Le purghe del presidente turco Recep Tayyip Erdogan si allargano anche ai cittadini stranieri. Mentre l’ondata di arresti e condanne nei confronti degli oppositori politici, accusati di aver preso parte al fallito golpe del 2016, continua senza sosta, adesso nel mirino del Sultano di Ankara sono finiti anche i diplomatici di Canada, Francia, Finlandia, Danimarca, Germania, Olanda, Nuova Zelanda, Norvegia, Svezia e Stati Uniti. La loro colpa è aver chiesto il rilascio di Osman Kavala, il filantropo in carcere da quattro anni senza una sentenza di condanna. Il presidente ha prima convocato i dieci ambasciatori e ha poi minacciato la loro espulsione: “Ho detto al nostro ministro dell’Interno che non possiamo concederci il lusso di ospitare queste persone nel nostro Paese”, ha dichiarato.

Ieri, dopo la lettera con la quale hanno chiesto l’immediato rilascio del filantropo 64enne, i diplomatici sono stati convocati dal ministero degli Esteri, in seguito anche alle proteste del ministro della Giustizia, Abdulhamit Gul, e del ministro dell’Interno, Suleyman Soylu, che hanno ricordato l’indipendenza della magistratura turca. I vertici della diplomazia di Ankara avevano poi definito “inaccettabile” e “oltre misura” il comunicato.

Leader della società civile turca, Kavala è in carcere dal novembre del 2017 con l’accusa di aver preso parte al tentato golpe del 2016 e di aver partecipato alle manifestazioni antigovernative del 2013 di Gezi Park. Il filantropo ha però respinto tutte le accuse a suo carico. Il 18 ottobre del 2017 fu arrestato non appena atterrato all’aeroporto di Istanbul al ritorno da un viaggio nel sudest turco a maggioranza curda, dove curava diversi progetti legati alla difesa delle minoranze e dei diritti umani. Molto noto in patria ma anche all’estero, Kavala è stato assolto dalle accuse relative alle proteste anti governative del 2013 a febbraio dello scorso anno ma poche ore dopo l’assoluzione è stato raggiunto da nuove accuse relative a un presunto ruolo nel tentato colpo di Stato ed è quindi rimasto nel carcere di Silivri, alla periferia di Istanbul, dove si trova da quattro anni. Nel 2019 la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ne aveva chiesto la scarcerazione e il Consiglio d’Europa, a cui la Turchia ha aderito nel 1950, ha fatto sapere che se entro la fine del mese Kavala non verrà liberato potrebbe aprire una procedura per infrazione contro Ankara.

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