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Trieste, l’allarme del primario di terapia intensiva: “Siamo tornati ai tempi bui, con reparti al limite e doppi turni”

Per Umberto Lucangelo, dell'ospedale di Cattinara, la situazione è destinata a peggiorare: "Siamo tornati allo schieramento di forze della seconda ondata con l’aggravante che non c'è il lockdown perché la città lavora"
Trieste, l’allarme del primario di terapia intensiva: “Siamo tornati ai tempi bui, con reparti al limite e doppi turni”
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“Stiamo tornando ai periodi più bui della pandemia, con un’impennata vertiginosa di contagi, reparti al limite, spostamento di risorse e doppi turni”: questo è lo scenario descritto dal primario della Terapia intensiva dell’Ospedale di Cattinara di Trieste Umberto Lucangelo in un’intervista pubblicata dal Corriere della Sera. Ad aggravare la situazione anche “l’atteggiamento scellerato di chi crede alla fantascienza e non si vaccina“, taglia corto il medico. I ricoverati hanno un’età media di 60 anni e il 90% non è vaccinato: “Ma c’è anche chi non poteva farlo”, sottolinea a scanso di equivoci. In questo momento in terapia intensiva ci sono 11 persone e quella semi intensiva è piena. “Se si superano i 18 posti in terapia intensiva – spiega Lucangelo – bisogna ridurre gli interventi programmati. Siamo tornati allo schieramento di forze della seconda ondata con l’aggravante che non c’è il lockdown perché la città lavora, la vita scorre com’è giusto che sia e la gente si fa male, ci sono gli infarti, gli ictus e gli incidenti”.

Tra chi ha scelto con condizione di non vaccinarsi, dice il primario, ci sono atteggiamenti diversi. “Alcuni si pentono – dice – e mi è capitato di assistere a scene emblematiche, come una videochiamata ai figli di un paziente appena estubato: diceva che il Covid è una cosa seria e consigliava il vaccino. Altri sono invece negazionisti irriducibili ed escono dal reparto ancora convinti che il Covid non esista. C’è chi dice che noi iniettiamo dei microchip e che siamo tutti pagati da Big Pharma. È gente che sta mettendo un peso enorme sulla nostra società”.

A una situazione di grande pericolo interna si aggiunge anche la vicinanza con la Slovenia, dove solo il 54,2% della popolazione ha completato il ciclo vaccinale e il 57% ha ricevuto la prima dose. La sfida più grande secondo Umberto Lucangelo è combattere contro la convinzione delle persone e i falsi miti. “È difficile rispondere al perché a Treste ci si vaccina meno che nel resto d’Italia: forse c’è una quota di triestini convinta di essere meno vulnerabile per il fatto che conduce una vita sportiva e salutistica. Da noi esiste un po’ la credenza mitica dell’invincibilità. Io ho fatto anche la terza dose perché credo nella scienza e non nello sciamanesimo di quattro scalmanati. La situazione peggiorerà. Siamo come surfisti sulla cresta di una grande onda inseguita dagli squali. Bisogna stare attentissimi all’equilibrio perché se cadiamo si fa dura”.

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