Questa settimana in Italia e in tanti altri paesi del mondo si celebra la “Settimana dell’Allattamento” il cui tema è ‘Proteggere l’Allattamento: una Responsabilità da Condividere’. L’iniziativa è promossa dalla World Alliance for Breastfeeding Action (WABA), dall’Unicef e dalla World Health Organization (WHO) per sensibilizzare l’opinione pubblica sull’importanza e il valore dell’allattamento al seno nei primi sei mesi di vita.

Il latte materno è l’alimento naturale per eccellenza, l’unico che nutre il bambino nei primi mesi di vita in modo completo proteggendolo da infezioni, che al contrario possono essere più frequenti nei bambini allattati con formulazioni artificiali. Il colostro, il liquido secreto negli ultimi giorni prima del parto e, successivamente, il latte trasmettono al bambino tre tipologie di protezione: quella cellulare, attraverso i leucociti (globuli bianchi) che difendono dalle infezioni; quella immunologica, grazie alla quale gli anticorpi materni (immunoglobuline) sviluppati attraverso vaccinazioni o infezioni passano dalla madre al bambino e suppliscono alla mancata produzione autonoma del lattante nelle prime settimane di vita; quella biologica, attraverso la trasmissione di lattotrasferrina, lisozima e vitamine B, K e D che consentono al bambino di crescere e di ottimizzare i meccanismi di difesa immunitaria.

L’allattamento al seno è inoltre un fattore protettivo anche per la madre poiché riduce il rischio di alcune forme di tumore al seno, all’endometrio e all’ovaio, aiutando la donna anche a perdere il peso accumulato durante la gravidanza. Preservare la funzione dell’allattamento è un requisito fondamentale anche nella pianificazione delle procedure di chirurgia plastica mammaria.

Le giovani donne affette da ipertrofia mammaria vivono spesso nel dilemma tra il voler ridurre il proprio seno per eliminare i sintomi quali il dolore cervicale e la rachialgia, e il voler preservare la funzione di allattamento delle mammelle. Quando si vuole affrontare un intervento di Mastoplastica Riduttiva è importante, però, sapere che ci sono diverse tecniche e occorre chiedere al chirurgo se, durante la riduzione del seno, l’areola e il capezzolo vengono rimossi completamente e riposizionati oppure soltanto spostati su un cosiddetto “peduncolo”. Solo nel secondo caso i dotti galattofori restano integri, la donna rimane in grado di allattare anche dopo l’intervento e si mantiene integra, o in alcuni casi migliora, anche la sensibilità del capezzolo.

Preservare la funzionalità delle mammelle è dunque fondamentale nella chirurgia senologica, anche perché il contatto fisico tra il bimbo e la sua mamma durante l’allattamento costituisce l’inizio della loro relazione e rafforza il loro legame proprio attraverso l’espletamento del principale bisogno biologico per la vita, la nutrizione.

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