“Lei, signor presidente che stimo profondamente, è l’unica speranza per me e per la mia famiglia”. Così Luigi Ciatti, padre di Niccolò, ha dichiarato in un’intervista al Corriere della Sera che inizierà la sua lettera al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Una iniziativa arrivata in seguito alla decisione del 29 dicembre della Corte d’assise di Roma di scarcerare Rassoul Bissoultanov, uno dei due uomini accusati dell’omicidio di Niccolò Ciatti, il cui processo per omicidio volontario inizierà a Roma il prossimo 18 gennaio.

“Gli scriverò come se fosse un amico carissimo, chiedendogli scusa per queste confidenze. Perché lui conosce il dolore devastante di una famiglia colpita da un omicidio. Gli dirò che per un vizio di forma non si può lasciare libero un assassino perché ciò che conta è la sostanza. Quel lottatore ceceno ha ucciso mio figlio e non ci sono dubbi”. Bissoultanov, 28 anni, è stato rimesso in libertà ha potuto lasciare il carcere romano di Rebibbia perché i giudici hanno stabilito che l’uomo non era presente sul territorio italiano quando è stata emessa la misura di custodia cautelare nei suoi confronti. Il 28enne, arrestato nello scorso ottobre in Germania ed estradato in Italia, era attualmente sottoposto alla misura della custodia in carcere in attesa del processo.

Ieri Luigi Ciatti aveva spiegato che la decisione dei giudici aveva provocato soltanto “amarezza, tristezza, lacrime e rabbia“, ma poi ha deciso di reagire e di scrivere al capo dello Stato.”Davanti alla tomba di Niccolò ho fatto una promessa solenne. Voglio che mio figlio abbia giustizia. All’inizio credevo che non fosse così difficile averla questa giustizia così lontana. Pensavo che ai giudici fosse stato sufficiente vedere il video, nel quale mio figlio viene massacrato dai ceceni e finito con un tremenda pedata alla tempia da Bissoultanov, per andare a processo e pronunciare una giusta sentenza. E invece no”. Infatti, già arrestato e rinviato a giudizio in Spagna, il ceceno era stato già scarcerato per decorrenza dei termini nei mesi scorsi. L’estradizione concessa dalla Germania faceva seguito invece a un mandato di arresto europeo emesso dalla Procura di Roma nel 2020, a tre anni dalla morte del ragazzo italiano.

“Chiederò in ginocchio al presidente d’impegnarsi perché quell’imputato non scappi e lo implorerò di fare tutto quello che è possibile per non farlo fuggire”. Ma “la freddezza e la volontarietà del delitto escludono ogni pietà. Il perdono stavolta non è umanamente ammissibile. E questo vale sia per Bissoultanov che per gli altri due aggressori”.

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