La bozza della legge di Bilancio lievita di ben 34 articoli rispetto alla versione approvata in consiglio dei ministri il 28 ottobre. Impossibile, dunque, sostenere che sia cambiato poco o nulla rispetto a 13 giorni fa, quando i ministri riuniti a Palazzo Chigi hanno letto e approvato il testo. Eppure per il premier Mario Draghi, che vuole sventare l’assalto alla diligenza già preannunciato dai partiti in caso di nuova discussione, non serve un nuovo passaggio in cdm: il nuovo documento, ora di 219 articoli, verrà trasmesso direttamente al Parlamento. Violando così la norma (articolo 2 della legge 400/88) in base alla quale il cdm “determina la politica generale del governo e, ai fini della sua attuazione, l’indirizzo generale dell’azione amministrativa” e sono sottoposti alla sua deliberazione, tra il resto, i decreti e i disegni di legge. In questo caso, l’organo che doveva approvare formalmente il ddl sul bilancio dello Stato ne ha preso visione solo parziale, prima che il testo fosse completato e in parte riscritto dai tecnici del Tesoro nei giorni successivi. Per non parlare del forte ritardo rispetto alla tabella di marcia prevista dalle regole europee, secondo cui la manovra deve arrivare alle Camere il 20 ottobre. Slittamenti notevoli si sono registrati anche in passato, ma l’anno scorso, per esempio, la manovra approvata “salvo intese” il 16 novembre è tornata proprio per questo in cdm.

Le modifiche rispetto alla prima bozza – Rispetto alla prima bozza, tra il resto, cambiano le regole per Opzione donna (che viene prorogata senza innalzare i requisiti a 60 anni, come previsto nella prima bozza) e per il decalage del reddito di cittadinanza, viene confermata la cessione del credito e dello sconto in fattura per i bonus edilizi che due settimane fa risultava invece cancellata, spuntano i “Livelli essenziali delle prestazioni sociali per la non autosufficienza, arriva la possibilità per le Regioni di assumere a tempo indeterminato i sanitari e gli oss reclutati a termine per l’emergenza Covid e ci sono 90 milioni annui per i premi al personale del pronto soccorso.

Taglio delle tasse e bonus – All’articolo 2 è ovviamente confermato il fondo da 8 miliardi per il taglio delle tasse. Sarà il Parlamento – o meglio il Senato – a decidere come ripartirli tra taglio delle aliquote marginali Irpef (quelle più alte) e dell’Irap. Resta poi invariato il tetto Isee di 25.000 euro per accedere al superbonus del 110% nel caso in cui la ristrutturazione edilizia interessi le villette. Viene prorogata fino al 2024 la cessione del credito e dello sconto in fattura per i bonus edilizi e fino al 2025 per il superbonus. Ma proprio oggi pomeriggio il cdm si riunirà per varare un decreto con norme per contrastare le frodi, dopo che l’Agenzia delle Entrate ha scoperto falsi crediti per almeno 800 milioni di euro.

Reddito di cittadinanza, decalage dopo il rifiuto di un’offerta – Per chi usufruisce del reddito di cittadinanza, “la ricerca attiva del lavoro è verificata presso il centro per l’impiego in presenza con frequenza almeno mensile; in caso di mancata presentazione senza comprovato giustificato motivo si applica la decadenza dal beneficio”. Anche il Patto per l’inclusione prevede “la frequenza almeno mensile in presenza presso i servizi di contrasto alla povertà al fine della verifica dei risultati raggiunti e del rispetto degli impegni assunti nel progetto personalizzato”, pena la decadenza in caso di mancata presentazione senza motivo. Inoltre, come già noto dalle bozze, si decade dopo due proposte di lavoro congrue rifiutate. La prima offerta è congrua se il lavoro dista “80 km dalla residenza” o vi si arriva in 100 minuti con mezzi pubblici. Il vincolo territoriale salta dalla seconda offerta: è congrua da qualsiasi luogo arrivi in territorio italiano. Una previsione “assurda e punitiva”, secondoil comitato per la valutazione del reddito guidato da Chiara Saraceno. Quanto al decalage, la bozza del Cdm faceva calare di 5 euro al mese l’assegno dal sesto mese, ora il taglio parte dalla prima offerta congrua rifiutata.

Pensioni e Opzione donnaOpzione donna, l’anticipo della pensione per le donne, per il quale nella prima bozza veniva alzato a 60 anni il requisito di età, nella versione aggiornata cambia, viene prorogata per un anno ma con i requisiti attuali, cioè 58 anni per le dipendenti e 59 per le autonome. Nel 2022 diminuisce di 50 milioni il fondo per l’uscita anticipata dei lavoratori delle imprese in crisi: nella nuova bozza le risorse scendono da 200 milioni a 150 milioni. Restano invariati gli importi previsti per il 2023 e il 2024, pari a 200 milioni all’anno. Il Fondo è istituito presso il Mise ed è “destinato a favorire l’uscita anticipata dal lavoro, su base convenzionale, dei lavoratori dipendenti di piccole e medie imprese in crisi, che abbiano raggiunto un’età anagrafica di almeno 62 anni”. Per il contratto di espansione vengono stanziati complessivamente oltre 1,6 miliardi per il triennio 2022-2024, destinati agli accordi per lo scivolo pensionistico fino a cinque anni che dovrebbe favorire il turnover. La manovra abbassa a 50 dipendenti per il 2022 e per il 2023 la soglia dimensionale delle imprese che possono accedervi.

I fondi per la non autosufficienza – Arrivano i Livelli essenziali delle prestazioni sociali per la non autosufficienza (Leps), ovvero servizi “con carattere di universalità su tutto il territorio nazionale per garantire qualità della vita, pari opportunità, non discriminazione, prevenzione, eliminazione o riduzione delle condizioni di svantaggio e di vulnerabilità“. La nuova bozza prevede che programmazione, coordinamento e realizzazione dell’offerta integrata dei Leps venga realizzata “negli ambiti territoriali sociali”, “che costituiscono la sede necessaria nella quale programmare, coordinare, realizzare e gestire gli interventi, i servizi e le attività utili al raggiungimento dei LEPS”. Viene poi integrato il Fondo per le non autosufficienze con 100 milioni per il 2022, 200 milioni per il 2023, 250 milioni per il 2024 e 300 milioni a decorrere dal 2025. Cambia nome il Fondo per la disabilità e la non autosufficienza, che dal primo gennaio 2022 si chiamerà Fondo per le politiche in favore delle persone con disabilità e sarà trasferito al Tesoro per procedere con il riordino e la sistematizzazione delle politiche di sostegno alla disabilità. Il Fondo viene incrementato di 50 milioni di euro annui dall’anno 2023 all’anno 2026.

La stabilizzazione dei sanitari assunti a termine per la pandemia – Dal 1° luglio 2022 e fino al 31 dicembre 2023 i servizi sanitari regionali possono assumere a tempo indeterminato, “in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di personale”, i sanitari e gli oss che sono stati reclutati a tempo determinato durante l’emergenza. “Al fine di rafforzare strutturalmente i servizi sanitari regionali anche per il recupero delle liste d’attesa e di consentire la valorizzazione della professionalità acquisita dal personale che ha prestato servizio durante l’emergenza”, si legge, “gli enti del Servizio sanitario nazionale possono assumere in coerenza con il piano triennale dei fabbisogni di personale, il personale che abbia maturato al 30 giugno 2022 alle dipendenze di un ente del servizio sanitario nazionale almeno 18 mesi di servizio, anche non continuativi, di cui almeno 6 mesi nel periodo intercorrente tra il 31 gennaio 2020 e il 30 giugno 2022, secondo criteri di priorità definiti da ciascuna regione”.

I premi al personale del pronto soccorso – Arrivano 90 milioni di euro annui per il personale del pronto soccorso, “ai fini del riconoscimento delle particolari condizioni del lavoro svolto” dal Servizio sanitario nazionale nei servizi di pronto soccorso. L’indennità accessoria, nell’ambito dei rispettivi contratti collettivi nazionali di lavoro, è di 27 milioni di euro annui per la dirigenza medica e di 63 milioni per il personale del comparto sanità, a fronte “dell’effettiva presenza in servizio”. Le risorse arrivano dai fondi per il finanziamento del fabbisogno sanitario nazionale standard.

Stretta anti evasione per hotel e affitti brevi – Nuova stretta anti-evasione per hotel, b&b e affitti brevi: per “esigenze di contrasto all’evasione fiscale e contributiva” la bozza della manovra consente “all’amministrazione finanziaria degli enti creditori per le finalità istituzionali” di avere accesso alla banca dati delle strutture ricettive. La banca dati, con un codice unico di identificazione per ogni struttura, è stata istituita nel 2019 per combattere l’evasione, compresa quella della tassa di soggiorno, prevedendo però che i Comuni potessero avere accesso ai soli dati delle presenze per la pubblica sicurezza.

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