Il nodo dei controlli tiene banco il giorno dopo l’approvazione del decreto che introduce il Super Green pass e la necessità almeno di un tampone per salire sui mezzi pubblici. Il governo ha annunciato una mobilitazione delle forze dell’ordine “in maniera totale” e un piano su scala nazionale senza precedenti, che sarà messo a punto da Prefetti e Comitati provinciali per l’ordine pubblico. Il potenziamento del certificato verde, allargato ad altri ambiti col nuovo decreto, passa ora per verifiche costanti in ristoranti, bar, treni, palestre, locali e ora anche hotel e tutto il trasporto pubblico, compresi bus e metro. Con il direttore generale dell’Azienda regionale dei trasporti sarda che avverte: “Per noi è impossibile, abbiamo 40 controllori e 4mila corse al giorno”.

Le ‘ispezioni’ si annunciano “a campione” e i sindacati di categoria già paventano il caos, salvo una marcata riorganizzazione e un disegno mirato sui controlli, evidenziando anche il problema legato ai rischi di aggressione. Senza contare che l’introduzione di una distinzione tra vaccinati e non, con il doppio binario del lasciapassare, potrebbe pesare sulla difficoltà dei controlli per questioni connesse alla privacy. Chiunque effettuerà i controlli potrà conoscere se il cittadino è vaccinato, guarito o ha fatto un tampone. Su questo aspetto il Garante della Privacy già in passato aveva espresso parere negativo. Di fronte all’imperativo del contenimento del virus, la componente dei controlli è stata definita da Mario Draghi una “parte fondamentale” della strategia. “Di questo – ha spiegato il presidente del Consiglio – è stata investita la ministra dell’Interno. Le forze dell’ordine saranno mobilitate in modo totale. C’è tutta una aneddotica sui mancati controlli, bisogna potenziarli. Tutte le forze di sicurezza, i vigili urbani, saranno impiegati con un impianto diverso dal passato”.

Eppure, come emerso dai retroscena, proprio la ministra Luciana Lamorgese avrebbe spiegato che si va incontro a difficoltà, di risorse e organizzative. La prima mossa del governo è quella di affidare ai Prefetti la costruzione di ‘Piani d’azione’ che andranno disegnati in base ai territori e in breve tempo: i Comitati provinciali dovranno essere riuniti entro tre giorni dalla pubblicazione in Gazzetta del nuovo decreto e adottare le misure stabilite in quella sede entro cinque giorni. E ogni settimana sarà richiesto allo stesso Comitato di offrire una relazione settimanale al Viminale, affinché i numeri sulle violazioni e sugli stessi risultati prodotti dagli accertamenti siano costantemente monitorati.

Ma soprattutto resta ancora da chiarire nelle prossime ore come e quali forze saranno messe in campo per i controlli sui mezzi del trasporto pubblico locale. I controllori infatti sono preposti alla verifica del titolo di viaggio e poi sono pochi. Basti pensare che a Roma l’Atac ha a disposizione solo 250 controllori in tutta la città su 350mila passeggeri che ogni giorno prendono la metro e 200mila il bus. L’Arst, azienda di trasporto regionale della Sardegna, ha 40 controllori per 4mila corse e senza un aiuto da parte del governo la verifica del green pass sarebbe infattibile. “Ancora non è stato stabilito come dovranno essere organizzati i controlli”, spiega Carlo Poledrini, direttore generale Arst, “siamo in attesa di qualche chiarimento maggiore per capire chi deve farli e come”. Polendrini ha quindi ammesso di essere rimasto “molto sorpreso” perché l’obbligatorietà. “Per noi fare le verifiche sarebbe impossibile se non a campione. Lo faremo perché siamo tutti convinti che la lotta al contagio vada fatta e collaboreremo. Ma da soli è impossibile: aspettiamo per capire come”.

Mentre i sindacati di categoria hanno già avvisato che bisognerà pianificare i controlli in modo da “non penalizzare i tempi del servizio” e tutelare i lavoratori da eventuali aggressioni. Insomma, temono criticità: “Il tema è la modalità dei controlli. Se sulle metro è fattibile perché ci sono tornelli, sui bus è ancora un’incognita. Serve pianificare bene per non penalizzare i tempi del servizio. Se i controlli saranno ad appannaggio delle forze dell’ordine, ci sarà tutta la nostra collaborazione, l’importante è condividere le modalità”, dice il segretario della Fit Cgil di Roma e Lazio Eugenio Stanziale. Il collega della Fit Cisl Marino Masucci gli fa eco: “Chiederemo un incontro al prefetto per capire le linee guida che metteranno in campo le forze dell’ordine anche a tutela dei lavoratori. Temiamo, infatti, che si possa creare una situazione di forte criticità”. Già l’obbligatorietà delle mascherine, ricorda Masucci, “aveva prodotto numerose aggressioni agli autisti che controllavano”.

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