Non c’è solo la protesta dei missionari italiani in Brasile contro la cittadinanza onoraria concessa dal Comune di Anguillara Veneta al presidente Jair Bolsonaro. Adesso scende in campo la diocesi di Padova, visto che il presidente del Paese sudamericano, dopo la partecipazione al G20 di Roma, si recherà l’1 novembre nel paese padovano e quindi alla Basilica del Santo. Ma non troverà le autorità ad accoglierlo, non il sindaco di Padova Sergio Giordani e neppure il vescovo Claudio Cipolla. Anzi, dal palazzo vescovile è stata diffusa una dichiarazione molto severa.

“Il legame tra la terra veneta, e nello specifico padovana, con il Brasile è molto forte per la grande storia migratoria, per le relazioni mantenute con gli oriundi, e per la presenza missionaria diocesana e di diverse famiglie religiose che vivono il loro servizio in quel Paese”. Nella nota si ricordano “le testimonianze pagate con il sangue del comboniano padre Ezechiele Ramin (assassinato in Brasile nel 1985, ndr) e del fidei donum (‘dono della fede’, missionario inviato dalla diocesi di appartenenza, ndr) don Ruggero Ruvoletto (assassinato nel 2009 a Manaus, ndr)”. Si aggiunge che “i vescovi del Brasile proprio in questi mesi stanno denunciando a gran voce violenze, soprusi, strumentalizzazioni della religione, devastazione ambientali e l’aggravarsi di una grave crisi sanitaria, economica, etica, sociale e politica, intensificata dalla pandemia‘”. Non si cita esplicitamente la richiesta della commissione d’inchiesta di processare Bolsonaro per crimini contro l’umanità, ma si fa riferimento alla “gestione dell’emergenza Covid, in un Paese che ha registrato oltre 600mila morti per la pandemia”.

Ed ecco l’affondo del vescovo: “A fronte di tutto questo, la Chiesa di Padova, facendosi portavoce di un sentire diffuso e in forza del legame che unisce il Brasile con la nostra terra, coglie l’occasione del possibile passaggio ad Anguillara Veneta del presidente Bolsonaro per chiedergli accoratamente di farsi promotore di politiche rispettose della giustizia, della salute, dell’ambiente e soprattutto di sostenere i poveri”. Seguito da un giudizio morale: “Non si nasconde che il conferimento della cittadinanza onoraria ci ha creato forte imbarazzo, stretti tra il rispetto per la principale carica del caro Paese brasiliano e le tante e forti voci di sofferenza che sempre più ci raggiungono e non possiamo trascurare, gridate da amici, fratelli e sorelle”.

Alla Basilica del Santo anche i frati esprimono una posizione critica. Non lo hanno fatto in forma ufficiale, ma sono eloquenti l’annunciata assenza sia del rettore, padre Antonio Ramina, che del delegato pontificio monsignor Fabio Dal Cin. Uno dei frati ha raccontato al Corriere del Veneto: “Stiamo parlando di una persona che è stata appena incolpata dal suo stesso Paese di crimini contro l’umanità. Una persona che inoltre, a più riprese negli ultimi anni, si è duramente scontrata con Papa Francesco sul tema della drammatica deforestazione dell’Amazzonia e, in generale, sul carattere dittatoriale del suo governo. Cosa dovremmo fare? Stendere i tappeti rossi per l’arrivo in Basilica di Bolsonaro? Per carità”.

Quindi Bolsonaro andrà in Basilica come un pellegrino qualsiasi, uno fra i tanti che ogni giorno arrivano da tutte le parti del mondo. Ad Anguillara Veneta, invece, gli verrà consegnata la cittadinanza onoraria dal sindaco Alessandra Buoso. Il Consiglio comunale ha deciso il conferimento della cittadinanza, considerando che ad Anguillara era nato il trisnonno di Bolsonaro, poi emigrato in Brasile. Sarà una giornata di contestazioni perché alcuni gruppi di sinistra stanno organizzando una protesta all’insegna dello slogan “Fora Bolsonaro”. Si tratta del centro sociale Pedro, Adlcobas e Potere al Popolo. “Non accetteremo la sua presenza a Padova e saremo in Prato della Valle per bloccarne il passaggio dalle 14″. Annunciato anche un presidio ad Anguillara.

Sulla decisione di Anguillara ha messo cappello la Liga Veneta per Salvini Premier. Roberto Ciambetti, presidente del consiglio regionale, ha dichiarato con un comunicato ufficiale: “Trovo strumentali le proteste, l’onorificenza è stata concessa non certo per le scelte politiche di Jair Bolsonaro e le sue idee contestabili e inaccettabili sul caso Covid-19. La storia della famiglia Bolsonaro riassume quella di tanti veneti emigrati nell’ultimo quarto dell’Ottocento verso il Brasile, fuggendo dalla fame per finire nelle colonie a condurre una vita difficile, tra mille difficoltà”. E quindi sarebbe il riconoscimento di “una epopea segnata da tanti sacrifici che ha portato un discendente di Veneti ad essere il primo presidente oriundo veneto eletto direttamente dal popolo brasiliano”.

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