Sembra essere ritornata finalmente la serenità tra Fabrizio Corona e Nina Moric. Dopo l’ultimo anno turbolento, l’equilibrio ritrovato della coppia è stato immortalato nell’ultimo numero di Chi. Insieme a loro anche il figlio Carlos che, diplomatosi all’Istituto Gonzaga di Milano, è in procinto di iniziare il percorso universitario a Milano. Un equilibrio ritrovato tra i genitori che fa sperare il figlio: “Vorrei che tornassero assieme, per me sarebbe un sogno”. A soffrire di più, nella famiglia ritrovata, è stato indubbiamente Carlos che “è stato male”, come ha fatto sapere il padre. “Ha avuto un periodo… Prima è stato in una clinica di Milano, è uscito, stava bene, poi meno. Allora la mamma lo ha portato in Croazia. Nina ha dei parenti lì, fra cui un medico. Poi però ci ha litigato”. Mentre accadeva ciò, l’ex re dei paparazzi era ancora in galera a scontare la sua pena. “Quando sono uscito non sapevo neanche dove fosse mio figlio di preciso. È stato Carlos a farsi sentire, stava ancora male. Aveva delle ossessioni nei confronti di cose e persone. Nina ha deciso di portarlo in Svizzera e mi sono arrabbiato da morire”. “In realtà mi sono fissato un po’ con questa ragazza, la vedevo dappertutto” ha spiegato il ragazzo, aggiungendo: “Se per noi giovani quest’anno di pandemia è stato difficile, per me lo è stato ancora di più”.

“Sto bene” ha poi rassicurato il diciottenne che ha superato questo momento critico della sua vita e si ritiene molto sereno in vista anche delle nuove avventure di studio che lo attendono a breve. “Devo ammettere che in Svizzera gli hanno ridato la felicità. Quando l’ho visto sorridere ho fatto pace con Nina. Ora sta con me durante il giorno e la sera va da lei”, conferma Corona che ha fatto parlare di sé anche nella puntata di Non è l’Arena di mercoledì 6 ottobre. L’ex re dei paparazzi legge il suo memoriale in studio sulla drammatica vicenda che lo ha visto protagonista qualche mese fa, ricoverato in un ospedale psichiatrico dopo l’arresto e la resistenza agli agenti che erano andati a prelevarlo a casa. Mentre Giletti e tutti gli altri ospiti restano in silenzio, Corona inizia la lettura del suo racconto: “Chiedo di poter fumare in bagno, mi danno l’accendino. Sono controllato da tre uomini della scorta. Mi siedo sul water a torso nudo, con i pantaloni tirati su. Vedo sul mio braccio destro la ferita del giorno prima: due punti di sutura che mi sono fatto pugnalandomi con una penna bic. La guardo, fumo, e scatta qualcosa nel mio cervello. Trovo dei legnetti e provo a scavare nella ferita, ma sono leggeri e si rompono. Sono da solo in un cesso schifoso circondato dalle urla di povera gente disgraziata. Mi avvicino con la bocca alla ferita, spingendo sempre di più afferro i punti con i denti, li tiro, si rompono, schizza il sangue ovunque. Sulla bocca, sugli occhi, sul petto. Sento uno strano sapore, mi piace. Sono convinto che dentro la ferita ci siano pezzi di vetro dell’ambulanza rotta, è notte e come un cannibale mordo tutto pelle, fili, punti, carne. Sono incontenibile e senza freni. Si apre la porta e cinque infermieri vedono Corona tutto sporco di sangue. C’è chi urla, chi piange, chi mi abbraccia. Io guardo il vuoto: sono uno psicopatico in un ospedale psichiatrico“.

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