Qualcosa si muove dopo le oltre 60mila firme raccolte su Change.org contro il lavoro mascherato da stage e le tante storie di persone inquadrate sulla carta come tirocinanti per poi essere impiegate nei negozi o nelle aziende a poche centinaia di euro al mese al posto di addetti con un contratto “vero”. Durante il passaggio della legge di Bilancio in Senato è stato approvato un emendamento di Leu firmato tra gli altri da Pietro Grasso e Sandro Ruotolo che prevede un riordino delle regole per i tirocini fatti al di fuori da un percorso di studi e una stretta contro l’uso distorto dello strumento, che deve essere finalizzato “all’orientamento e alla formazione professionale”. Governo e Regioni hanno 180 giorni per stilare nuove linee-guida sui tirocini diversi da quelli curricolari, che dovranno per prima cosa essere circoscritti “in favore di soggetti con difficoltà di inclusione sociale“.

Il comma 1 definisce il tirocinio “percorso formativo di alternanza tra studio e lavoro, finalizzato all’orientamento e alla formazione professionale, anche per migliorare l’incontro tra domanda e offerta di lavoro”. E’ curricolare se “funzionale al conseguimento di un titolo di studio formalmente riconosciuto”. In caso di mancata corresponsione dell’indennità di partecipazione si applica a carico del trasgressore una sanzione amministrativa variabile da un minimo di 1000 euro a un massimo di 6000 euro. L’emendamento specifica inoltre che il tirocinio “non costituisce rapporto di lavoro e non può essere utilizzato in sostituzione di lavoro dipendente”. Se è svolto in modo fraudolento, eludendo le prescrizioni, il soggetto ospitante è punito con una sanzione amministrativa di 50 euro al giorno (l’entità dell’ammenda è stata specificata dalla Ragioneria dello Stato) per ogni tirocinante coinvolto ferma restando la possibilità di riconoscere la sussistenza di un rapporto di lavoro subordinato a partire dalla pronuncia giudiziale.

Governo e Regioni hanno sei mesi per trovare un accordo per la definizione di linee guida condivise in materia di tirocini diversi da quelli curricolari sulla base di alcuni criteri. Per prima cosa andranno circoscritti a “soggetti con difficoltà di inclusione sociale”. Occorrerà poi definire degli elementi qualificanti, “quali il riconoscimento di una congrua indennità di partecipazione, la fissazione di una durata massima comprensiva di eventuali rinnovi, e limiti numerici di tirocini attivabili in relazione alle dimensioni di impresa”. Andranno anche definiti i “livelli essenziali della formazione, che prevedono un bilancio delle competenze all’inizio del tirocinio e una certificazione delle competenze alla sua conclusione”, “forme e modalità di contingentamento per vincolare l’attivazione di nuovi tirocini alle assunzioni di una quota minima di tirocinanti al termine del periodo di tirocinio” e “azioni e interventi finalizzati alla prevenzione e al contrasto nei confronti di un uso distorto dell’istituto, anche attraverso la puntuale individuazione delle modalità con cui il tirocinante presta la propria attività”.

Qualche giorno fa il ministro del Lavoro Andrea Orlando, a cui è stata inviata la petizione su Change con relative firme, ha commentato l’emendamento dicendo che “i tirocini devono servire a formare i giovani, non a utilizzare forza lavoro qualificata senza pagarla. Un conto è la flessibilità, un conto è la precarietà. Ora il lavoro è da fare insieme alle Regioni per la definizione di nuove linee guida che di fatto restringano l’uso degli stage solo a soggetti con reali difficoltà di inserimento e consentano ai giovani di usare strumenti più qualificanti di lavoro vero”.

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