Mi innamorai di Giovanni Falcone”. Ilda Boccassini confessa. Nell’autobiografia La stanza numero 30 (Feltrinelli) l’ex procuratrice aggiunta del tribunale di Milano, nota per le indagini contro la criminalità organizzata, Mani Pulite, e il processo Ruby con imputato Silvio Berlusconi, ricorda la relazione particolare intessuta con il magistrato palermitano ucciso dalla mafia nel maggio del 1992 a Capaci.

“Cosa avrebbe riservato il destino a me e Giovanni se non fosse morto così precocemente?”. Boccassini conobbe il giudice istruttore Falcone negli anni ’80 e lavorò con lui nell’inchiesta Duomo Connection, ovvero sulle infiltrazioni mafiose a Milano negli anni ottanta. “Comunque è un figo”, scrive la Boccassini del primo incontro con Falcone. Poi descrive il suo “innamoramento”: “Non si trattò dei sentimenti classici con cui siamo abituati a fare i conti nel corso della vita. Il mio sentimento era altro e più profondo, non prevedeva una condizione di vita quotidiana (…) ero innamorata della sua anima, della sua passione, della sua battaglia che capivo essere più importante di tutto il resto”.

Boccassini ricorda: “Non potevo condividere con lui un cinema o una gita in barca pur desiderandolo, ma non ero gelosa della sua sfera privata, né poteva vacillare la mia. Temevo che quel sentimento potesse travolgermi. E così in effetti sarebbe stato, perché l’hanno ucciso”. L’ex pm milanese rievoca un bagno nel mare all’Addaura nell’estate del 1990 con Falcone che la invita a tuffarsi e la prende per mano. Poi ci sono i viaggi di lavoro insieme come quello in Argentina nel 1991 per interrogare il boss Fidanzati, quando sull’aereo rimase abbracciata per ore a Falcone ascoltando sul walkman una cassetta di Gianna Nannini. Infine gli apprezzamenti di Falcone alla giovane collega: “A Giovanni piacevano molto i miei riccioli, quante volte mi ha detto che i miei occhi erano bellissimi”.

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