Correva l’anno 1996 quando l’Infanta Cristina, secondogenita di Re Juan Carlos di Spagna, conobbe Iñaki Urdangarin ai Giochi Olimpici di Atlanta e perse la testa per quel campione di pallamano bello, alto e con gli occhi cerulei. Lui era sentimentalmente impegnato da tempo, ma per Cristina di Borbone mollò la fidanzata in men che non si dica e nel giro di un anno la coppia convolò a nozze nonostante re Juan Carlos disapprovasse l’unione di sua figlia con lo sportivo che gli era stato descritto come inaffidabile, ambizioso e manipolatore.

La cerimonia nuziale si era svolta in pompa magna il 4 ottobre del 1997 nella cattedrale di Barcellona, fra i 1.500 invitati comparivano re, principi e aristocratici provenienti da ogni parte dell’Europa e al matrimonio da favola era seguita la nascita di ben 4 eredi: Juan, Pablo, Miguel e Irene. Ben presto il consorte di Cristina riuscì a conquistarsi anche il favore del suocero che arrivò persino a preferirlo all’altro genero, il marito dell’Infanta Elena e, come spesso accade anche nelle migliori famiglie (reali), l’unione sembrava procedere nel migliore dei modi almeno fino a quando Cristina non ebbe le prime avvisaglie della natura fedifraga di Iñaki che si dilettava della compagnia di diverse amanti.

Tutte scappatelle e avventure extraconiugali perdonate, che però cominciarono a far scricchiolare un idillio solo apparente e una tranquillità che si sgretolò definitivamente con il coinvolgimento dei Duchi di Palma di Maiorca nello scandalo Noos, una fondazione che Iñaki aveva presieduto dal 2004 al 2006. Secondo l’accusa, il marito di Cristina aveva organizzato una serie di eventi sportivi falsificando ricevute di fondi pubblici elargiti dall’amministrazione di Valencia e da quella delle Isole Baleari, ed era passibile dei reati di malversazione, evasione fiscale, riciclaggio.

Tra le spese folli a danno dei sudditi iberici figuravano cifre da capogiro come 15.797 euro di safari, 1.357 euro di vino spesi in un solo giorno, 6.672 euro di personal trainer e il pubblico ministero aveva chiesto ben 19 anni di carcere. In quella fondazione Cristina ricopriva ruoli di rappresentanza e lo scandalo travolse anche lei, costituendo il primo caso di membro della moderna monarchia spagnola che avrebbe potuto rischiare il carcere; tanto che suo fratello Felipe, divenuto re dopo l’abdicazione di Juan Carlos, la eliminò dalla linea di successione e le tolse il titolo di duchessa di Palma di Maiorca, nonostante l’Infanta risultasse assolta da tutti i capi di imputazione perché non poteva essere a conoscenza delle condotte del marito.

Nel 2018 Iñaki fu condannato a 5 anni e 10 mesi e imprigionato, ma Cristina ha continuato ad andarlo a trovare in carcere con i figli, dimostrando di credere ancora in un amore messo molte volte a dura prova. Negli ultimi tempi però c’è stata la famosa goccia che ha fatto traboccare il vaso: l’ex campione di pallamano è stato beccato dalla rivista “Lecturas” sulla spiaggia di Bidart mano nella mano con un’altra donna, l’avvocatessa 43enne Ainhoa Armentia, praticamente una collega dello studio legale dove Iñaki sta svolgendo il lavoro di reinserimento sociale conseguente al passaggio a regime di terzo grado del sistema penitenziario spagnolo.

“Queste cose possono succedere e noi sapremo gestirle nel migliore dei modi” ha confermato alla stampa il marito dell’Infanta, senza negare l’evidenza. E qualche giorno dopo è arrivato il comunicato ufficiale in cui Cristina di Borbone e Iñaki Urdangarin mettono fine al loro matrimonio di comune accordo, garantendo comunque il protrarsi del loro impegno nei confronti dei figli. La coppia non viveva più sotto lo stesso tetto da tempo e le voci di una probabile separazione erano già nell’aria, ma lo scoop del rotocalco spagnolo deve aver fatto pendere la bilancia per una decisone definitiva.

Al tempo del processo, quando il giudice chiese a Cristina: ”Come ha potuto la figlia del re di Spagna farsi circuire così da un uomo?”, lei rispose: ”Perché lo amavo”. Evidentemente l’amore e la pazienza dell’Infanta Cristina sono giunte al capolinea.

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