Altro che luci d’artista. Sono luci da cani. Con tutto il rispetto per l’animale. Sono luci del c…Riferito a quella forma fallica comparsa in Piazza Nazionale che vorrebbe essere un orsacchiotto sognante sulla luna. Sui social si è scatenata una guerra d’insulti contro le luminarie di Natale. Criticatissime, a ragione, da Vittorio Sgarbi: “Le più butte mai viste”. La solita figuraccia visto che il bando europeo da 2.2 milioni di euro prevedeva “originalità artistica ad effetto scenografico”. Altro che originalità, le luminarie sono un riciclo, noleggiate, sporche e non in buona manutenzione.

In principio fu il Gabbibo natalino a piazza Vittoria. Subito rimosso. Con la minaccia: ritornerà. Poi un “presepe” fatto di slitta e babbo e natale in quello che è considerato il salotto di Napoli, Piazza Plebiscito. Un duro colpo all’estetica della città. Secondo il filosofo, ex assessore alla cultura Nino Daniele: “Le luminarie in luoghi storici e monumentali patrimonio dell’umanità e simboli, universali di cultura richiedono rispetto, valorizzazione. Questa operazione sembra non riuscita con Napoli, anzi la “sfigura”. Ne vedremo ancore delle belle, cioè delle brutte…

Quello che terrorizza Antonella Esposito Gagliardi, avvocato attenta alle tematiche di tutela del territorio, sono i numeri: “Il Luminapark coprirà 140 km e 36 piazze dal centro alla periferia. Il ministro Franceschini, venuto più volte in visita, indica Napoli come capitale del turismo, della musica e della cultura. Una promozione che mal si concilia con questi luci farsesche”. Altro che luci della ribalta post-pandemia. Adesso il presidente della Camera del Commercio Ciro Fiola (sua anche l’idea assai poco apprezzata di accendere il “parco giochi” già dai primi di novembre) dovrà vedersela con il nuovo sindaco Manfredi e con la Sovrintendenza. Si può solo migliorare, visto che il peggio è stato già messo in scena. C’è chi chiede per Fiola le dimissioni e chi insinua la lunga mano della camorra anche sulle luminarie. Intanto per i turisti in visita viene in mente l’urlo di Eduardo De Filippo: fujetevenne.

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