Chi possiede immobili di pregio nei centri storici può tirare un sospiro di sollievo: non dovrà pagare tasse commisurate al valore delle sue seconde e terze case. Mentre chi paga troppo rispetto al valore di mercato si metta l’animo in pace: non cambierà nulla. Perché la riforma del catasto si farà, annuncia Mario Draghi, ma solo per “andare a fondo al problema” che “l’Italia geografica è più grande dell’Italia catastale”. Insomma: l’obiettivo sarà far emergere gli immobili cosiddetti fantasma, quelli non accatastati nonostante siano ovviamente ben visibili all’occhio (e al satellite). Per gli altri “il governo si impegna a non cambiare assolutamente il carico fiscale: nessuno pagherà di più e nessuno pagherà di meno“. E’ questo, dunque, il punto di caduta di settimane di polemiche da parte di tutto il centrodestra contro il temuto “aumento delle tasse”, a cui si è accodato anche il Movimento 5 Stelle. Solo un’operazione di trasparenza, senza impatto sul gettito e sulla sua composizione.

Cosa cambierà dunque? Fondamentalmente lo Stato farà di più per contrastare il fenomeno delle case fantasma, che stando a una ricognizione fatta dieci anni fa dall’Agenzia del territorio con un sistema di fotoidentificazione aerea sono più di 2 milioni. In aggiunta – ma i tempi saranno lunghi – verranno aggiornate le rendite catastali per le quali oggi viene moltiplicata la grandezza espressa in vani. Ora “si prende un numero di non so quanti anni fa (inizio anni 90, ndr), si moltiplica per 160 e si ottiene un importo. Perché 160? E’ un altro numero che non ha nessun senso“, ha spiegato Draghi in conferenza stampa dopo il cdm. Ma questo aggiornamento non avrà effetti: “Tutti pagheranno la stessa cosa quanto prima”. Nessuna intenzione, insomma, di spostare l’imposizione dal lavoro alla rendita per spingere la crescita, come raccomandato da tempo dall’Ocse e dalla Ue.

Sfuma, così, anche l’auspicio arrivato dalla sottosegretaria al Tesoro Maria Cecilia Guerra (Leu) che solo ieri ha fatto notare come appaia necessario perlomeno un intervento per distribuire meglio le tasse tra chi possiede una casa che negli anni ha perso valore e chi, al contrario, ha visto lievitare il prezzo di mercato della propria abitazione. “L’aggiornamento degli estimi catastali, indicato nel Pnrr, è una questione di razionalità ed equità dell’imposta. Il catasto non viene aggiornato da trent’anni. Chi ha una casa nel centro storico di una grande città, che è stata ristrutturata e raggiunta dai servizi, si troverà probabilmente a pagare di più”, ripete oggi Guerra intervistata dal Corriere. “Chi ha un immobile in un’area interna che ha subìto una caduta di valore, giustamente dovrà pagare meno”. E invece non succederà: le tasse rimarranno invariate, promette il premier. Scontata la garanzia che la prima casa resterà esente: “Il governo non si prepara a tassarla, c’è anzi un’esclusione esplicita su questo punto”.

La stretta limitata alle case fantasma sarà inserita nella delega fiscale che arriverà in consiglio dei ministri la settimana prossima, dopo le elezioni amministrative come chiesto dai partiti. Nessuna sorpresa in arrivo, neanche da qui, sul fronte di eventuali aumenti delle tasse per chi ha di più: il governo procederà sulla base della relazione approvata dal Parlamento in estate, che non cita nemmeno la proposta del segretario Pd Enrico Letta di aumentare la tassa di successione sui patrimoni oltre i 5 milioni di euro. Né fa cenno al dibattito globale sulla necessità di interventi fiscali per ridurre le disuguaglianze aumentate dal Covid. Lì, va detto, non si parla nemmeno di catasto. Così il solo fatto che Draghi l’abbia nominato basta alla leader di Fratelli d’Italia Giorgia Meloni per commentare che “il presidente del Consiglio si allinea al Pd e alla sinistra e annuncia che il Governo interverrà per rivedere le rendite catastali. Rassicurazioni e smentite non bastano e non fanno stare tranquilli i cittadini: il rischio che l’Esecutivo si prepari ad alzare le tasse sulla casa e sulle famiglie è altissimo”.

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