di Paolo Di Falco

Sono appena terminate le tornate amministrative di quest’anno e non intendo aggiungere altre parole su vinti o vincitori perché ne sono già state spese davvero tante da commentatori autorevoli e da commentatori dell’ultima ora che, appena riposta la loro laurea in virologia, hanno cominciato a postare sulle loro bacheche un vasto repentaglio di tesi complottiste per spiegare la sconfitta del centrodestra nelle città più importanti in cui si votava, da Torino a Roma.

Un elemento che però è risuonato nelle ultime ore e di cui si continuerà a parlare è l’astensionismo. Se da una parte per il segretario della Lega l’astensionismo è dovuto “alla campagna surreale passata negli ultimi sette giorni a inseguire fascisti che ci sono solo nei libri di storia”, dall’altra parte Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia ne individua le due cause principali: “Una politica che, con i suoi continui giochi di palazzo, ha sostanzialmente mortificato reiteratamente la volontà popolare facendo credere a troppi cittadini che votare non fosse necessario e questo è qualcosa di cui Fratelli d’Italia non è responsabile” e poi “questa campagna elettorale che la sinistra ha trasformato in una specie di lotta nel fango; cioè la tattica utilizzata era quella di criminalizzare l’avversario, demonizzare l’opposizione, cercare di rendere impresentabile l’altro, ritirare fuori slogan anni ’70, spaventare i cittadini con teoremi inesistenti. E questo ha allontanato tantissimi elettori normali”.

Adesso, a voler essere onesti, è proprio l’opposto e vi spiego il perché. Per quanto riguarda il riferimento “alla politica dei giochi di palazzo” bisogna sottolineare come la politica – quella vera, intesa come essenza di una democrazia come la nostra – si esercita all’interno del Parlamento e non nei mercati rionali o nelle piazze mezze piene. Parlamento che presuppone come meccanismo fondamentale la partecipazione degli eletti: adesso, perché l’onorevole Giorgia Meloni ha il 61.74% di assenze in Parlamento? Non vorrà prendere parte alle decisioni del “palazzo”? Tra l’altro, l’on. Meloni potrebbe un attimo fermarsi a spiegare quali sono stati questi “famosi giochi” che hanno fatto credere ai cittadini che votare non fosse necessario?

Anche se non frequenta molto il Parlamento non risulta alle cronache nessun appello ai cittadini per spingerli a non andare a votare. Come se non bastasse, l’astensionismo sarebbe anche il frutto di una campagna elettorale che, specialmente nell’ultima settimana, ha spaventato i cittadini. La teoria originale sostenuta dalla Meloni, quindi, sarebbe quella dei cittadini spaventati per i movimenti neofascisti vicini alla Lega e a Fratelli d’Italia (così come ha dimostrato l’inchiesta di Fanpage), casualmente elettori di destra, che non si sono recati a votare e hanno preferito disertare le urne per far vincere il centrosinistra.

Davvero un bel teorema; però, adesso, torniamo seri: in realtà alcuni candidati del centrodestra “non sono stati resi impresentabili” ma lo erano già di per sé. Qualche esempio? Il candidato della destra a Milano, Luca Bernardo, girava armato anche in ospedale, quello di Roma invece, Enrico Michetti, si è sottratto per tutta l’estate ai confronti con gli altri candidati e, nei pochi in cui è stato presente, non ha mai parlato delle sue soluzioni per risolvere le problematiche di Roma preferendo vagheggiare la grandezza dell’Antica Roma. Tra l’altro, a poche settimane dal voto, il suo programma elettorale non era neanche visibile online però, certo, poi è sempre “la campagna elettorale della sinistra” che li ha resi impresentabili.

Tra l’altro, sia Matteo Salvini che la Meloni fanno un riferimento implicito all’assalto della Cgil di matrice fascista. Questo evento per loro è stato in parte responsabile della sconfitta del centrodestra, considerando anche la grande partecipazione alla manifestazione contro ogni forma di fascismo di sabato scorso. Piccola domanda: dato che entrambi hanno condannato le violenze pur non riconoscendone la matrice, perché non sono scesi in piazza a dare il loro sostegno? Non sarebbe stato un segnale chiaro per il loro elettorato? Capirete da soli come le cause dell’astensionismo non sono legate alle loro motivazioni.

Possiamo dire che al clima di sfiducia generale, che probabilmente ha portato molte persone a non recarsi alle urne, hanno contribuito anche loro attraverso i loro candidati, le mezze condanne delle violenze e, in generale, l’eterna propaganda. Se, come dicono, in questa campagna elettorale non c’è stato spazio per parlare delle problematiche delle varie città (cosa tra l’altro non vera) è anche colpa loro che hanno preferito distogliere l’attenzione teorizzando complotti inesistenti in modo da accrescere la sfiducia collettiva verso una politica che pensa solamente per sé, che cerca il favore popolare proponendo candidati non adatti e che preferisce non chiamare il fascismo con il suo nome perché anche i voti dei fascisti fanno sempre comodo.

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