Anche il Senato ha approvato la fiducia sui due articoli della riforma Cartabia che riforma il processo penale: il primo definisce i contorni della delega al governo che dovrà poi legiferare in materia, mentre il secondo modifica direttamente il codice penale e quello di procedura penale. Nel primo voto ci sono stati 208 Sì e 28 No, mentre nel secondo 200 Sì e 27 No.Il voto finale sul provvedimento si svolgerà domani mattina 23 settembre.

In totale sono risultati assenti una cinquantina di senatori della maggioranza, molti dei quali risultano in missione. Dalla lettura dei tabulati emerge che in M5s erano assenti, ma non in missione il capogruppo Ettore Licheri, Laura Bottici e Antonella Campagna. Nella Lega tra gli assenti ingiustificati risultavano il leader Matteo Salvini, Rossellina Sbrana e Armando Siri, mentre 11 senatori sono in missione. Fi è il gruppo con il maggior numero di senatori che non hanno risposto all’appello nominale, 18; di questi 12 risultavano in missione, mentre erano assenti Antonio Barboni, Roberto Beradi, Luigi Cesaro, Stefania Craxi, Giuseppe Mangialavori e Marco Siclari. Tutti giustificati i tre assenti del Pd, mentre in Italia Viva tra gli assenti non giustificati emerge quello del leader Matteo Renzi (che è intervenuto ma non ha votato), assieme a quelli di Nadia Ginetti e al presidente della commissione Cultura Riccardo Nencini. Come nella prima fiducia anche nella seconda la capogruppo delle Autonomie Julia Unterberger era assente ingiustificata.

Dopo una lunga trattativa con il Movimento 5 stelle (con il leader Giuseppe Conte e l’ex ministro Alfonso Bonafede in prima fila), che a luglio scorso ha portato alla profonda modifica del testo già approvato in Consiglio dei ministri, dalla maggioranza di governo è arrivato il pieno sostegno alla riforma. Si tratta- per gran parte – di una legge delega, che il Governo dovrà attuare con uno o più decreti legislativi entro un anno dall’entrata in vigore. Il disegno di legge, voluto dalla ministra della Giustizia Marta Cartabiae già approvato dalla Camera prima della pausa estiva – introduce il controverso meccanismo dell’improcedibilità, per cui il processo si estingue alla scadenza di determinati termini di fase: due anni per l’Appello e uno per la Cassazione, prolungabili rispettivamente di un anno e di sei mesi per fascicoli di particolare complessità. Le proroghe possono essere concesse dal giudice all’infinito nei processi per particolari categorie di reati – mafia, terrorismo, violenze sessuali, traffico di stupefacenti – e per due volte nei processi per i reati ad aggravante mafiosa, disciplinati dall’articolo 416-bis.1 del codice penale. Per le impugnazioni proposte fino a fine 2024 è previsto un regime transitorio che allunga ulteriormente i termini base a tre anni (in Appello) e un anno e mezzo (in Cassazione). Proprio le proroghe, per evitare che il meccanismo di improcedibilità facesse saltare i processi, sono state ottenute dai 5 stelle (poi appoggiati anche dai dem) nelle scorse settimane dopo giorni di scontri e ultimatum al loro stesso governo.

Nonostante la mediazione raggiunta, i 5 stelle e il loro presidente Conte continuano ad avere un giudizio negativo sul provvedimento complessivo (tanto che Conte ha già annunciato di voler fare campagna per la sua abolizione). Tra le altre cose la riforma, attribuisce al Parlamento la facoltà di individuare “criteri generali” per garantire “l’efficace e uniforme esercizio dell’azione penale“, criteri che gli uffici di Procura dovranno recepire nei propri progetti organizzativi “al fine di selezionare le notizie di reato da trattare con precedenza rispetto alle altre”. Una previsione, quest’ultima, su cui si è espresso in modo nettamente critico il Consiglio superiore della magistratura: la norma, ha scritto l’organo nel parere licenziato lo scorso luglio, si pone in “possibile contrasto con l’attuale assetto dei rapporti tra i poteri dello Stato“, perché l’individuazione dei criteri “rispecchierà, inevitabilmente e fisiologicamente, le maggioranze politiche del momento”.

Ieri sera era arrivato il via libera al voto di fiducia sul maxiemendamento per la riforma della giustizia civile e nelle prossime ore Palazzo Madama si esprimerà (sempre tramite voto di fiducia) sul decreto Green pass bis. Si tratta di cinque voti di fiducia (il primo ieri alla Camera sulle nuove misure del passaporto verde) in circa 48 ore, senza che nessuno dalla maggioranza osi protestare. Così anche sulla Giustizia sono state pochissime le voci di dissenso che si sono espresse oggi. Ieri hanno protestato le uniche due forze di opposizione: Fratelli d’Italia e gli ex M5s di Alternativa c’è. Oggi tra i pochi interventi da segnalare c’è stato quello di Matteo Renzi: prima ha annunciato un intervento “sofferto” sul tema, poi si è limitato a ripetere le solite banalità su toghe e politica.

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