di Andrea Taffi

C’è qualcosa che non va, almeno per me. Ascoltando gli intellettuali che mi piace ascoltare, leggendo i giornalisti che mi piace leggere, dovrei pensare di essere nel pieno di una dittatura sanitaria e non. No vax e no green pass vittime di illegalità inaccettabili e di decisioni liberticide. Politica sanitaria del Governo scriteriata e volta (con la scusa di liberarci dal Covid-19) solo a rimpinguare le casse delle case farmaceutiche e a prorogare strumentalmente lo stato di emergenza.

Ora, non voglio dire che il Governo Draghi non sia esente da critiche, che la politica del fare non ha lasciato strada alla tecnica dell’attesa o che le case farmaceutiche siano spinte solo da filantropia sanitaria. Voglio soltanto dire che non mi sembra opportuna la critica a prescindere soltanto perché, dall’altra parte, c’è chi loda a prescindere e vede Draghi come una specie di Deo calato sulla terra al punto tale che debba ricoprire tutti i ruoli (si parte da quelli di presidente del Consiglio e di presidente della Repubblica, per il resto si vedrà).

Mi spiego meglio. Siccome c’è chi vede i provvedimenti del governo Draghi come le tavole di Mosè, allora ci deve essere, dall’altra parte, chi critica tutto dello stesso governo del “Messia” solo perché i discepoli del draghismo sono insopportabili. Voglio dire che questa crociata all’incontrario degli intellettuali e dei giornalisti che ascolto e leggo, se giusta su tante cose, non può spingersi a filosofeggiare su un argomento così delicato e concreto come le misure alla lotta alla pandemia. Non si può (in punta di filosofia del diritto, con sconfinamenti nel costituzionale) cercare le profonde ragioni di principio astratto che in qualche maniera portano a non condannare a priori i comportamenti e le pretese dei no vax/green pass. Soprattutto da parte di persone di alto profilo intellettuale che sono a favore della vaccinazione e che potrebbero usare bene (e meglio) la loro intelligenza e profondità di pensiero.

Tutta questa “segheria mentale” (mi si passi il termine) non è fine a se stessa, perché finisce per ingenerare dubbi anche in chi non è no vax ed è favorevolissimo al Green pass ovunque. E poi suonano astratte le considerazioni intellettuali verso i comportamenti di chi vuol fare come gli pare mettendo a rischio la salute pubblica. Se proprio si vuole fare una considerazione giuridica, quando invece la parola d’ordine dovrebbe essere “vaccino e basta”, ricordo che gli interessi non sono tutti uguali ed esiste un principio, quello del contemperamento, ossia la graduazione degli interessi, anche di rilevanza costituzionale, facendo prevale quelli più importanti. E, nel contesto di una pandemia quasi biennale, nel bel mezzo di una quarta ondata, che cosa c’è di più importante della salute pubblica? La risposta ce la deve dare la concretezza non l’astrattezza, non dimentichiamolo.

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