Sembra incredibile: a due anni dall’estallido social (le proteste iniziate il 7 ottobre 2019 contro l’aumento del costo del biglietto della metropolitana e, in generale, contro il carovita e la corruzione, ndr), dopo i conflitti, l’onda del cambiamento, dopo il referendum che ha bocciato la vecchia Costituzione di Pinochet, dopo la vittoria della sinistra e dei movimenti nella elezione dell’Assemblea Costituente, le imminenti elezioni presidenziali cilene rischiano di essere vinte da Jose Antonio Kast, leader della destra più dura e reazionaria.

Già era sorprendente che i sondaggi dessero Kast in seconda posizione, e quindi passante al ballottaggio, dopo il candidato della nuova sinistra, il giovane Gabriel Boric, favorito della vigilia. Aveva già da settimane superato il candidato del centro-destra ufficiale, Sebastian Sichel, in caduta dopo aver vinto le primarie della sua coalizione. Ma gli ultimi sondaggi danno addirittura Kast in testa al primo turno, che si svolgerà il 21 novembre, e – novità sconvolgente – favorito al ballottaggio del 19 dicembre contro Boric.

Kast è nato e cresciuto nel grembo della destra pinochetista. Nel 1988 giovane militante della Unione Democratica Indipendente (Udi) appare in tv a fare propaganda per il Sì alla continuazione del regime di Pinochet. Per avere un termine di paragone, l’attuale presidente Sebastián Piñera, pur essendo di destra, in quel referendum si schierò per il No.

Più di trent’anni dopo, ai giorni nostri, la cosa si ripete nel referendum per dare il via a una nuova Costituzione. La maggior parte del centrodestra, tenendo conto degli umori del momento, si pronuncia per il Sì (Apruebo) mentre Kast con il suo Partito Repubblicano si schiera per il No (Rechazo). Il Rechazo supera di poco il 21%. Nell’Assemblea Costituente poi eletta, il centrodestra ha meno di un terzo dei componenti e Kast non ne aveva eletto nessuno. Com’è possibile che a un anno dal referendum costituzionale, a pochi mesi dall’elezione della Costituente, improvvisamente Kast diventi un possibile vincitore?

Torniamo alla sua biografia. E’ stato ininterrottamente deputato della Udi dal 2002 al 2018. Ma nel 2016, dopo aver verificato che non lo avrebbero candidato presidente, ne è uscito si è candidato alle presidenziali facendo concorrenza da destra a Piñera e strappando inaspettatamente quasi l’8 per cento. Aveva poi comunque sostenuto Piñera al ballottaggio ma è rimasto all’opposizione in tutti questi anni.

Non si pensava che sarebbe stato competitivo, ma nelle ultime settimane l’aria in Cile è cambiata. L’aumento degli ingressi “irregolari” di migranti venezuelani e colombiani alla Frontiera Nord, la piccola ma armata guerriglia di gruppi Mapuche nel Sud, il ritorno di scontri tra manifestanti nostalgici dell’ estallido e la polizia, hanno fatto crescere il richiamo all’ordine da “ristabilire”. I militanti del centrodestra più volte sconfitto in questi ultimi anni hanno visto in Kast il portabandiera di un possibile riscatto e hanno abbandonato il loro candidato ufficiale Sichel, giudicato troppo ambiguo debole e trasformista.

Ma non c’è solo l’ordine pubblico. Kast si contrappone alle riforme socialdemocratiche di Boric e degli altri candidati, che sarebbero pagate dal fisco, e punta invece alla riduzione delle tasse. Evoca in tutti i campi una difesa delle tradizioni che sono minacciate dalla nuova sinistra e dal mondo di cui il 35 enne Boric è portatore. Non solo è contro il matrimonio egualitario, appoggiato invece anche dall’uscente e cadente Piñera, ma scende in campo per difendere il rodeo, minacciato dagli ambientalisti animalisti. E’ ormai solidamente favorito tra gli ultra 50enni che han sempre votato a destra ma anche tra quelli che non si definiscono politicamente.

Una vittoria di Kast aprirebbe un conflitto con l’Assemblea Costituente che al termine dei suoi lavori, l’anno prossimo, deve consegnare a un referendum confermativo un testo completo. E’ ancora presto, comunque. Sulla base di quelli che saranno i risultati del primo turno è probabile che si creerà contro Kast una alleanza attorno a Boric. Di certo si va a una polarizzazione elettorale senza precedenti in Cile, ma ricca di riferimenti al passato e al presente (vedi Trump e Bolsonaro).

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