Gli extra profitti a noi, le bollette a voi. È questa in sintesi la replica delle piccole e medie imprese di energia e petrolio riunite in Assopetroli – Assoenergia, all’ipotesi di fornire un contributo per alleviare il peso del caro, sul modello di quello che sta invece facendo la Spagna. Ipotesi che, peraltro, nessuno a palazzo Chigi sembra prendere minimamente prendere in considerazione. Il decreto varato ieri dal governo, che interviene in modo piuttosto blando sulle super bollette, non ne fa menzione. I soldi per finanziare gli sgravi vengono invece attinti in parte (700 milioni) dai proventi delle aste per i diritti di emissione di Co2. Il resto proviene da “trasferimenti”. Dare con una mano e riprendere con l’altra insomma. All’ipotesi di un contributo delle imprese che guadagnano di più con i prezzi alti, non accenna la relazione del presidente di Arera (Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) Stefano Besseghini che questa mattina ha presentato alla Camera la relazione annuale.

A riportare la posizione di Assopetroli-Assoenergia è Alessandro Runci dell’associazione ambientalista ReCommon. Ieri sera Runci ieri ha pubblicato su twitter la replica ricevuta delle aziende. L’associazione si è mossa dopo che il parlamentare del Movimento 5 Stelle Davide Crippa ha sottoposto alla Camera una mozione in cui si chiedeva di “Usare nell’immediato ancora il gettito delle aste Co2 per calmierare gli aumenti delle bollette, ma valutare anche tagli dell’Iva sopra una certa soglia di prezzi all’ingrosso, estendere tutele per clienti fragili e creare un vero e proprio fondo sul modello spagnolo per tamponare i rincari, finanziato dalle imprese di petrolio e gas e dalle aste Co2″. Secondo Assopetroli il fondo potrebbe però presentare profili di incostituzionalità. Le aziende affermano in ogni caso di non essere disposte ad accettare nessuna forma di tassazione e invitano il governo a raccogliere fondi prelevandoli dai produttori di energia rinnovabile.

Secondo una stima del presidente di Nomisma energia Davide Tabarelli, con i prezzi attuali di gas ed energia, il solo utilizzo degli impianti idroelettrici (che sono assegnati in concessione dallo Stato) garantirà quest’anno ai grossi produttori che operano in Italia profitti aggiuntuvi per 4 miliardi di euro. Si tratta per lo più di centrali gestite da Enel (partecipata dal Tesoro), A2a (controllata al 50% dai comuni di Milano e Brescia) ed Edison che fa capo alla francese Edf.

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