Contro la valorizzazione, proclamata in Costituzione, del rapporto individuo-Comunità, nel quale vive il principio di solidarietà, si è opposta, a partire dall’assassinio di Aldo Moro in poi, la distruttiva dottrina neoliberista, che mira all’annientamento dei popoli e della solidarietà, esaltando l’egoismo degli individui.

Di conseguenza la Costituzione è stata vilipesa, calpestata, violata e inattuata. Oggi è evidente che esiste una battaglia senza limiti tra la salvezza e l’autodistruzione. E purtroppo il popolo italiano, lacerato da mille contraddizioni e guidato da un governo inidoneo, corre verso la rovina, mantenendo un sistema economico predatorio ed egoistico che è fortemente in contrasto con la Costituzione.

Incredibile è la cecità del governo, che vuole mettere a gara europea, e cioè donare agli stranieri servizi pubblici essenziali che sono fonte di produzione di ricchezza degli italiani (come a esempio Alitalia) e che vengono trasferiti quasi gratuitamente agli stranieri.

Punto essenziale del programma governativo è infatti la legge sulla concorrenza considerata nell’ottica europea, e perciò benedetta dai Paesi forti dell’Europa e dall’Ocse, diretta a eliminare numerose fonti di ricchezza italiane e specialmente quelle che derivano dai servizi di spiaggia, dal servizio pubblico essenziale dei taxi e persino dall’attività degli ambulanti.

Colpisce, in questo quadro, quanto ha affermato il ministro della pubblica amministrazione Renato Brunetta, il quale, invocando la legge sulla concorrenza, in sostanza si è schierato a favore di quegli imprenditori che omettono di adottare le misure contro i rischi sul lavoro, affermando che tutte le ispezioni non devono più avvenire a sorpresa, ma con preavviso telefonico. Il contrario di quello che serve per evitare le non più calcolabili morti bianche.

D’altro canto in questo quadro è da tener presente l’immane disastro provocato dalla diminuzione dell’offerta di lavoro (e della conseguente inarrestabile disoccupazione) che a mio avviso ha la sua causa fondamentale nell’adozione della moneta unica, la quale si sostanzia in un cambio fisso e non flessibile tra i vari Paesi europei, avvantaggiando i Paesi più forti a danno dei Paesi più deboli, come l’Italia.

Si pensi che i tassi interbancari, e cioè quanto pagano le banche, a corto di liquidità, per avere denaro da altre banche con liquidità esuberante e, in ultima istanza, dalla Bce, sono praticamente decisi settimanalmente e unitariamente per tutti i Paesi dell’Eurozona dalla Bce stessa, e che detti tassi assumono una valenza diversa poiché sono applicati a situazioni economiche diverse. Insomma con la moneta unica la Germania sarà sempre più forte e l’Italia sempre più debole. Finora con l’alleggerimento quantitativo (il cosiddetto quantitative easing) sono scesi i tassi d’interesse, ma l’Italia, che ha proceduto a svendite massicce dei beni produttivi di ricchezza, molto spesso appartenenti al demanio costituzionale, e cioè in proprietà pubblica demaniale del popolo a titolo di sovranità, non si è potuta giovare dei mutui concessi a tassi molto bassi, e talvolta addirittura negativi. A prescindere dal fatto che molte imprese, anziché investire il denaro in attività produttive, hanno preferito acquistare titoli del debito pubblico ottenendo un guadagno immediato attraverso la speculazione che non produce né ricchezza, né lavoro.

Al riguardo è da ricordare che si parla molto insistentemente del fatto che la Bce, essendosi superata la deflazione e avendo cominciato a prender piede l’inflazione, eliminerà l’alleggerimento fiscale per diminuire la massa di moneta circolante. Ciò determinerà un aumento dei tassi d’interesse sui mutui e quindi i Paesi più debitori, fra i quali primeggia l’Italia, dovranno pagare tassi insostenibili. Ed è in questa maniera che l’obiettivo del neoliberismo di distruggere il nostro Paese, con la quiescenza imbelle della quasi interezza del nostro popolo, arriverà alla sua conclusione: la distruzione dello Stato-Comunità e cioè della Repubblica italiana.

È per questo che sempre con più stringente necessità invoco l’attuazione degli articoli 1, 2, 3, 4, 9, 11, 41, 42, 43 e 118 ultimo comma della nostra Costituzione repubblicana e democratica.

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