Nel day after delle Amministrative siciliane sono in tanti a tirare il voto dalla propria parte. Mentre il leghista Nino Minardo si dice “molto soddisfatto”, Gianfranco Micciché annuncia perfino di avere fatto colazione con lo champagne. A regalare alcune certezze sono soltanto i numeri. Intanto il dato sui 13 comuni sopra i 15 mila abitanti: in tre di questi il risultato è stato definito al primo turno, uno è andato all’asse composto da Pd e dai 5 stelle, un altro ai 5 stelle in solitaria, il terzo al centrodestra. Sono invece otto i comuni che voteranno al secondo turno il 24 e 25 ottobre: di questi, quattro sono sfide tra il centrosinistra e il polo opposto, mentre 4 sono scontri tutti interni al centrodestra. A riprova di un’estrema frattura nella coalizione che governa la Regione Siciliana. Il centrodestra si è presentato alle urne in modo compatto solo in una città, Caltagirone: ha perso al primo turno contro un candidato sostenuto dall’asse giallorosso. L’esito elettorale, a livello di liste, si fa segnalare per le percentuali raggiunte dai 5 stelle: sempre sopra la soglia di sbarramento, si può dire che sull’isola il Movimento sia andato molto meglio che altrove. Anche l’asse con il Pd risulta vincente: perde, infatti, solo ad Adrano teatro di un feroce scontro tra centristi vicini alla Lega – cioè Raffaele Lombardo, che con il partito di Salvini aveva lanciato una federazione – e Luca Sammartino che assieme alla compagna Valeria Sudano è passata da Italia Viva alla Lega lo scorso luglio. I giallorossi conquistano, invece, il ballottaggio a San Cataldo, roccaforte del deputato leghista Alessandro Pagano che sosteneva Claudio Vassallo, il candidato su cui hanno puntato Lega e Fdi, che però non solo fallisce la vittoria al primo turno ma arriva addirittura secondo col 19,62%, contro il 24,85 di Gioacchino Comparato, sostenuto da dem e 5 stelle.

Pochi dubbi sul risultato del Partito democratico che vince con la sinistra o in asse con i Cinquestelle, mentre perde ad Alcamo contro i pentastellati, alleandosi, invece, con Udc e Italia Viva. I dem addirittura scompaiono a Noto, dove si erano presentati alleati con Forza Italia: hanno preso lo 0,66% di voti di lista, che è probabilmente il nuovo record negativo nazionale. Torna in gioco anche Totò Cuffaro: l’ex governatore, dopo aver scontato la condanna per favoreggiamento alla mafia, ha riportato in auge la Democrazia cristiana. Una lista con l’indimenticato scudo crociato nel simbolo che arriva a sfiorare il pareggio col il movimento del governatore Nello Musumeci, Diventerà Bellissima: a Favara, dove Db è il primo partito col 10,43%, la Dc prende il 10,26 per cento. Ma il nuovo vecchio scudo crociato di Cuffaro non va male neanche negli altri centri in cui aveva presentato il simbolo: a Caltagirone incassa il 5,81, a Giarre il 5,45, piazzandosi sopra Forza Italia che qui ha ben poco da festeggiare a Champagne. La Dc resta sotto la soglia del 5 per cento soltanto a San Cataldo, ottenendo il 4,73. Non a caso il redivivo Cuffaro si lancia in dichiarazioni trionfali: “La Democrazia Cristiana oggi è tornata nelle istituzioni siciliane e ritorna nei comuni di Favara, Caltagirone e Giarre. Rappresenteremo con i nostri consiglieri comunali la voce cittadina, garantendo sempre il massimo rigore morale”, dice l’ex governatore. Mentre dal movimento di Musumeci possono vantarsi solo del risultato di Favara: “Siamo il primo partito”, dice la consigliera regionale Giusi Savarino. Fuori dalla città in provincia di Agrigento, però, il risultato della sua lista sembra escludere una suona nuova candidatura di Musumeci alle regionali del 2022.

Resta, invece, sotto la soglia del 5 per cento, in tre comuni, il partito di Giorgia Meloni: Porto Empedocle, Caltagirone e San Cataldo. Fratelli d’Italia non riesce a vincere al primo turno a Vittoria, dove la stessa Meloni è andata a sostenere il suo candidato Salvo Sallemi, che resta dietro, di quasi dieci punti, al candidato del Pd e della sinistra, Francesco Aiello. Le tante fratture nella coalizione del centrodestra danno in Sicilia una brusca frenata al crescente consenso che Fratelli d’Italia ha nel resto del Paese. Mentre la Lega ha presentato il simbolo solo in tre comuni, viaggiando al filo della soglia di sbarramento: a Favara col 4,13 per cento, a Vittoria col 5,51 e ad Alcamo col 5,97. Vanno meglio le liste vicine al partito di Salvini ma senza il simbolo del Carroccio. Ad esultare nel day after siciliano è, infatti, anche Luca Sammartino – neo acquisto dei leghisti, che lo hanno strappato a Matteo Renzi – che parla di “un grande risultato”: ha incassato il ballottaggio ad Adrano del suo candidato, Carmelo Pellegriti (39,14), che ha staccato di dieci punti lo sfidante Fabio Mancuso (29,01), sostenuto da Raffaele Lombardo. Un braccio di ferro tra leghisti in salsa sicula quello tra i due catanesi. Ad esultare è Sammartino, che con la sua lista “il Qaudrifoglio” porta a casa ad Adrano l’11,74 per cento, a Giarre il 7,98 e a Caltagirone il 6,01. Lombardo, invece, riconquista con Pippo Greco la sua Grammichele, strappandola ai 5 stelle. La lista dell’ormai ex sindaco – che inglobava i simboli di Pd e M5s – supera i 31 punti percentuali ma non riesce a regalare la riconferma a Giuseppe Purpura. Nonostante tutto, a bocce ferme si consolida il dato che vede il M5s ancora stabile in Sicilia, con percentuali superiori da quelle ottenute nelle grandi città nel resto d’Italia, la scorsa settimana. Con la sola esclusione di Adrano, dove il Movimento prende il 2,53, nel resto dei Comuni viaggia sempre sopra la soglia del 5 per cento: 7,74 a Vittoria, 5,93 a Lentini,7,10 a Caltagirone, 9,88 ad Alcamo, 5,47 a Porto Empedocle, 5,69 a Ramacca. Questo solo considerando i Comuni in cui presentava il simbolo. E senza conteggiare eventuale liste civiche di area 5 stelle: nella città in provincia di Trapani, dove Domenico Surdi è il primo sindaco dei 5 stelle a ottenere la rielezione, la lista col nome del primo cittadino sfiora i 12 punti percentuali.

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