Palazzo Chigi: “Italia sarà parte civile nel processo” sulla strage di Crans-Montana: “Danno per le risorse mobilitate”
Dallo scontro diplomatico al quello giudiziario. Dopo le polemiche, il ritiro dell’ambasciato e il caso delle fatture c’è un nuovo capitolo tra Berna e Roma sul rogo del Constellation. “La Presidenza del Consiglio dei ministri, tramite l’Avvocatura Generale dello Stato, che a sua volta ha delegato uno studio legale elvetico, ha depositato l‘atto di costituzione di parte civile della Repubblica Italiana nel procedimento penale relativo all’incendio avvenuto a Crans-Montana tra il 31 dicembre 2025 e il 1° gennaio 2026. La decisione – viene spiegata in una nota- è motivata dal danno diretto arrecato al patrimonio dello Stato italiano a causa delle ingenti risorse mobilitate dal Servizio nazionale della Protezione civile per l’assistenza medica, psicologica e logistica ai connazionali coinvolti”.
“Sotto il profilo delle responsabilità, il documento di costituzione di parte civile evidenzia come il coinvolgimento delle autorità locali nella genesi dell’evento sia considerato estremamente verosimile, giustificando la ferma richiesta di ristoro contro tutti i soggetti civilmente responsabili“. Al momento nel registro degli indagati della procura di Sion sono iscritti i coniugi Jacques e Jessica Moretti, alcuni funzionari comunali e lo stesso sindaco di Cras-Montana per i mancati controlli di sicurezza del locale che nella notte di Capodanno si è trasformato in una trappola mortale per i ragazzi e le ragazze che stavano festeggiando il Capodanno. Per stessa ammissione del primo cittadino il Constellation – in cui le uscite di sicurezza mancavano o non erano segnalate – non aveva subito controlli negli ultimi cinque anni.
Intanto sulla strage è stata aperta una seconda inchiesta penale da parte della dalla Procura di Sion allo scopo di accertare la responsabilità dell’organizzazione che ha gestito l’intervento durante l’incendio. A distanza quindi di quattro mesi da devastante rogo in cui sono morte 41 giovani e oltre 100 sono rimasti gravemente feriti, gli inquirenti hanno ritenuto di verificare modalità e tempi della macchina dei soccorsi. A rendere nota la notizia è stato l’avvocato Fabrizio Ventimiglia – legale della famiglia di una ragazza rimasta ferita – che aveva denunciato alcune carenze nella gestione degli interventi. L’inchiesta punta lo sguardo sull’Organisation cantonale valaisanne des secours (Ocvs) sulla quale verranno cercati eventuali elementi di responsabilità riguardo il coordinamento dei soccorsi durante la prima e tragica notte del 2026.
La prima inchiesta quella sul disastro e l’incendio che ha visto le iscrizioni nel registro deli indagati della coppia titolare del locale, dei funzionari del comune e dello stesso sindaco, prosegue. Alle parti civili sono state messe a disposizioni i filmati delle telecamere di videosorveglianza all’interno del bar. Nelle immagini si vede Jessica Moretti accendere le candele che sono state l’innesco delle fiamme e poi scappare.
La nuova indagine complica ancora di più lo scontro diplomatico tra Berna e Roma sulla questione fatture. Qualche giorno fa infatti la Svizzera ha chiesto all’Italia il pagamento delle spese sostenute dall’Ospedale cantonale di Sion per feriti. Pagamenti che Roma – che nei momenti immediatamente successivi all’incendio ha inviato personale e persino un elicottero per i soccorsi – non intende effettuare. Richieste di che tra l’altro erano già stati “notificati” alle stesse famiglie attraverso l’invio di fatture: i conti da pagare per la degenza dei ragazzi vanno dai 17mila ai 66mila euro. L’Italia ha subito assunto una posizione netta, resa esplicita dell’ambasciatore a Berna Gian Lorenzo Cornado: “Non pagheremo né ora, né mai queste fatture, qualora arrivassero al ministero della Salute l’Italia le rimanderà indietro”. E per quanto riguarda la questione del trasporto dei feriti, l’ambasciatore aveva poi ricordato che era stata anche l’Italia ad aver mandato un elicottero nel Canton Vallese per portare le vittime all‘ospedale Niguarda di Milano: un intervento per cui nessuno ha pensato di chiedere un solo euro.