L’Atac ha nominato il nuovo direttore d’esercizio delle ferrovie regionali del Lazio. O meglio il vecchio: perché la municipalizzata romana ha scelto di puntare ancora sull’ingegner Giovanni Battista Nicastro, che dal 2010 al maggio scorso ha ricoperto il medesimo incarico (con risultati non certo esaltanti), senza avere i requisiti necessari per svolgerlo. A certificarlo era stato l’Ustif, l’ufficio speciale trasporti a impianti fissi del ministero dei Trasporti, che analizzando la documentazione del candidato aveva sottolineato la mancanza dell’esperienza specifica maturata per almeno cinque anni, richiesta dalla legge. Un dato ignorato dall’allora direttore generale del ministero per il trasporto pubblico locale, Virginio Di Giambattista, che aveva dato comunque il nullaosta alla nomina di Nicastro, inviando un parere positivo alla Regione Lazio che a propria volta lo aveva scelto anche come direttore di servizio della metro di Roma. Secondo l’Atac non c’è alcuna anomalia nella nuova nomina, perché “è stata effettuata con decreto dirigenziale della Regione Lazio, previa verifica dei requisiti di intesa con il ministero dei Trasporti-Ustif”. Nessuna anomalia, rispondono, anche riguardo al singolare avvicendamento alla direzione, che ha portato Nicastro ad essere rimosso a maggio – dopo 11 anni ininterrotti – e reintegrato sette mesi dopo.

Al di là di tutto il resto, la gestione delle ferrovie regionali in questi anni non ha brillato per efficienza. L’ultimo risultato della direzione Nicastro è stato il dimezzamento del servizio sulla Roma-Lido che dal primo luglio viaggia al 50%, con la metà dei convogli fermi per mancata revisione. Nulla di imprevedibile, visto che l’Ansfisa (Agenzia nazionale per la sicurezza delle ferrovie), già nel luglio 2020 aveva segnalato ad Atac la necessità di effettuare una revisione intermedia dei convogli “preferibilmente entro la fine del 2020 e comunque entro e non oltre il 30 giugno 2021. I veicoli che a tale data non saranno sottoposti alle suddette attività – proseguiva la nota – non potranno circolare fino a quando non verranno sottoposti alle attività previste”. Nicastro però sembra non aver preso in considerazione tale avvertimento, provocando una grave disservizio sulla tratta, che negli ultimi giorni è perfino peggiorato. Rispetto all’estate si è scesi a sole due corse ogni ora, con il comitato pendolari della Roma-Lido – che circa due anni fa ha anche raccolto più di cinquemila firme per far rimuovere Nicastro dal suo incarico – ormai sul piede di guerra.

In passato le ferrovie regionali sono state anche oggetto di una multa da 3,6 milioni di euro, inflitta dall’Antitrust all’Atac nel luglio 2017 per la pratica – ritenuta scorretta – di cancellare molte corse senza informare in modo adeguato gli utenti. Sempre sotto la gestione Nicastro, nelle stazioni della tratta Roma-Viterbo sono stati installati – spendendo quasi un milione di euro – dei tornelli riciclati dalla Roma-Lido e dalla Metro B non più a norma perché non permettevano l’accesso ai portatori di handicap fisici. Vicenda per la quale la Regione Lazio (proprietaria della ferrovia) è stata in seguito condannata dalla Corte di Appello di Roma alla rimozione delle barriere architettoniche e al risarcimento della mamma di un ragazzo disabile che per anni ha dovuto affrontare un vero e proprio calvario per accompagnare il figlio a scuola. Per finire, le linee della metropolitana capitolina gestite dallo stesso Nicastro hanno rischiato di recente il blocco di numerosi mezzi sempre per problemi di revisione. Blocco scongiurato in extremis a fine dicembre dalla concessione di una proroga di un anno, da parte del ministero dei Trasporti. Insomma, una lunga serie di risultati non proprio confortanti che però non sembra aver scoraggiato l’Atac nel puntare di nuovo sul manager.

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