta alla forma del piede di chi lo indossa, la gamma di prodotti si è ampliata nel tempo: dal modello classico Arizona che costa dagli 80 ai 150 euro, a quello con allacciatura sul tallone, allo stivaletto in cuoio invecchiato al modello chiuso avanti in scamosciato vellutato.

Comode e cool, modello unisex, spopolano tra inflencer e celebrieties, da Charlotte Casiraghi a Julia Roberts e Justin Bieber. Anche Valentino e Jil Sander hanno firmato collezioni di Birkenstock, giocando con lo stile e il confort. Nel febbraio 2021, Birkenstock, è stato venduto alla società di investimento franco-statunitense L Catterton, sostenuta dal gruppo francese di beni di lusso LVMH e dal suo proprietario Bernard Arnault. La società tedesca è oggi valutata 4 miliardi di euro.

L’ultimo make over alla Birkenstock glielo ha fatto Kim Jones, il direttore creativo di Dior durante la Paris Man Fashion Week. Sublimati con ricami e tinti di grigio o di nero, questi nuovi oggetti del desiderio sono la rivisitazione del modello Milano, un classico degli anni 60 reinterpretato in omaggio a Christian Dior, appassionato di orticoltura. Caratterizzati da elementi in gomma e fibbie industriali che ricordano i dettagli dell’iconica borsa Saddle. Due must assoluti a braccetto per la prossima estate.

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