La prima a mettersi in gioco da scettica? Sua madre. Mai fatto sport, mai fatto esercizio fisico continuativo. Figuriamoci il fitness. Critica e perplessa sul raggiungimento di risultati alla sua età, era la donna perfetta per diventare la prima follower. E dimostrare così a tutte le altre donne che il body positivity funziona davvero. A 17 anni come a 70. Carlotta Gagna, autrice del libro “Traininpink – Fitness per tutte (sì, anche per te!)”, in uscita in libreria il 25 gennaio per Mondadori, il primo successo lo ha ottenuto in famiglia. “Mia madre è stata la mia prima fan. Sapevo che sarebbe stata dura con lei perché non era abituata all’esercizio fisico e non credeva di farcela. Eppure si è dovuta ricredere”. La personal trainer imprenditrice, ormai una delle wellness coach online più seguite sui social, è partita dalla sua esperienza personale di ragazza con disturbi alimentari per sviluppare un nuovo programma di allenamento ormai praticato da migliaia di donne.

Una vera e propria filosofia per il benessere interiore, l’autostima e il raggiungimento della migliore forma fisica possibile. Tenendo conto della genetica: se non sei longilinea non potrai mai diventare come la prima ballerina della Scala, se non sei alta non potrai mai essere come Nicole Kidman. Nel manuale di consigli pratici Carlotta Gagna racconta anche di sé: una bambina con disordini alimentari che oscillava dall’anoressia all’alimentazione smodata (binge eating). Spesso presa in giro per la sua forma over size. Poi, durante l’adolescenza, la scoperta del mondo del fitness e la sensazione di essere sulla strada giusta. Non solo per eliminare quei rotolini di grasso, ma per imparare a lavorare su tutto il corpo in modo da raggiungere un aspetto gratificante.

Cos’è il body positive?
E’ una filosofia. Un pensiero e una visione di se stesse che si traduce in un motto: accettiamoci senza smettere di migliorarci. Prima di intraprendere qualsiasi percorso esteriore bisogna accettare chi siamo. E’ un po’ come accettare il proprio compagno o marito. Ci sono di sicuro dei difetti, ma amarsi significa accettarli guardando il benessere globale. Con questa consapevolezza possiamo cominciare un percorso interiore che diventerà nel tempo anche un miglioramento esteriore. Se odiamo noi stesse non riusciremo mai a ottenere un risultato ma solo a focalizzarci sui nostri difetti.

Esempi pratici?
Se ho le culotte de cheval e mi alleno per eliminarle focalizzandomi sul quel punto del mio corpo e dopo una settimana non sono ancora sparite mi sentirò frustrata e smetterò di allenarmi. Allora entrerò in un circolo vizioso negativo. Diciamolo: non esiste un dimagrimento localizzato. Ci sono molti miti da sfatare su questo argomento. Nel caso delle culotte o di altre caratteristiche non funziona un allenamento specifico. L’approccio deve riguardare tutto il corpo. Ognuno è diverso e ha le sue caratteristiche genetiche.

A chi rivolgi i tuoi programmi di allenamento?
A donne di tutte le età. Dalle ragazzine fino alle signore over 70. Il mio è un allenamento inclusivo. Propongo diverse tipologie di esercizi, suddivisi in quattro programmi. Il primo livello è semplice e non ha bisogno di attrezzi. E’ quello che segue anche mia madre. Poi ci sono gli altri livelli: con oggetti casalinghi come una confezione di bottiglie d’acqua e una sedia. Infine si arriva a pesi, bilanciere e manubri. Tutti si possono praticare in casa senza troppa fatica e nel tempo libero: una ventina di minuti per quattro volte a settimana.

Ormai hai migliaia di follower: come ci sei arrivata?
Credo che sincerità e schiettezza nel messaggio che trasmetto siano i miei punti di forza. Nei miei post, con serenità e senza filtri, mostro i “difetti” fisici, o meglio, quelle caratteristiche che le donne hanno purtroppo imparato a percepire dopo anni di bombardamento mediatico come difetti, spiegando loro che non lo sono.

Come lo spieghi?
Smonto quotidianamente miti e fake news su allenamento e alimentazione. Faccio vedere immagini. Una di fianco all’altra. La prima riguarda la perfezione voluta dalla società, l’altra la realtà. Una mi ritrae con trucco parrucco, effetti luce e inquadratura speciale, l’altra struccata e senza particolari accorgimenti di luce e inquadratura. Ed ecco che compaiono la cellulite, le occhiaie e tutto il resto. Sui social può anche viaggiare la realtà. Ecco cosa sto facendo per contrastare un’immagine perfetta e artefatta di femminilità.

Quali sono le domande più frequenti delle follower?
Mi chiedono come migliorare le parti del corpo che giudicano inestetiche. Oppure come arrivare ad avere stima di se stesse nonostante le imperfezioni che vedono come difetti fisici. “Non credo in me stessa, mi paragono alle altre, come posso perdere tutta questa pancia che non sopporto?” Rispondo che non esiste il dimagrimento localizzato e che alcune nostre caratteristiche non sono difetti. Siamo noi che li vediamo così mentre gli altri spesso non ci fanno neppure caso. Siamo noi i peggiori critici di noi stessi. Insomma, ascoltarle e diventare la loro confidente per me è un privilegio. Ma soprattutto avere la possibilità di spiegare che il nostro valore è molto più che una perfezione imposta da un modello esterno.

Da teen ager tu stessa a scuola sei stata presa in giro…
Da adolescente ho sofferto di disturbi alimentari. Il mio modello era Kate Moss, davvero troppo diversa da me. Passavo da fasi in cui non mangiavo a fasi in cui mi rimpinzavo a oltranza. Ero infelice. Ora cerco di far capire alle ragazze che non esiste un modello di riferimento assoluto, se non artefatto. Ogni donna ha la sua fisicità particolare e può arrivare a migliorare quella, a ottenere una figura armonica sulla base della sua struttura. Allenando tutto il corpo.

Come hai superato la tua insicurezza?
Ho iniziato un percorso con me stessa dopo aver scoperto il fitness. Dedicarmi tempo, allenarmi, mi ha dato gratificazione e forza. E nel corso dei mesi, con il raggiungimento degli obiettivi, ho acquisito tanta fiducia. Poi è diventato un lavoro. Ora ho 29 anni e 20 mila follower che si allenano con i miei programmi. La mia pagina è nata quattro anni fa grazie a mio marito, allora fidanzato, che mi ha convinto a condividere questa mia esperienza con le altre donne. Proprio io, che a scuola ero vittima di battute feroci, proprio io che seguivo diete una dopo l’altra, intrappolata in un loop di squilibrio alimentare, ora do consigli. Ricordo che passavo dal mangiare quasi niente ad abbuffate fin quasi a scoppiare: ero in grado di ingurgitare fino a venti confezioni di gelato mettendo su anche dieci chili al mese.

Ora la tua alimentazione sostenibile rinuncia a pizza e gelati?
Amo la pizza. Alla base di un’alimentazione bilanciata non c’è mai privazione. Il nostro corpo se no si rivolterà contro di noi. E si perderebbero i risultati momentanei. Un’alimentazione bilanciata non dà frustrazioni perché non è incentrata su un eccessivo deficit calorico. E mai fare di testa propria. Il mio programma, supportato da nutrizioniste, si basa sulla dieta mediterranea. C’è un giorno a settimana dove è ammesso mangiarsi persino le lasagne o la carbonara. Il segreto è inserire ricette gustose. Pollo e riso sono tristissimi. Meglio un bel piatto di gnocchi alla sorrentina e riso cantonese.

Un consiglio a tutte le donne?
Non paragonatevi a nessuno: il paragone è il killer della felicità. Trovate i vostri pregi psicologici e fisici. Questo è il primo lavoro da fare con se stesse. Poi, i rotolini miglioreranno.

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