Con la legge di Bilancio arrivano, accanto al mini taglio del reddito di cittadinanza per gli 1,1 milioni di percettori occupabili a partire dal sesto mese, anche diversi ritocchi alla definizione delle offerte “congrue“. Cioè quelle che da ora in poi non potranno essere rifiutate per più di due volte pena la perdita del sussidio. Non solo: il testo entrato in consiglio dei ministri – che fino all’ultimo è stato di un braccio di ferro tra centrodestra e Movimento 5 stelle – prevede il coinvolgimento accanto ai Centri per l’impiego delle agenzie per il lavoro private. Nel caso trovino occupazione a uno dei beneficiari, incasseranno il 20% dell’incentivo già previsto per le imprese che li assumono. Restano invece irrisolti i principali problemi individuati dagli esperti: la penalizzazione delle famiglie numerose, dei nuclei extracomunitari e dei residenti al Nord. Aspetti che potrebbero essere affrontati durante la conversione parlamentare della manovra, quando il governo Draghi avrà in mano la relazione del Comitato per la valutazione del reddito istituito dal ministro del Lavoro dem Andrea Orlando e guidato da Chiara Saraceno.

Il “decretone” che nel 2019 ha istituito reddito e quota 100 prevedeva che non si potesse dire no a una prima offerta “entro cento chilometri di distanza dalla residenza del beneficiario o comunque raggiungibile in cento minuti con i mezzi di trasporto pubblici”, ad una seconda offerta “entro duecentocinquanta chilometri di distanza” e ad una terza offerta “ovunque collocata nel territorio italiano“. La distanza ammissibile aumentava dopo i primi 12 mesi di fruizione del rdc. Ora, per accontentare le forze politiche secondo cui il reddito disincentiva il lavoro, questa distinzione legata alla durata dell’aiuto salta e aumenta l’incentivo ad accettare subito: la prima proposta sarà congrua solo se entro 80 chilometri dalla residenza mentre dalla seconda, a patto che sia a tempo indeterminato, non ci sarà più alcun limite di distanza. Chi vive in un Comune del Sud e si vede offrire un posto a Torino o in Valtellina, insomma, dovrà trasferirsi all’altro capo dell’Italia. Solo se il contratto è a termine (la durata minima prevista è tre mesi) o part time continuerà a valere il limite degli 80 chilometri o cento minuti di mezzi pubblici.

La manovra modifica anche i paletti retributivi. Finora, l’offerta era ritenuta congrua solo se il salario era superiore di almeno il 10% rispetto al sussidio massimo previsto per un single, compresa la componente affitto: 858 euro. Ora si specifica che la cifra va “ri-proporzionata in base all’orario di lavoro previsto nel contratto”: vale a dire che chi si vedrà proporre un part time al 60% pagato poco più di 500 euro dovrà dire sì. Un ulteriore comma introduce un legame con i minimi salariali previsti dai contratti collettivi principali di ogni settore, cosa che in alcuni casi – per esempio il famigerato ccnl servizi fiduciari – potrebbe comportare.

Le famiglie in cui almeno una persona è in grado di lavorare stando alle bozze si vedranno poi ridurre il sussidio di 5 euro al mese dal sesto mese di percezione, a meno che tra i componenti non ci sia un bambino con meno di 3 anni oppure un disabile grave o non autosufficiente. La riduzione vale solo per chi riceve almeno 300 euro mensili e, dopo lunghe trattative seguite al consiglio dei ministri, scatterà unicamente per chi ha rifiutato una prima offerta di lavoro.

L’ultimo tassello riguarda il coinvolgimento delle agenzie private, rivendicato dal leader M5s Giuseppe Conte con l’obiettivo di rendere “più efficiente il sistema di ingresso nel mondo del lavoro” visto che il rafforzamento dei centri pubblici arranca. Per ogni soggetto assunto con la loro mediazione riceveranno il 20% dell’incentivo che spetta al datore di lavoro che assume il beneficiario. Ovvero l’importo mensile del reddito per un periodo pari alla differenza tra 18 mensilità e quelle già godute, fino ad un massimo di 780 euro al mese. Se l’assunto riceveva il reddito da 10 mesi, per esempio, la “dote” sarà di 6.240 euro di cui 1.248 andranno all’agenzia che ha fatto da tramite. L’altra novità è che da ora in poi l’incentivo economico non spetterà solo a chi utilizza la piattaforma digitale di domanda e offerta di lavoro dell’Anpal ma a qualsiasi azienda che offra a un percettore un contratto “a tempo indeterminato, pieno o parziale, o determinato o anche mediante contratto di apprendistato”.

Arrivano poi procedure più semplici per “i progetti di inclusione dei Comuni“, quelli in cui gli enti locali possono coinvolgere gratuitamente i percettori per un massimo di 8 ore a settimana: finora sono stati poco utilizzati anche a causa di procedure troppo complesse, come spiegato al fattoquotidiano.it da Luca Vecchi, sindaco di Reggio Emilia e delegato per il welfare dell’Anci. La legge di Bilancio prevede che “i Comuni sono tenuti ad impiegare almeno un terzo dei percettori di RdC residenti”. Per semplificare la gestione, si specifica che lo svolgimento di queste attività – dalla cura del verde pubblico alla gestione dei rifiuti, ma durante il Covid anche i controlli sul distanziamento all’ingresso delle scuole o sugli suolabus – “è a titolo gratuito e non è assimilabile ad una prestazione di lavoro subordinato o parasubordinato e non comporta, comunque, l’instaurazione di un rapporto di pubblico impiego con le amministrazioni pubbliche”.

Sul fronte dei controlli, l’Inps dovrà definire entro il 31 marzo di ogni anno, in collaborazione con ministero del Lavoro e Agenzia delle Entrate, un piano di verifiche dei requisiti patrimoniali dichiarati nella dichiarazione sostitutiva unica. In caso di dichiarazioni false scatterà la revoca. Finora, va ricordato, gli illeciti legati alla percezione del reddito scoperti dalla Guardia di Finanza sono stati relativamente pochi: i fondi illecitamente richiesti tra gennaio 2020 e settembre 2021 ammontano a 217 milioni su un totale di 15 miliardi sottratti alle casse pubbliche con truffe di varia natura. Entro tre mesi, infine, l’istituto trasmetterà al ministero della Giustizia l’elenco dei beneficiari del reddito per una verifica sulla presenza nella lista di persone condannate in via definitiva per reati – dal terrorismo all‘associazione mafiosa passando per la truffa aggravata – che in base alla legge del 2019 comportano l’impossibilità di chiedere il reddito.

Secondo l’Alleanza contro la povertà “non è accettabile non intervenire sulla scala di equivalenza Isee che penalizza le famiglie numerose con minori” e “bisogna eliminare il discriminatorio vincolo di residenza di 10 anni per le famiglie di origine straniera, riportandolo sul più ragionevole livello di 2 anni previsto per il Rei. Occorre inoltre allentare il vincolo di accesso sul patrimonio mobiliare oggi troppo stringente, perché un piccolo risparmio non deve essere causa di esclusione dalla prestazione”.

Articolo modificato da redazioneweb alle 15:52 dell’8 novembre

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