Non decolla il progetto di Matteo Salvini di creare un gruppo unico dell’estrema destra al Parlamento europeo. Dopo il forfait di Fratelli d’Italia, anche i polacchi di Diritto e Giustizia (Pis) – il partito fondato da Jarosław Kaczyński, di cui è membro anche il premier Mateusz Morawiecki – scelgono di restare nel gruppo dei Conservatori e Riformisti (Ecr) a Bruxelles. Uno smacco che arriva alla vigilia del summit “sovranista” in programma a Varsavia, a cui Salvini per ripicca sceglie di non partecipare più, annunciando un tour “alternativo” nelle capitali europee. La strada verso il gruppo unico si infrange così su tensioni interne e posizionamenti che guardano anche alla prossima elezione del presidente dell’assemblea in programma a gennaio, con i popolari – in prima linea il coordinatore nazionale di Forza Italia Antonio Tajani – tornano a tendere la mano alla Lega e il particolare alla sua ala “moderata”, quella del ministro Giancarlo Giorgetti.

Per ora però Salvini resta fermo sul suo disegno iniziale. “Continuiamo a impegnarci per un centrodestra vincente e alternativo alla sinistra in Italia e in Europa: è necessario che i tempi maturino e che vengano superati egoismi e paure“, dichiara. È possibile che il leader leghista continui a guardare ai Paesi dell’Est, come l’Ungheria governata da Fidesz di Viktor Orbàn: anche lì però deve fare i conti con la concorrenza di Giorgia Meloni. In Repubblica Ceca, peraltro, ha vinto le elezioni Petr Fiala, leader del Partito Democratico Civico che in Europa aderisce proprio all’Ecr. Così il gruppo si è ricompattato di fronte alle sirene della Lega e di Marine Le Pen: i Conservatori e Riformisti hanno presentato un proprio candidato per la presidenza del Parlamento, il polacco Kosma Zlotowski, e confermato nel ruolo di co-presidenti Raffaele Fitto di Fratelli d’Italia e Ryszard Antoni Legutko di Diritto e Giustizia. Senza l’adesione di questi due partiti, formare un gruppo “alternativo” che conti qualcosa è quasi impossibile.

Il no dei polacchi arriva alla vigilia delle manovre per eleggere il nuovo presidente dell’assemblea, e non è un caso che Tajani torni a tendere la mano all’alleato nel centrodestra italiano. “Se qualcuno, e penso alla Lega, decidesse di volersi avvicinare al Ppe faremo tutto ciò che è possibile per aiutare questo avvicinamento”, spiega il vicepresidente dei popolari. L’ipotesi, al momento, è simile ad un’utopia ma di certo, se Sassoli confermasse ufficialmente la sua ricandidatura, ai Popolari per eleggere la loro candidata, la maltese Roberta Metsola, servirebbero tanti voti. In ballo, sul versante destro, ci sono proprio quelli di Ecr e Identità e Democrazia, il gruppo in cui al momento milita la Lega. Al centro, a giocarsi le proprie carte è invece Renew Europe (a cui per l’Italia aderiscono Italia viva e Azione). Fino a qualche giorno fa sembrava che buona parte degli eurodeputati liberali non avessero intenzione di appoggiare Sassoli. Domani a Strasburgo, tuttavia, il presidente dell’Europarlamento vedrà il presidente francese Emmanuel Macron. Il bilaterale è a porte chiuse ma non può sfuggire che Macron, di fatto, controlla proprio il gruppo Renew.

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