Più passa il tempo e più è evidente che il governo Draghi si caratterizza per essere iperliberista e pesantemente antipopolare. Peggio di Berlusconi. Quanto ho appena affermato suona come una bestemmia alle orecchie di molti benpensanti e sinceri democratici. Questo perché Mario Draghi ha due enormi risorse a cui attinge a piene mani per presentarsi come il salvatore della patria.

La prima è quella di essere un “uomo della provvidenza”, un “tecnico e non un politicante” che non ha alcuna opposizione. Non è l’unto del signore ma certamente il beniamino di tutta l’informazione mainstream che notoriamente in Italia è in mano a imprenditori e combriccole in gonnella ben infilate nei gangli del potere. Un po’ come se Berlusconi, quando vinse le elezioni nel 1994, avesse avuto con sé tutti i giornali e un’opposizione parlamentare puramente teatrale, come quella di cui è protagonista Giorgia Meloni.

La seconda risorsa di Draghi è quella di essere pieno di soldi da spendere. Per trent’anni, dal governo Amato del 1992 in poi, ci hanno raccontato che i soldi non ci sono, che occorreva fare i sacrifici. Conseguentemente le politiche dei vari governi sono state indissolubilmente caratterizzate dell’austerità. Oggi, magicamente, i soldi sono apparsi dal nulla e rendono l’azione di Draghi assai più semplice. Infatti, il nostro può fare le peggiori operazioni antipopolari senza dover fare – nell’immediato – delle stangate. Nell’immediato, perché ovviamente i soldi che Draghi sta regalando a tutti gli strati delle classi dominanti prima o poi li dovremo restituire e ci spiegheranno nuovamente che “non ci sono i soldi” e che dobbiamo fare i sacrifici. Ma oggi Draghi olia la società italiana con 200 miliardi e può fare le peggiori porcherie senza che si notino troppo.

Per ragioni di spazio mi soffermo su un esempio solo, poco conosciuto.

Nell’articolo 6 del Disegno di legge sulla concorrenza e il mercato si pongono in essere una serie di vincoli e obblighi tali da portare alla completa privatizzazione dei servizi pubblici locali e al definitivo stravolgimento del ruolo dei Comuni.

In questo provvedimento, per la prima volta nella storia della Repubblica nata dalla resistenza e fondata sul lavoro, si ipotizza e si pongono le condizioni per realizzare la privatizzazione di tutti i servizi pubblici locali senza alcuna esclusione. Alla faccia del rispetto delle autonomie locali e della democrazia, il provvedimento prevede che la gestione dei servizi pubblici locali diventi competenza esclusiva dello Stato da esercitare nel rispetto della tutela della concorrenza. Un’unica enorme ondata privatizzatrice che vuole cancellare la possibilità per i comuni di gestire i propri servizi con la dovuta attenzione al disagio sociale e al bene comune.

Come spiega il vocabolario, per servizio pubblico locale si intende “qualsiasi attività che preveda la produzione di beni e servizi rivolti a realizzare fini sociali e a promuovere lo sviluppo economico e civile delle comunità locali. Gli enti locali, nell’ambito delle rispettive competenze, provvedono alla loro gestione”. Stiamo parlando della raccolta rifiuti, del trasporto pubblico locale, della fornitura dell’acqua e così via. Tutto questo viene spazzato via senza che nel paese vi sia una vera discussione. Il governo agisce di soppiatto, come i ladri nella notte.

Forse qualcuno si ricorda che nel 2011 la stragrande maggioranza del popolo italiano decise, con un referendum, la propria contrarietà alla privatizzazione dell’acqua. A Draghi questo non importa e in violazione di qualunque legalità costituzionale calpesta la volontà popolare. Non solo la politica di Draghi è antipopolare: costituisce anche una palese violazione delle regole democratiche fondamentali. Draghi fa finta di non saperlo ma anche i popoli, non solo i mercati, votano

Dopo queste poche righe forse diventa maggiormente comprensibile perché dia un giudizio così duro sulla politica di Draghi, questo banchiere che grazie ai soldi della Bce e al sostegno dei media sta demolendo cosa era rimasto di pubblico nella Repubblica italiana.

Quando l’anno scorso il Covid ha cominciato a uccidere, le uniche strutture che hanno retto sono state la sanità pubblica e la pubblica istruzione. Per alcuni mesi gli infermieri della sanità pubblica sono addirittura diventati eroi, ma adesso, il banchiere prestato alla politica, vuole spazzare via tutto questo. Come se non bastasse, in linea con il buonismo che caratterizza l’immagine pubblica di questo governo, il provvedimento ci dice che ha lo scopo di “promuovere lo sviluppo della concorrenza e di rimuovere gli ostacoli all’apertura dei mercati (…) per rafforzare la giustizia sociale, la qualità e l’efficienza dei servizi pubblici, la tutela dell’ambiente e il diritto alla salute dei cittadini”.

Il nostro parlamento si troverà quindi a votare queste falsità, del resto ha già votato che Ruby fosse la nipote di Mubarak: non è molto diverso. Beato il paese che non ha bisogno di eroi. E di banchieri.

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