Papa Francesco ha accettato le dimissioni dell’arcivescovo di Parigi, monsignor Michel Aupetit. Il presule ha lasciato la guida dell’arcidiocesi dopo che alcuni media francesi hanno rivelato che ha avuto una relazione con una donna nel 2012. Accettando le dimissioni di monsignor Aupetit, Bergoglio ha contemporaneamente nominato monsignor Georges Pontier amministratore apostolico sede vacante et ad nutum Sanctae Sedis dell’arcidiocesi di Parigi. L’uomo scelto dal Papa, il 78enne arcivescovo emerito di Marsiglia, ora dovrà lavorare in stretta sinergia con il nunzio in Francia, monsignor Celestino Migliore, per assicurare una successione rapida e serena al vertice dell’arcidiocesi della capitale. Certo è che in Vaticano la situazione desta notevole preoccupazione già da quando, nel marzo 2021, i due vicari generali, monsignor Benoist de Sinety e monsignor Alexis Leproux, si sono dimessi proprio in polemica con l’arcivescovo loro diretto superiore.

Monsignor Aupetit ha 70 anni e, se non fosse stato travolto dallo scandalo della love story, avrebbe governato la chiesa di Parigi per almeno altri cinque anni. Medico, vocazione adulta, il presule è diventato prete a 44 anni. Nel 2013 Benedetto XVI lo ha nominato vescovo ausiliare di Parigi. L’anno successivo Francesco lo ha promosso vescovo di Nanterre per poi affidargli, tre anni dopo, la guida dell’arcidiocesi della capitale francese. Secondo quanto emerso, la love story è avvenuta quando Aupetit non era ancora vescovo, ma soltanto sacerdote ed era vicario generale dell’arcidiocesi parigina, all’epoca guidata dal cardinale André Vingt-Trois. Nella sua ricostruzione dei fatti, però, il presule ha sempre respinto le accuse: “Quando ero vicario generale, una donna si è fatta viva a più riprese con visite, email ecc., a tal punto che talvolta ho dovuto prendere delle disposizioni per distanziarci. Riconosco tuttavia che il mio comportamento nei suoi riguardi è potuto essere ambiguo, lasciando così sottendere l’esistenza tra di noi di una relazione intima e di rapporti sessuali, cosa che smentisco con forza. All’inizio del 2012, ho informato il mio direttore spirituale e, dopo aver discusso con l’arcivescovo di Parigi di quel tempo, ho deciso di non vederla più e l’ho informata. Nella primavera 2020, dopo aver ricordato questa vecchia situazione con i miei vicari generali, ho avvertito le autorità della Chiesa”.

Annunciando le sue dimissioni, Aupetit aveva spiegato: “Vorrei dire che sono profondamente dispiaciuto per i problemi provocati nei fedeli che hanno già attraversato tante prove a partire dall’incendio di Notre-Dame, il Covid, il Rapporto della Ciase (sulla pedofilia del clero francese, ndr) e che oggi si ritrovano di fronte a questo articolo del giornale Le Point che mi riguarda. Vi confido che anche per me è stato uno choc leggerlo e mi sono chiesto se davvero c’erano così tante persone che desideravano che me ne andassi. Il rifugio nella preghiera e il sostegno di numerosi preti di Parigi, dei seminaristi, dei fedeli, degli amici mi hanno dato conforto e mi hanno permesso di tenere duro in questi ultimi giorni. Li ringrazio dal profondo del cuore per la fiducia e la testimonianza di affetto che mi hanno dato”.

L’ormai ex arcivescovo di Parigi aveva risposto anche agli altri attacchi che gli erano stati rivolti: dai problemi di governance alle accuse di negligenza. “Certo, – aveva spiegato Aupetit – è normale che le decisioni che si prendono possono generare frustrazioni e causare amarezze, ma non le prendo mai da solo. Sono circondato da numerosi consiglieri. Sono preti, diaconi e laici e ho sempre auspicato che sempre più donne potessero partecipare attivamente perché considero insostituibile il loro apporto di discernimento. Ma è anche vero che per quanto una decisione sia presa in comune, occorre che io debba assumerla e prendermene la responsabilità e con essa anche i possibili malcontenti che può generare”. E sulla love story aveva spiegato: “L’altro fatto, molto sconcertante, sarebbe la rivelazione di una relazione intima che avrei avuto come prete dieci anni fa, rivelata da una mail che è stata inviata al mio indirizzo e condivisa con il mio segretario all’epoca. Chi mi conosceva allora, e che condivide con me la mia vita quotidiana, può certamente testimoniare che non ho mai vissuto una doppia vita come lascia intendere l’articolo. Riconosco, come ho già detto, di aver gestito male la situazione con una persona che si è manifestata a più riprese nei miei confronti. Questo errore l’ho confidato al mio direttore spirituale e le autorità ecclesiastiche ne sono state messe al corrente”. Ma evidentemente il giudizio del Papa è stato diverso.

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