Lo scorso weekend una schiera di venticinquenni è arrivata in città a bordo di fiammanti Lamborghini, Ferrari, Maserati e supercar di ogni tipo per festeggiare un compleanno. C’è poi lo sceicco arabo che ha prenotato un intero hotel per una festa privata con il suo harem e la coppia della Nuova Zelanda con amici e parenti per celebrare le nozze. Che si tratti di paperoni pronti a farsi coccolare, habitué di ritorno in cerca di privacy o fedelissimi, tutti vogliono essere a Cortina d’Ampezzo. La Perla delle Dolomiti splende, e non solo per lo scintillio delle decorazioni natalizie. C’è stata quella dei cinepanettoni, poi quella della crisi e, infine, la Cortina di oggi, che non solo è tornata a essere una delle località di montagna più attrattive al mondo, ma è capace di strappare presenze illustri a Saint Moritz, Zermatt, Courmayeur. Il merito è dei Mondiali del 2021 e delle Olimpiadi 2026, che stanno già facendo da traino alle grandi opere, ma anche – anzi, soprattutto – a un certo turismo di lusso, capace di generare guadagni anche in piena pandemia e di dare lavoro ad operatori del settore e maestranze del territorio. Senza tralasciare l’accoglienza familiare che questa città offre ai suoi villeggianti, viziandoli con servizi ultra personalizzati.

Nell’immaginario comune sono impresse le immagini dei film dei Vanzina, emblema degli anni Ottanta e Novanta, quando era frequentata da politici (Giulio Andreotti era “di casa”), attori di cinema e dal top dell’imprenditoria. Un periodo di eccessi, dove le vacanze di Natale a Cortina erano uno status symbol. Contava solo l’apparenza. La cittadina finì per essere associata a un turismo un po’ cafone e il culmine arrivò nei primi anni Duemila, quando a prendersi la scena c’erano Lele Mora e la sua scuderia. Punto di rottura, il blitz dell’Agenzia delle Entrate alla vigilia di Capodanno del 2012. Cortina venne descritta come una località frequentata da evasori fiscali e da furbetti che si erano arricchiti in modo illecito. Dal punto di vista mediatico, fu un massacro. Un brutto momento di crisi ma che servì a spazzare via in un colpo solo ‘i cafoni’, dando modo alla Perla delle Dolomiti di ripensare la sua vocazione. Da lì in poi hanno iniziato infatti ad arrivare più stranieri, soprattutto arabi, russi, americani ma anche asiatici e sudafricani: tutte personalità di spicco, con portafogli importanti, tra rampolli e self made man, che sfruttano le seconde case per lo smartworking (la fibra è arrivata anche qui, a più di 1000 metri di quota) o come buen ritiro nei weekend fuori stagione. Un via vai silenzioso ma consistente, che negli ultimi tre anni – in piena pandemia – ha fatto registrare un +30% nelle vendite delle boutique del centro e che ora si prepara ad animare una stagione invernale che si annuncia già da tutto esaurito, anche se incombono i timori di disdette dell’ultimo minuto, causa l’andamento della pandemia. I prezzi sono schizzati letteralmente alle stelle, si va dai 25-30mila euro per un mese di affitto di una casa ai 1500-4000 euro a notte degli hotel, con un minimo di sette notti richieste. “Da un lato c’è grande entusiasmo per la riapertura, finalmente, degli impianti sciistici, dall’altro c’è grande preoccupazione per le notizie che arrivano sul fronte Covid, con possibili disdette dell’ultimo minuto”, ci spiega Albino Ghirardon, proprietario del Rosapetra Spa Resport. “La pandemia ha rilanciato il turismo italiano e le festività natalizie sono il suo fulcro”.

Gherardo Manaigo, dal suo osservatorio speciale – il centralissimo hotel “Posta”, fondato nel 1804 dai suoi avi – ci racconta il fermento che da alcuni anni attraversa la Regina delle Dolomiti: “Sta accadendo di nuovo. Le Olimpiadi del 1956 hanno contribuito a forgiare il mito di Cortina d’Ampezzo: all’Hotel de la Poste e nelle altre strutture più blasonate delle Dolomiti abbiamo scritto pagine di storia del cinema, del costume, della società. Oggi abbiamo ritrovato quell’entusiasmo, sull’onda dei Mondiali 2021 e, in prospettiva, delle Olimpiadi invernali del 2026”. È per questo che chi arriva in città, la trova un po’ vetrina scintillante e un po’ operoso cantiere: oltre un terzo dei suoi hotel storici è in ristrutturazione e con l’inaugurazione della stagione invernale 2021/2022 è stata battezzata anche la nuova cabinovia Son dei Prade – Bai de Dones, un’opera attesissima e altamente strategica, dal momento che collega l’area sciistica delle Tofane con quelle delle Cinque Torri, del Col Gallina e del Lagazuoi. La novità non riguarda solo gli appassionati di sport invernali: è infatti il primo tassello di un più ambizioso piano che mira a trasformare gli impianti di risalita in mezzi di trasporto pubblico alternativi alle auto, utili in tutte le stagioni per decongestionare le strade di montagna dal traffico e incentivare i turisti a lasciare la macchina in hotel. “Stiamo studiando assieme ai ministeri competenti quello che si potrebbe definire un “piano Marshall” per il turismo tutta la provincia di Belluno”, spiega l’albergatore, parlando anche in qualità di presidente del Distretto turistico delle Dolomiti Bellunesi. “Non solo le Olimpiadi porteranno contributi ed agevolazioni per il settore turismo e gli albergatori, che potranno riammodernare puntando su sostenibilità, green economy ed abbattimento delle barriere architettoniche come nuovi mantra anche in vista delle Paraolimpiadi, ma daranno modo a Cortina di sciogliere i suoi nodi critici, come i trasporti. La statale che attraversa la valle è già in via di rinnovamento e contiamo di riaprire presto il mini-aeroporto. E non solo: vediamo tanti nuovi investitori, italiani e stranieri, affacciarsi sul mercato, portando nuova linfa e idee. Ci manca da risolvere il problema dei posti auto, ma arriveremo anche lì”. Tradotto: una filiera circolare che – ad esempio – utilizza il legname risultante dalla manutenzione dei boschi per arredare chalet e dà sostentamento a tutta la Valle, dagli artigiani ai commercianti e ai lavoratori specializzati, passando per tutte maestranze coinvolte negli allestimenti dei mega eventi che ora si organizzano tutto l’anno.

E se questi luoghi da sempre conosciuti e amati dalla noblesse di tutta Europa sono ora al centro dell’attenzione internazionale lo si deve anche a una famiglia, i Kraler, che non solo ha investito sul loro territorio, vi hanno scommesso, puntando tutto sulla moda come catalizzatore. È stata infatti Daniela Kraler ad intuire, per prima, che la bellezza dei panorami e l’offerta di sport invernali non bastavano più: per fare la differenza con queste persone abituate ad ogni lusso, bisognava offrire qualcosa di diverso, di oltremodo esclusivo. Qualcosa che facesse di Cortina il richiamo delle sirene. Così la buyer, moglie di Franz Kraler, discendente di un’antica famiglia altoatesina, ha aperto la prima boutique dei Kraler a Cortina: il 107 di Corso Italia è diventato così un vero rifugio, fatto di legni di recupero e cachemire, dove la contessa Marzotto, i Donà delle Rose ma anche l’élite imprenditoriale italiana si ritrovavano davanti al caminetto a conversare, tra una fetta di salame di cervo e un bicchiere di vin brûlé. “Si spogliavano dalla tenuta di città e indossavano gli abiti tipici ampezzani, andavano in giro tutti in costume, sembrava di essere sul set di un film d’epoca”. L’approccio è stato chiaro: da una parte, Daniela conosceva bene i villeggianti di Cortina sapeva che non avevano certo bisogno dell’ennesimo negozio di lusso-fotocopia. Piuttosto, di un luogo in cui rifugiarsi nei pomeriggi d’inverno, di ritorno dalla giornata sulla neve, quando già è buio ma la sera è ancora lontana e bisogna inventarsi qualcosa da fare. Dall’altra, rispettava le tradizioni ampezzane e la gente del posto, così è stata sempre attenta ad entrare in punta di piedi, non imponendo mai la sua presenza o quella dei suoi ospiti, piuttosto, coinvolgendo tutti in grandi feste di piazza, come quando ha invitato il leggendario compositore Giorgio Moroder per un dj set esclusivo e ha allestito un’opera a cielo aperto di Stefano Ogliari Badessi per l’inaugurazione del nuovo store al 119 di Corso Italia. Per lei infatti, sono tutti ospiti, non turisti, e il clima è quello di una grande famiglia. C’è la direttrice del suo negozio che la chiama perché una commessa non sta bene? Lei le manda il suo medico. C’è l’imprenditore X che ha bisogno di una mano per spalare la neve davanti a casa? Daniela gli manda qualcuno. Dagli esempi più banali fino alle richieste più insolite, come quella volta che un finanziere giapponese le chiese 10 mantelli tradizionali tirolesi in cachemire personalizzati o quell’altra volta che non solo aprì le sue boutique in piena notte per consentire a dei principi arabi con le loro mogli mogli di fare shopping durante il Ramadan, ma allestì per loro un banchetto notturno all’interno delle boutique, così che potessero rispettare il precetto. Il tutto a bordo di golf-cart, perché non si affaticassero troppo a girare tra gli scaffali. “Ho studiato le diverse culture e religioni e negli anni ho imparato a conoscerne le peculiarità per offrire ad ognuno il massimo. Molte di queste persone sono oggi amici e amiche, per loro il massimo è poter venire a casa nostra, magari a cena, a mangiare la polenta, comodamente in pantofole. Con i soldi possono comprare qualsiasi cosa, ma non il calore delle coccole in famiglia. Ecco, noi gli diamo questo, il calore della famiglia Kraler e, in più, i lussi di una grande città”.

Oggi Corso Italia a Cortina è senza ombra di dubbio il punto di riferimento del jet set internazionale: nello “struscio” ci puoi trovare da Paolo Sorrentino a Naomi Watts; da Bruno Vespa a Cristiano Ronaldo e John Malcovich, passando per Fiorello, Cesare Cremonini, Montezemolo, i Barilla e i reali di Norvegia. Risalendo il Corso, prima di raggiungere la parrocchia di San Filippo e Giacomo s’incontra al civico 76, la prima boutique Louis Vuitton delle Alpi Italiane: oggi le case di moda si contendono le vetrine, fanno a gara per avere uno spazio in uno degli store Franz Kraler. Poi la moda, si sa, è così: basta che uno faccia da apripista e tutti seguono a ruota, portandosi dietro il proprio bagaglio di clienti e visibilità. L’ultima arrivata, in ordine cronologico, è Gucci, che inaugura la nuova boutique in collaborazione con Franz Kraler alla Cortina Fashion Week. Già, dal 4 al 12 dicembre la stagione invernale si apre con una vera e propria settimana della moda ampezzana, con eventi in grande spolvero, come quelli di Valentino – con il lancio della sua Party Collection -, Dior e Louis Vuitton. A conferma del fatto che le vetrine non bastano a soddisfare tutte le richieste, per il centro sono stati posizionati dei cubi trasparenti, delle postazioni “fashion” per tutti gli sponsor. Ma se le scarpe all’ultimo grido o l’it-bag del momento si trovano ovunque, da via Montenapoleone a New York, perché mai qualcuno dovrebbe comprarle a Cortina?, vi starete chiedendo. Ecco, questa domanda se l’è posta in primis Daniela Kraler, che ha fatto sì che le Maison creassero delle ‘capsule’, delle collezioni personalizzate apposta per Franz Kraler Cortina, così da far distinguere gli acquisti fatti in loco. “Tutto è iniziato con le rivisitazioni degli abiti tradizionali: con Etro abbiamo creato una particolare versione delle gonne che indossavano le donne nell’800 per sciare; con Dior abbiamo fatto dei maglioni in cachemire; con Yves Saint Laurent dei copricapi e così via. Anche in questo senso c’è uno scambio reciproco, sia con i brand che con i clienti, che scoprono qualcosa di più sulla storia di questo territorio”. Tra gli appuntamenti della Cortina Fashion Week c’è poi la proiezione di “Call to the Wild“, il fashion Film italiano prodotto da Franz Kraler, scritto e diretto da Arturo Delle Donne, premiato lo scorso 28 novembre all’UK Fashion Film Festival per la Migliore Regia: all’interno dello store Kraler sarà allestito un cinema all’aperto con tanto di poltrone di legno anni ’50.

E, cosa non da poco, ci sono i giovani, tanti giovani, al punto che anche la prestigiosa Galleria Farsetti ha inaugurato una mostra sulla street art: “L’età media è sulla trentina, tutti con un buon portafoglio“, ci dicono in paese. All’assenza di locali notturni suppliscono con grandiose feste private a tema ma si vocifera che è imminente l’apertura di un esclusivo club il cui accesso sarà consentito solo ai soci tesserati. Anche nelle cucine dello chef stellato Graziano Prest c’è grande fermento: il ristorante Tivoli è tra i più rinomati della valle e gli habitué hanno già prenotato il tavolo per pranzi e cenoni. L’euforia è nell’aria ed è contagiosa.

Ps. Se vi capita date un’occhiata ai camerini degli store Franz Kraler….altro che cabine di prova, delle vere suite!

Sostieni ilfattoquotidiano.it: se credi nelle nostre battaglie, combatti con noi!

Sostenere ilfattoquotidiano.it vuol dire due cose: permetterci di continuare a pubblicare un giornale online ricco di notizie e approfondimenti, gratuito per tutti. Ma anche essere parte attiva di una comunità e fare la propria parte per portare avanti insieme le battaglie in cui crediamo con idee, testimonianze e partecipazione. Il tuo contributo è fondamentale. Sostieni ora

Grazie, Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Skin è diventata mamma a 54 anni: “Io e Ladyfag proviamo per la bambina un amore incondizionato”

next
Articolo Successivo

L’hotel di Leo Messi a Barcellona non è sicuro: va demolito. Il Pallone d’Oro l’aveva pagato 30 milioni di euro

next