L’attuazione rapida della patente a punti per le imprese edilizie, prevista da 12 anni ma rimasta sulla carta perché manca il decreto attuativo. Un piano straordinario dell’Inail, in collaborazione con gli enti bilaterali del settore, per diffondere la cultura della sicurezza tra lavoratori, imprenditori e responsabili di cantiere. Ma anche l’introduzione nel codice penale di un’aggravante per “infortunio mortale sul lavoro” e la possibilità di pensionamento anticipato per gli edili. Sono le richieste dei sindacati delle costruzioni Feneal Uil, Filca Cisl e Fillea Cgil, che sabato 13 novembre hanno manifestato in piazza Santi Apostoli a Roma per la sicurezza sul lavoro davanti a una scenografia di croci bianche sormontate da caschetti gialli da cantiere con una rosa rossa per ogni croce. “Il decreto fiscale va nella direzione giusta ampliando i poteri dell’Ispettorato nazionale e prevedendo la creazione di una banca dati unica e un maggior coordinamento delle ispezioni”, spiega Alessandro Genovese, segretario Fillea. “Questo dovrebbe ridurre il problema imbarazzante per cui i pochi ispettori arrivano in cantiere troppo tardi, dopo che l’impresa in qualche modo è stata avvertita. Ma non basta: serve un sistema che qualifichi le imprese ed escluda dagli appalti pubblici quelle che, in seguito a infortuni sul lavoro, esauriscono i punti”. Che verrebbero attribuiti in base a dimensioni, categoria e certificazioni possedute (con premi per chi fa investimenti aggiuntivi in sicurezza).

“Troppo spesso le piccole aziende”, continua il sindacalista, “dopo aver vinto un appalto con ribasso eccessivo cercano di accelerare i lavori mettendo fretta agli operai, che peraltro sempre più spesso sono pagati a cottimo. Il risultato è che per far veloci non si fissano le corde salvavita, si fa a meno dei parapetti…”. Situazioni sempre più diffuse “perché il settore tra Pnrr e incentivi è inondato di soldi che finiscono anche ad aziende improvvisate o troppo piccole. E’ per questo che la norma sulla patente va fatta subito”. Anche perché i dati dell’Inail mostrano un aumento del 16% delle denunce di infortuni nelle costruzioni tra gennaio e settembre 2021 rispetto allo stesso periodo del 2020 (segnato, va ricordato, dal lockdown): da 17.891 a 21.236, di cui 87 mortali. Nel solo mese di settembre sono state 1.826.

Anche per questo l’altro auspicio dei sindacati è che si introduca nel codice penale l’aggravante di infortunio mortale sul lavoro. “Se investi qualcuno da ubriaco o drogato hai l’aggravante di omicidio stradale. Invece all’imprenditore condannato perché consapevolmente ha risparmiato sul caschetto o ha assunto in nero o non ha montato tutto l’impalcato viene contestato solo l’omicidio colposo, non quello doloso”, chiarisce Genovesi. “Quindi non fa un giorno di galera e non scatta il sequestro patrimoniale. Con il risultato che ha tutto il tempo di intestare ad altri i propri bene e le parti civili, quando fanno richiesta di risarcimento, non vedono un euro. Spesso si tratta di famiglie che restano senza reddito”.

Strettamente legata alla sicurezza la rivendicazione che riguarda i pensionamenti: “L’aspettativa di vita dei lavoratori del settore è tra le più basse. L’80% delle malattie professionali colpisce gli over 55. E un quarto dei morti in cantiere quest’anno era over 60, in alcuni casi addirittura over 70“, racconta il segretario Fillea. “E’ un lavoro gravoso e usurante, esposto alla intemperie, non è possibile a quell’età essere ancora sulle impalcature. Per questo chiediamo una super ape social, cioè la possibilità di andare in pensione a 63 anni come prevede l’ape social ma con solo 30 anni di contributi. Il requisito dei 36 anni è impossibile da raggiungere per gli edili, che tipicamente lavorano in modo discontinuo“.

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