Sono 109 gli arresti di boss mafiosi e altri affiliati ai clan locali tra Bari e la provincia di Barletta Andria Trani dopo gli accertamenti delle forze dell’ordine secondo cui questi percepivano il reddito di cittadinanza senza averne il diritto. Secondo la Guardia di Finanza, gli accusati hanno ricevuto complessivamente 900mila euro. L’inchiesta, chiamata ‘Veritas’, è stata condotta dalla polizia economico-finanziaria e dai Carabinieri delle due province in tandem con le direzioni provinciali dell’Inps.

I controlli sono stati effettuati su tutti i pregiudicati che avevano già una sentenza non più impugnabile per ‘416 bis’, l’associazione di tipo mafioso, o per altri reati come traffico di droga o estorsione, con un’aggravante simile. Gli inquirenti hanno poi incrociato i risultati con le banche dati della Guardia di Finanza. Gli ultimi accertamenti risalgono a tre mesi fa: durante le ricerche il numero degli indagati è arrivato a superare i cento. “Dalle verifiche è emerso che 37 dei 109 hanno richiesto il reddito di cittadinanza in prima persona, pur essendo stati condannati in via definitiva nei 10 anni precedenti – hanno spiegato a LaPresse gli investigatori – In altri 72 casi, invece, ci sono richiedenti che hanno omesso di dichiarare la presenza di un condannato nel loro nucleo familiare o di un soggetto convivente in stato detentivo, come marito o figli”.

Nel registro degli indagati figurano anche figure di primo piano dei clan baresi Capriati, Parisi, Mercante, Strisciuglio, Telegrafo e Diomede e dei gruppi mafiosi della Bat, come i Cannito-Lattanzio. I conti bancari degli accusati sono stati già sequestrati, in quanto contenenti i proventi del reato, così come le carte postamat Rdc usate per ottenere il sussidio. Gli esiti delle indagini sono stati comunicati agli uffici Inps che metteranno in atto la decadenza o la revoca dei benefici e recupereranno gli importi percepiti in maniera illecita.

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